Cirrosi epatica, con diagnosi precoce 68mila casi in meno

Alessandro Biancardi

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Redazione Pdn

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ROMA. Gli esperti concordano: soltanto con un potenziamento della capacita' di diagnosi precoce delle malattie epatiche, si potrebbero evitare, ogni anno, circa 68 mila casi di cirrosi, 4.100 casi di epatocarcinoma e gran parte dei trapianti di fegato, oggi eseguiti annualmente nel nostro Paese.

Di questo e molto altro si e' discusso oggi a Roma, al Policlinico Agostino Gemelli, nel corso del 'Primo Workshop Nazionale di Economia e Farmaci in Epatologia', un incontro fortemente voluto e coordinato da Antonio Gasbarrini e Americo Cicchetti, professori ordinari, rispettivamente, di Gastroenterologia e di Organizzazione Aziendale presso l'Universita' Cattolica. In Italia sono oltre 2 milioni, si stima, le persone con infezione da virus B e C e a questi casi vanno aggiunti quelli di soggetti affetti da epatopatia alcolica, le forme autoimmuni e quelle legate a disfunzioni metaboliche, in rapida crescita in relazione all'aumento delle problematiche legate all'obesita'. I dati Istat indicano oltre 11 mila decessi all'anno, a causa di cirrosi o tumore del fegato. Numeri che spaventano e forse infastidiscono, se si pensa che la maggior parte delle malattie epatiche sarebbero gestibili farmacologicamente, ma se non diagnosticate correttamente non possono essere trattate in maniera appropriata, spiegano i coordinatori dell'incontro. "A fronte di un costo annuo di 200 milioni di euro necessari ad individuare e trattare la popolazione italiana a rischio di 554.000 individui, si potrebbero evitare ogni anno circa 68 mila casi di cirrosi, 4.100 casi di epatocarcinoma e gran parte dei trapianti di fegato oggi eseguiti annualmente nel nostro Paese", ha spiegato Matteo Ruggeri, economista dell'Universita' Cattolica.

28/04/2011 20.14