Crisi economica e divorzi: 4 mila suicidi all'anno in Italia

Alessandro Biancardi

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ROMA. Tra le varie cause la crisi economica, che colpisce i lavoratori licenziati ma anche gli imprenditori falliti, e poi le crisi sentimentali, separazioni e divorzi.

Fatti che toccano tutti nel corso della vita ma i più fragili non reggono lo stress e il dolore, e questo si traduce nel drammatico dato di 4.000 suicidi ogni anno in Italia, dato che si teme potrebbe anche crescere nei prossimi anni.

Sono le valutazioni del professor Maurizio Pompili, responsabile del servizio Prevenzione del Suicidio dell'ospedale Sant'Andrea in occasione della Giornata mondiale per la prevenzione del suicidio. I dati sono allarmanti: nel mondo ogni anno si stimano un milione di morti per suicidio, un tasso di 14,5 ogni 100.000 abitanti, e in Italia negli ultimi 30 anni si registra un aumento continuo, con picchi a meta' degli anni '80 e a meta' dei '90.

Nel 2000 circa un milione di individui ha perso la vita a causa del suicidio, mentre un numero di individui variabile da 10 a 20 volte più grande ha tentato il suicidio. Ciò  rappresenta in media una morte per suicidio ogni 40 secondi ed un tentativo di suicidio ogni 3 secondi. Questo porta a concludere che muoiono più persone a causa del suicidio che per i conflitti armati di tutto il mondo e per gli incidenti automobilistici. In tutte le nazioni, il suicidio è attualmente tra le prime tre cause di morte nella fascia di età 15-34 anni; nel recente passato il fenomeno predominava tra gli anziani, ma ai nostri giorni è più allarmante tra i giovani, sia in termini assoluti che relativi, in un terzo delle nazioni. Questo dato rappresenta una perdita di vite umane più alta rispetto alla perdita di vite causata da guerre ed omicidi ogni anno; tre volte la perdita di vite umane registrata nella tragedia dello Tsunami nel sud-est dell’Asia nel dicembre del 2004; inoltre, ogni giorno muoiono a causa del suicidio l’equivalente delle vittime causate dall’attacco alle torri gemelle di New York l’11 settembre del 2001.

Tra le cause, spiega Pompili, «indubbiamente in questi ultimi due anni ha un ruolo cruciale la crisi economica, tra operai e impiegati licenziati e imprenditori in difficolta'. Ma poi contano molto le perdite relazionali: i lutti, e soprattutto separazioni e divorzi, sempre in crescita e non piu' surrogati dalla presenza della famiglia che in passato era un cuscinetto fondamentale per affrontare le difficolta'. Quindi tutto lascia pensare che il numero dei sucidi potrebbe aumentare negli anni prossimi».

E se ad avere tendenze suicide sono soprattutto i giovani maschi (un rapporto di 3 a 1 rispetto alle donne), con il nord est e la Sardegna zone statisticamente piu' a rischio del resto del paese, un particolare campanello d'allarme viene dai piu' piccoli: «Dal 1980 al 2007 - spiega Pompili, autore di una ricerca che tra le prime in Italia ha indagato sul fenomeno del suicidio infantile - abbiamo registrato 374 suicidi tra bambini dai 10 ai 14 anni. Un dato allarmante, su cui non si interviene e non si sa nulla». Contro il suicidio, avverte Pompili, «servono investimenti, che migliorino i servizi sul territorio che sono pochi e male organizzati».

Il centro romano ha come obiettivo principale quello di offrire un sostegno alle persone che vogliono tentare o hanno tentato in passato il suicidio, e a quelle che hanno perso un caro per suicidio.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità considera il suicidio come un problema complesso, non ascrivibile ad una sola causa o ad un motivo preciso. Sembra piuttosto derivare da una complessa interazione di fattori biologici, genetici, psicologici, sociali, culturali ed ambientali.

10/09/2011 12.02