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Sanità. Parti d’urgenza dove capita… persino nel punto nascita tagliato

Effetti collaterali della spending review. La mamma e la piccola stanno bene

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Sanità. Parti d’urgenza dove capita… persino nel punto nascita tagliato

ATRI. Alla fine quello che in molti avevano ipotizzato a seguito della chiusura del punto nascita di Atri è accaduto.

Una donna arrivata all’ospedale ha partorito d’urgenza sebbene il presidio non sia più autorizzato: trasferirla al Mazzini di Teramo avrebbe infatti significato rischiare che la donna partorisse sull’ambulanza. E nessuno se l’è sentita di assumersi il rischio.

Ora che è accaduto bisognerà riflettere anche perché la famiglia vuole risposte chiare. E se non tutto fosse andato bene?

Per fortuna la piccola sta bene. Noemi, questo il nome scelto, 3 chili di peso, potrebbe presto diventare il simbolo di una battaglia mai sopita. Mamma Enrica, che vive a Pineto, si era recata all’ospedale di Pescara, in preda alle contrazioni.

Lì, dopo una notte di osservazione, hanno deciso che era meglio che tornasse a casa dal momento che mancava ancora tempo al parto. Una prassi consolidata che molte donne in procinto di partorire vivono. Credono che sia arrivato il momento giusto ma puntualmente vengono ‘rispedite’ indietro con l’invito a ripresentarsi quando le contrazioni sono ravvicinate.

Una volta a casa, però, la donna ha accusato delle perdite e ha deciso di correre in ospedale ad Atri. Lì i medici hanno deciso di intervenire allestendo in tutta fretta il reparto smantellato dalla politica ma fortunatamente ancora facilmente allestibile. Ad Atri è arrivato in tutta fretta, su un’ambulanza, anche il ginecologo Malvezzi che lavora al Mazzini di Teramo.

La bimba è nata senza problemi ed è stata poi trasferita, insieme alla mamma, al Mazzini.

E adesso? L’ex sindaco di Pineto, Luciano Monticelli, oggi consigliere regionale di maggioranza, parla di «notizia sconvolgente». Secondo lui pur trovandosi di fronte ad una sto storia a lieto fine, dovrebbe suonare la sveglia nelle orecchie di tutti i rappresentanti della classe dirigente della Regione, Luciano D’Alfonso in testa.

Monticelli si impegna a chiedere conto a chi di dovere non per i corridoi della Regione, «per via ufficiale».

Dall’analisi di quanto accaduto, comunque, un fatto appare incontestabile: l’Ostetricia del presidio atriano, un reparto che è si è voluto chiudere a tutti i costi interpretando la normativa sanitaria nel senso più restrittivo possibile, che è stato autorevolmente descritto come pleonastico e insicuro, ha dovuto riaprire in tutta fretta per far partorire una cittadina abruzzese. E il suo personale ha salvato brillantemente la situazione.

«Sarebbe facile dire», commenta ora Monticelli, «che avevamo ragione quando per più volte abbiamo denunciato a Paolucci e D’Alfonso il pericolo di sovraffollamento del presidio pescarese e l’insufficienza della rete di trasporto d’emergenza».

Secondo Monticelli, che nel suo partito insieme a Pezzopane e pochi altri ha combattuto una battaglia in solitaria, «non è mai troppo tardi per riconoscere di avere compiuto un errore».

Contro le scelte politiche sulla sanità abruzzese si scaglia anche il sindaco di Atessa, Nicola Cicchitti, che ricorda anche quanto accaduto nei giorni scorsi all’ospedale di Renzetti di Lanciano quando un papà preoccupato delle condizioni del bimbo che attendeva la disponibilità di un posto letto si è spazientito ed ha dato in escandescenza.

Sempre a Lanciano, qualche giorno fa, una donna ha vissuto momenti drammatici e dopo aver partorito nel cuore della notte sul pianerottolo di casa è rimasta poi bloccata nell’ascensore che porta nelle sale operatorie della maternità. Un incubo, con gli operatori che hanno fatto di tutto per calmarla e per cercare di sbloccare l’ascensore rimasto a metà piano. 

«La realtà», contesta Cicchitti, «è che la sanità non riesce neanche a dare sufficienti spazi e locali, figuriamoci risposte per la salute dei cittadini, però certi ospedali sono stati chiusi e abbandonati con corridoi, stanze vuote e sale operatorie nuovissime, all’avanguiardia e non utilizzate».

E così si alimenta anche la mobilità passiva verso ospedali di altre regioni, verso le cliniche private con i costi a carico dei cittadini abruzzesi che oltre a patire i disagi  devono mettere due volte la mano al portafoglio. Ed è di ieri  la notizia che Atessa ‘scippa’ a Lanciano 20 posti di lungodegenza, una cosa provvisoria per permettere la ristrutturazione del Renzetti. «Vogliamo un ospedale vero», sottolinea il sindaco, «non un cronicario a scadenza».

PEZZOPANE: «SCONCERTANTE, LA REGIONE CHE FA?»

«Noemi è nata dove la Regione Abruzzo sostiene non potesse nascere. Assurdo», commenta la senatrice Stefania Pezzopane.

«Auguri ai suoi genitori e alla bimba simbolo. Un caso che riporta alla luce la gravità della situazione della chiusura di alcuni Punti Nascita».

 Lo dice la senatrice del Pd Stefania Pezzopane, che ha presentato un'interrogazione al ministro Lorenzin.

Pezzopane ricorda che nel corso del dibattito sul decreto, il ministro Lorenzin ha assicurato di voler rivedere la stabilita chiusura dei punti nascita con meno di 500 parti, proponendo altri parametri di valutazione. Il Presidente  dell'Abruzzo D'Alfonso ha scritto a questo proposito al ministro, chiedendo una nuova valutazione: ma la Regione, oltre alla lettera, sta predisponendo documentazione a sostegno?, domanda Pezzopane.

«E la ministro della Salute sta considerando la richiesta della regione Abruzzo? Questo sconcertante episodio testimonia quanto sia importante mantenere i punti nascita anche in quei piccoli centri in cui sono necessari a causa della logistica difficile e nei casi in cui gli ospedali più vicini molto affollati».

LA ASL VERIFICA

Intanto la Asl di Teramo fornisce ulteriori dettagli: «la paziente, gravida a termine si è rivolta alla propria ostetrica di fiducia, in servizio presso un Consultorio territoriale. L'ostetrica ha ritenuto che la signora fosse in travaglio di parto e che fosse necessario trasportarla al Pronto Soccorso più vicino, che era quello di Atri. In questi casi, invece, è assolutamente indispensabile attivare le procedure di emergenza del Servizio 118 che, nell' occasione - afferma la Asl di Teramo - avrebbe trasportato in sicurezza la paziente presso il Presidio Ospedaliero più vicino, dotato di punto nascita».

«Il parto - prosegue l'Azienda sanitaria - è comunque avvenuto all'Ospedale atriano, assistito da una equipe medica completa, giunta sul posto in emergenza. La madre e la bimba, in buone condizioni di salute, sono state successivamente trasportate all'Ospedale di Teramo. Questo evento - conclude la Asl di Teramo - sarà certo occasione per l'Azienda di affinare l'organizzazione e, se del caso, apportare i necessari correttivi».