RICERCA

Prevenzione malattie cardiovascolari, sperimentazione con 80 pazienti

Progetto di Asl e Università D’Annunzio

WhatsApp PdN 328 3290550

Reporter:

WhatsApp PdN 328 3290550

Letture:

376

Prevenzione malattie cardiovascolari, sperimentazione con 80 pazienti



CHIETI. Trovare il modo per fare funzionare davvero la prevenzione cardiovascolare basata sugli stili di vita: questo l’obiettivo ambizioso cui mira il Progetto DEMOS (Diet, Excercise and Motivation Study) che vede impegnati l’Università “Gabriele d’Annunzio” Chieti-Pescara e l’Ospedale “SS. Annunziata” di Chieti.

Lo studio prende avvio da dati di fatto: l’assenza di risultati immediati tangibili e la mancanza di motivazione individuale sono le principali cause che determinano il fallimento della prevenzione primaria incentrata su attività fisica e corretta alimentazione. Tali abitudini sono difficili da mantenere a lungo termine, specie se non si ha percezione di benefici immediati.

Di qui la necessità di mettere a punto un programma di riduzione dei fattori di rischio cardiovascolare, in una particolare categoria di soggetti predisposti alle malattie cardiovascolari, attraverso l’attuazione combinata di esercizio fisico e dieta, associati a un intervento di sostegno motivazionale e a strategie di counseling.


Il progetto prenderà avvio a maggio e nei giorni 23 e 24 aprile prossimi sarà presentato al pubblico. Il progetto, approvato dal Comitato di Etica dell’Università e della Asl, coinvolgerà, su base volontaria e gratuita, 80 soggetti con fattori di rischio cardiovascolare, selezionati sulla base di precise caratteristiche: eccesso di peso, o diabete tipo 2 non in trattamento con insulina, o ipertensione arteriosa, o alterazioni metaboliche di parametri quali trigliceridi e colesterolo. Il reclutamento è stato effettuato tra utenti che afferiscono agli ambulatori di Cardiologia e Diabetologia dell’ospedale di Chieti e al Centro universitario di Medicina dello Sport dell’Università. Hanno un’età compresa tra 40 e 60 anni e sono tutti di sesso maschile, per evitare l’interferenza delle variazioni ormonali sulla prestazione fisica.
La prima fase durerà tre mesi, durante i quali i soggetti coinvolti saranno divisi inizialmente in due gruppi uguali di 40 soggetti ciascuno; uno sarà trattato convenzionalmente, senza una supervisione specifica, ricevendo informazioni sugli stili di vita raccomandabili, indicazioni nutrizionali e dietetiche e accesso libero alla palestra Aska di Chieti.

L’altro gruppo, invece, sarà sottoposto a trattamenti intensivi sotto ogni profilo: il counseling dietetico sarà più stringente e l’attività fisica supervisionata in modo pressante per puntare dritti a risultati quali perdita di peso, miglioramento dei parametri lipidici e riduzione della pressione arteriosa. Ovviamente sarà interessante fare comparazioni con gli esiti del gruppo di controllo che ha seguito l’approccio soft.

Ma non finisce qui, perché mantenere nel tempo i risultati ottenuti e prolungare l’impegno di aderenza a stili di vita adeguati rappresentano la sfida successiva, in quanto molti programmi di prevenzione naufragano nel mantenimento dei risultati inizialmente acquisiti. Ecco, allora, la stretta ulteriore: il gruppo già sottoposto al controllo più drastico sarà ulteriormente suddiviso a metà, lasciando 20 soggetti liberi di gestirsi autonomamente; gli altri, invece, continueranno a essere seguiti attraverso un supporto motivazionale remoto, con messaggistica istantanea, per promuovere l’automonitoraggio di corrette abitudini alimentari e di esercizio fisico quotidiano.


«Abbiamo grandi aspettative verso questo progetto - mette in evidenza Raffaele De Caterina, responsabile della Cardiologia Universitaria dell’ospedale di Chieti e direttore della Cattedra di Cardiologia dell’Università - perché è noto che non basta educare i pazienti sull’importanza dei fattori di rischio e sulla necessità di adottare misure correttive. La vera sfida non è seguire per un periodo una dieta equilibrata o fare un po’ di attività fisica, ma adottare questi comportamenti e farne uno stile di vita permanente. Questo è il solo modo per ottenere risultati importanti e ridurre realmente il rischio cardiovascolare. Occorrono in questa fase forte determinazione e tanta motivazione e il nostro progetto fa leva proprio sulla possibilità di incentivare e far mantenere nel tempo tali aspetti mentali».

Lo studio si svolge in collaborazione con i medici di medicina generale, l’Arma dei Carabinieri, i servizi di Diabetologia e di Radiologia dell’ospedale di Chieti, la sezione di Psicologia sociale dell’Università, il Centro universitario di Medicina dello Sport, il Centro Aska salute di Chieti e il laboratorio di analisi Alto Sangro di Lanciano.