Fecondazione: ideato metodo non invasivo per screening embrioni

Alessandro Biancardi

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STOCCOLMA. Un test non invasivo per accertare eventuali anomalie genetiche dell'embrione.

Lo hanno messo a punto ricercatori britannici della Oxford University, che hanno presentato l'innovativo screening embrionale al congresso Eshre sulla fecondazione assistita in corso a Stoccolma. L'attuale metodo comporta il prelevamento di cellule dallo stesso embrione, un metodo che gli esperti temono possa comportare dei rischi. Il nuovo test, invece, va a "pescare" tra le cellule che circondano l'uovo fecondato, che normalmente vengono gettate via. Il test, che non solo sarebbe meno invasivo ma anche piu' economico, e' in grado di individuare diverse alterazioni genetiche, a partire dalla sindrome di Down. "Nell'ovaio - spiega la coordinatrice dello studio, Elpida Fragouli - gli ovuli sono circondati da una 'nuvola' di minuscole cellule, conosciute come cellule del cumulo. Che sono regolarmente scartate durante un procedimento di fecondazione assistita, quindi e' semplice ottenerle per effettuare l'analisi". L'equipe ha esaminato cellule del cumulo da 26 donne sottoposte a screening genetico prima del trattamento. E le anomalie riscontrate sono coincise con quelle rilevate negli embrioni, segno che i due test si equivalgono. "E' interessante aver scoperto - spiegano i ricercatori - che molti geni sono coinvolti in funzioni cellulari vitali delle cellule del cumulo, come la segnalazione cellulare e la regolazione, la risposta ormonale e la morte cellulare, quindi queste cellule sono molto utili per far luce sulle origini genetiche della anomalia cromosomica".

07/07/2011 8.14