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Sicurezza alimentare, l’etichetta a semaforo dilaga in Europa ma non in Italia

Cresce allarme produttori. Coldiretti: «così bocciato 85% Dop»

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Sicurezza alimentare, l’etichetta a semaforo dilaga in Europa ma non in Italia



BRUXELLES. L'etichettatura degli alimenti 'a semaforo', con una scala di colori dal rosso al verde a indicare il contenuto di zuccheri, grassi e sale, si diffonde in Europa, ma l'Italia fa quadrato contro per effetto delle pressioni delle varie lobbies.

Dopo il semaforo a tre colori adottato dal Regno Unito nel 2013 e l'imminente arrivo della scala a 5 colori in Francia, anche il ministro della salute del governo federale belga, Maggie De Block, ha chiesto ai servizi della sua amministrazione di presentare "entro la fine dell'anno" proposte su sistemi di etichettatura nutrizionale "equivalenti" a quello usato in Francia. Insorge la filiera agroalimentare italiana.

Perché l'etichetta colorata "boccia quasi l'85% del Made in Italy a denominazione di origine (Dop), che la stessa Ue deve invece tutelare", attacca il presidente di Coldiretti Roberto Moncalvo.

Nel semaforo all'inglese, alcuni pilastri della dieta mediterranea, come l'olio d'oliva, sono penalizzati dal rosso, mentre alcune bibite gassate ottengono il verde.

"L'Unione Europea deve intervenire per impedire un sistema di etichettatura", ha attaccato Moncalvo, che finisce per penalizzare "alimenti sani e naturali, che da secoli sono presenti sulle tavole". Già nelle scorse settimane, il ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina, ha scritto all'Alto rappresentante Ue per gli Affari esteri, Federica Mogherini, al commissario per la salute, Vytenis Andriukaitis, e a quello per l'Agricoltura, Phil Hogan, per chiedere alla Commissione europea una posizione chiara e forte contro il semaforo.

Andriukaitis si è impegnato davanti al Parlamento europeo a produrre una valutazione di impatto che esaminerà "tutte le diverse forme esistenti" in Europa "di presentazione di informazioni nutrizionali", valutando anche l'effetto "sul mercato interno" e "se ci sia bisogno di ulteriore armonizzazione".



LA GIUNGLA EUROPA

Secondo le norme Ue, regimi di etichettatura nutrizionale come il semaforo possono essere adottati solo in modo volontario.

Una situazione che ha portato in Europa a una vera e propria jungla di interventi.


- Regno Unito. Ha un sistema a tre colori per visualizzare il tenore di grassi, sali e zuccheri per porzione di 100 grammi o millilitri. E' volontario sulla carta, ma nella pratica è adottato dal 98% della grande distribuzione d'Oltremanica.


- Francia. Parigi sta per adottare il NutriScore, una scala di cinque colori che vanno dal verde al rosso secondo parametri quali l'apporto calorico, il contenuto di zuccheri, grassi saturi e sale, per 100 grammi. L'etichetta è stata scelta tra quattro diverse tipologie, dopo una sperimentazione iniziata nel settembre 2016 e durata 10 settimane in 60 punti vendita di quattro regioni francesi. Secondo il governo di Parigi la NutriScore, che segnala anche la presenza di componenti "buoni" per la salute come frutta o legumi, si è rivelata più efficace a informare in modo equilibrato in consumatori.


- Belgio. Fonti del governo federale belga hanno manifestato interesse all'approccio francese. Nel mercato unico europeo esistono sistemi di etichettatura nutrizionale che non danno "cartellini rossi", ma si basano su una classificazione positiva, come l'etichetta "keyhole" in vigore nei Paesi scandinavi


- Svezia, Norvegia e Danimarca. La keyhole ha solo il verde, a indicare prodotti salutari, riconosciuti sulla base di precisi requisiti. A inizio marzo, sei multinazionali dell'agroalimentare hanno comunicato di aver incaricato un team di esperti di studiare un'etichetta "armonizzata a livello Ue" che intende utilizzare i colori per grassi, sali e zuccheri, ma non sulla base di quantità uguali per tutti gli alimenti, quanto sulle "porzioni di riferimento", sviluppate dall'industria alimentare Ue per ogni specifico prodotto.

Per alcuni nutrizionisti il sistema sarebbe troppo rigido.

Michele Carruba, direttore del Centro Obesità del dipartimento Farmacologia di Milano spiega che non ci sono cibi buoni o cibi cattivi, ma solo una corretta o scorretta alimentazione.

«La nutrizione sta tutta nell'equilibrio dei singoli pasti, nel bilanciamento tra carboidrati, grassi, proteine, frutta e verdura - spiega Carrubba -. Lo sapevano anche le nostre nonne, senza bisogno di tante ricerche scientifiche. La dieta mediterranea si è tramandata così, di madre in figlia, sulla base del buon senso e non del bilancino».