Depressione: colpito un italiano su 4, cure inefficaci in 60% casi

Alessandro Biancardi

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ROMA. Sono circa 60 milioni in Europa le persone colpite da depressione. Di questi, piu' della meta' soffre di una forma grave e invalidante.

In Italia, un adulto su quattro nel corso della vita e' interessato da un episodio di depressione maggiore, le donne piu' degli uomini (12,8% contro il 5,9%). Secondo l'Oms (Organizzazione mondiale della sanita') la malattia rappresentera' nel 2020 la seconda causa di disabilita' nel mondo, dopo le patologie cardiache.

Un problema serio che coinvolge famiglie e mondo del lavoro e non di facile soluzione: una persona depressa su 3 lo e' ancora dopo un anno, una su 10 deve continuare la terapia dopo 5 dal primo episodio, oltre la meta' avra' una ricaduta nell'arco della sua esistenza. La concomitanza di altre malattie croniche, come ipertensione, diabete e cancro, peggiora la qualita' di vita.

«Le terapie finora a disposizione - spiega il professor Giovanni Biggio, presidente della Societa' italiana di Neuro-psicofarmacologia (Sinpf) e del presidente del Congresso di Cagliari - non alleviano immediatamente i sintomi depressivi: il malato puo' avvertire prima gli effetti collaterali dei farmaci, come quelli gastrointestinali e sul sonno, ma anche disturbi della sfera sessuale e aumento di peso che spesso portano all'interruzione del trattamento».

 Per questo la ricerca e' orientata su approcci terapeutici innovativi, che offrano una risposta piu' rapida e piu' ampia.

«I bisogni di questi pazienti sono ancora lontani dall'essere soddisfatti - spiega il professor Claudio Mencacci, direttore del Dipartimento di Neuroscienze, A.O. Fatebenefratelli-Oftalmico-Melloni di Milano -. Basti pensare che i giorni lavorativi persi da un depresso sono 7 volte superiori rispetto a chi non lo e'. Inoltre, una recente indagine condotta dall'Osservatorio nazionale sulla salute della donna (Onda) ha messo in evidenza la scarsa fiducia delle donne verso i trattamenti della depressione: ben il 54% ritiene che la depressione sia addirittura piu' difficilmente curabile del tumore al seno».

«Tra le novita' dal Congresso di Cagliari - puntualizza il professor Biggio - la disponibilita' anche nel nostro paese di una molecola, agomelatina, capostipite di una nuova classe di antidepressivi». «La battaglia per combattere la depressione deve continuare - conclude il professor Eugenio Aguglia, presidente eletto della Societa' italiana di Psichiatria (Sip) - la disponibilita' anche in Italia di una nuova molecola e' positiva e importante per il clinico, anche se attualmente non rimborsabile dal sistema sanitario nazionale. Crediamo che vada fatto ogni sforzo comune perche' tutti i pazienti depressi abbiano uguale possibilita' di accesso alle cure migliori».

 L'aumento della depressione, insieme ad altri disturbi come gli attacchi di panico e le psicosi, costituiscono uno dei problemi con cui gli esperti si confrontano ogni giorno. Tra i principali argomenti al congresso di Neuropsicofarmacologia l'interazione gene-ambiente: oggi le acquisizioni scientifiche consentono di affermare che la patologia mentale puo' essere determinata gia' nella vita intrauterina.

«Sappiamo con certezza - spiega il professor Biggio - che se una donna durante la gravidanza abusa di alcol o di sostanze, viene maltrattata o subisce forti stress, il feto riceve segnali che modificano i geni coinvolti nello sviluppo del cervello: per questo nel nostro congresso parliamo di 'fenomeni epigenetici', cioe' come i geni dell'individuo vengano modificati non nella struttura ma nella funzione da input ambientali. Oggi finalmente abbiamo prove biologiche che l'ambiente esterno e' in grado di modificare i geni».  E i comportamenti e le abitudini dei giovani, in particolare la facilita' con cui si consumano droghe e alcol, suscitano allarme tra gli esperti, perche' aumentano la vulnerabilita' per i disturbi mentali". Tra questi la depressione in continuo aumento.

«Secondo i dati delle prescrizioni mediche, sono circa 4,2 milioni gli italiani in terapia farmacologica - avverte il professor Aguglia - ma di questi solo il 40% ottiene remissione dei sintomi, cioe' benefici sul tono dell'umore, sul sonno, l'appetito, l'interesse per la vita sociale. Uno dei motivi principali dell'insoddisfazione dei pazienti - continua Aguglia - e' il ritardo dell'efficacia delle terapie finora disponibili, che si avverte solo a 3-6 settimane di trattamento. Effetti collaterali come aumento di peso e problemi alla sfera sessuale possono indurre ad abbandonare le cure».

 I farmaci antidepressivi tradizionali infatti, agiscono aumentando la disponibilita' di monoamine (noradrenalina e serotonina) nel cervello. Le classi di farmaci oggi piu' frequentemente prescritte sono gli SSRI (inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina) e gli SNRI (inibitori della ricaptazione della serotonina e della noradrenalina).

«Caratteristica comune ai depressi e' anche un'alterazione dei ritmi circadiani, controllati da un 'orologio biologico' che ogni persona ha dentro di se', e che regola nell'arco della giornata l'umore, l'appetito e il sonno, la temperatura corporea e la produzione degli ormoni - spiega ancora Biggio -. I farmaci finora utilizzati non offrono un beneficio immediato dei sintomi depressivi e non agiscono sui ritmi circadiani».

 23/09/2010 13.29