Tumore alla prostata, protesi di nuova generazione all'ospedale di Pescara

Alessandro Biancardi

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Redazione Pdn

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PESCARA. Dopo il cancro,  crisi di coppia per circa 3 milioni di italiani over 50 che dopo l’asportazione radicale della prostata (prostatectomia)  per tumore vogliono tornare ad amare e non si rassegnano all’impotenza.

Ora gli ultimi progressi terapeuti indicano, quando i farmaci stimolatori dell’erezione sono inefficaci, le protesi peniene come una valida soluzione per il ritorno all’amore.  «L'asportazione chirurgica completa della prostata», spiega il dottor Stefano Goldoni , andrologo e urologo, responsabile del Centro di Andrologia Chirurgica dell’ Ospedale Civile di Pescara, «è  l'unico intervento chirurgico in grado di curare e guarire il tumore. Ma nonostante i progressi delle tecniche laparoscopiche e robotiche, e la nerve sparing che 'risparmia' i nervi dell'erezione, causa impotenza in oltre il 70% dei pazienti operati. Questa conseguenza si verifica  perché i nervi dell’erezione che decorrono molto vicini alla prostata possono essere danneggiati durante l’intervento chirurgico. Le protesi peniene idrauliche di ultima generazione in grado di produrre un’erezione del tutto simile a quella fisiologica prevedono l’inserimento all’interno dei cilindri naturali del pene , i corpi cavernosi,  di due cilindri artificiali  collegati ad una pompa di controllo, a livello dello scroto, e ad un serbatoio contenente del liquido. L’uomo può così ottenere un’ erezione quando vuole  con la stessa sensibilità e capacità di orgasmo presenti prima dell’intervento premendo la pompetta posta sotto la pelle dello scroto tra i due testicoli. In questo modo il liquido contenuto nel serbatoio si trasferisce ai cilindri e il pene si indurisce. Premendo di nuovo il liquido passa dai cilindri al serbatoio e il pene ritorna in condizione di riposo.  Un altro spiacevole effetto collaterale dell’asportazione della prostata è la riduzione delle dimensioni del pene che si accorcia a 15 giorni dall’intervento di 1 cm e mezzo fino  superare i 2 cm a dopo un anno. Questo  problema è stato superato grazie alle ultime protesi AMS 700 che rispetto a quelle del passato in grado solo di ingrossare il pene  consentono oggi una perfetta erezione con un ingrossamento  e allungamento  del pene in grado di soddisfare pienamente l’uomo che può ritornare alla sua normale vita sessuale.Sebbene la protesi possa risolvere definitivamente l’impotenza post prostatectomia  molti uomini non ne conoscono l’esistenza. Troppo spesso infatti i medici non ne parlano ai pazienti, privandoli di una soluzione riconosciuta valida a livello mondiale. Stessa mancanza di informazione anche per i  400.000 italiani affetti da grave disfunzione erettile non legata a interventi alla prostata e che non risponde ai farmaci .Gli interventi totali di chirurgia protesica lo scorso anno sono stati solamente 1.200: solo lo 0.4% degli uomini con gravi problemi erettili ha dunque ricevuto un trattamento risolutivo, nonostante molti studi scientifici dimostrano che le protesi determinano un elevato grado di soddisfazione sia per il paziente che per la partner. L’impianto di protesi  peniene deve essere effettuato da specialisti andrologi in strutture idonee perché questo intervento, come tutta la chirurgia protesica, può comportare possibili complicanze. Riveste fondamentale importanza anche un appropriato counselling preoperatorio che coinvolga possibilmente anche la partner».

Il Centro di Andrologia Chirurgica delI’Ospedale Civile di Pescara, potenziato, nonostante le contrazioni dovute alla crisi e al terremoto, grazie alla sensibilità della asl 203 di Pescara, con l’acquisizione delle migliori opzioni terapeutiche , vanta circa 1500 visite andrologiche l’anno e 250  interventi chirurgia andrologica l’anno, è il principale  ospedale che effettua chirurgia genitale in Abruzzo  ed è centro di riferimento anche per altre regioni come Puglia, Molise e Marche.

18/04/2011 11.30