La ricerca: «i bambini italiani mangiano poco pesce»

Alessandro Biancardi

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ROMA. Una ricerca dell’Osservatorio Nutrizionale Grana Padano lancia l’allarme e spiega come la carenza di pesce possa penalizzare il lavoro scolastico.

ROMA. Una ricerca dell’Osservatorio Nutrizionale Grana Padano lancia l’allarme e spiega come la carenza di pesce possa penalizzare il lavoro scolastico.

La ricerca dell'Osservatorio Nutrizionale Grana Padano è stata condotta da medici pediatri e di famiglia, dietisti ed altri specialisti ed ha preso in esame le abitudini alimentari di 1400 bambini italiani della scuola primaria, di età compresa tra 6 e 10 anni, segnalando un basso consumo di pesce, oltre a un limitato apporto di frutta e verdura e uno scarso utilizzo di alimenti integrali.

I dati emersi dalla ricerca dell’Osservatorio indicano in media 1,3 porzioni di pesce consumati per settimana, mentre le linee guida della Sinu (Società Italiana Nutrizione Umana) raccomandano 2-3 porzioni di pesce per settimana nei bambini. Risulta quindi dalla ricerca che la deficienza di pesce si aggira tra il 35 e il 57%: si può quindi dire che mediamente il consumo di pesce è inferiore di circa il 50% alle quantità ritenute necessarie. Gli Omega3, come detto precedentemente, sono contenuti nel pesce (soprattutto nell’aringa, nel salmone e nello sgombro), ma anche in buone quantità nelle noci e nei legumi. Si sottolinea inoltre che il pesce surgelato conserva le stesse proprietà nutrizionali del pesce fresco.

Sono dati che dovrebbero far riflettere i genitori per cercare di equilibrare l’alimentazione dei bambini a casa e nelle mense scolastiche. Infatti, con la riapertura delle scuole i bambini dovranno iniziare a lavorare potendo disporre della giusta energia per tutta la mattinata, ma anche assumere i nutrienti che agevolano le funzioni del sistema nervoso e del cervello per far sì che, in generale, l’apprendimento, la memoria e l’attenzione possano essere utilizzati con la massima efficacia.

I grassi Omega3 contenuti nel pesce, e in particolare uno di essi, il Dha, aiutano i bambini di tutte le età ad affrontare meglio il lavoro scolastico perché migliorano la trasmissione neuronale, quindi la capacità delle cellule del cervello di connettersi e trasmettere informazioni tra loro. Non mangiare pesce a sufficienza, come emerge dallo studio dell’Osservatorio Nutrizionale, è quindi un “allarme” da tenere in considerazione.

«Possiamo parlare di una vera e propria criticità in merito al basso consumo di pesce dei bambini – osserva Michela Barichella, responsabile della Struttura di Dietetica e Nutrizione clinica ICP di Milano - tanto più in un Paese che ha 7 mila chilometri di costa, grandi tradizioni pescherecce, e ampia diffusione di pescherie e ristoranti di pesce sul territorio. Evidentemente si tratta di abitudini alimentari errate che derivano anche dal comportamento dei genitori. Nella maggioranza dei casi, il consumo di pesce dei bambini non arriva alle porzioni consigliate. Va ribadita, invece, la qualità nutrizionale e la ricchezza dei principi nutritivi del pesce, si pensi solo all’importanza dell’apporto di Omega-3, che ha un ruolo rilevante sulle funzioni cerebrali e sulla memoria a lungo termine».

 14/09/2011 9.42