TRASPARENZA

Latte, scatta l’obbligo di indicare in etichetta l’origine  

Stop a scorte non 'geo-referenziate', anche per burro e yogurt

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Latte, scatta l’obbligo di indicare in etichetta l’origine  

 

 

 

ROMA. C'è latte e latte sugli scaffali di vendita. E da oggi il consumatore potrà scegliere quello di origine italiana, così come sarà "georeferenziata" l'origine 'made in Italy' di tutti i derivati del latte, dallo yogurt al burro fino ai formaggi generici, perché quelli a denominazione Dop sono già vincolati dal proprio disciplinare di produzione all'utilizzo di materie prime di territorio. "Scatta definitivamente - ricorda Coldiretti - l'obbligo di indicare in etichetta l'origine del latte e dei prodotti lattiero-caseari come burro, formaggi, yogurt. E' scaduto - precisa l'organizzazione agricola - il termine di 180 giorni per smaltire le scorte di confezioni con il sistema di etichettatura precedente all'entrata in vigore dal decreto sull'Indicazione dell'origine in etichetta della materia prima per il latte e i prodotti lattieri caseari. Era stato firmato a metà aprile dai ministri delle Politiche Agricole, alimentari e forestali Maurizio Martina e dello Sviluppo Economico Carlo Calenda". "Abbiamo voluto garantire la massima tutela e trasparenza per consumatori e produttori", ha detto all'ANSA il Ministro Maurizio Martina.

"Con l'indicazione obbligatoria dell'origine in etichetta - ha precisato - chi acquista può scegliere in modo informato e consapevole il Made in Italy. Continueremo a lavorare e spingere perché questo strumento si estenda a livello europeo, perché è una chiave decisiva per la competitività e la distintività dei modelli agricoli", ha aggiunto Martina. L'obbligo di indicazione di origine del latte o del latte usato come ingrediente nei prodotti lattiero-caseari, si applica, precisa la Coldiretti, al latte vaccino, ovicaprino, bufalino e di altra origine animale. Solo in Emilia-Romagna, ha sottolineato la Coldiretti regionale, questo obbligo "permette di "salvaguardare" 20.000 posti di lavoro e oltre 3 miliardi di ricchezza economica. In più significa evitare la chiusura delle 3.700 stalle".

Perplessità sono state invece espresse da Assolatte che, pur dichiarandosi "a favore della trasparenza nel mercato europeo e della corretta informazione di tutti i consumatori", considera il provvedimento italiano "una fuga in avanti che mette a dura prova la competitività delle aziende italiane e può confondere i consumatori". Il presidente di Assolatte, Giuseppe Ambrosi, ha sottolineato che "l'obbligo non si applica alle aziende degli altri Paesi, che possono perciò continuare a portare in Italia i loro prodotti senza dare alcuna indicazione". Insomma, per Assolatte, il costo a carico delle nostre imprese per le nuove etichette è certo, i vantaggi meno.