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Botulino, il ritocchino estetico è femmina

«I livelli di sicurezza sono elevati. Importante affidarsi a medici esperti»

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Botulino, il ritocchino estetico è femmina

ROMA. Cresce la soddisfazione di quanti si affidano al botulino per attenuare i segni del tempo sul volto, ma rimane ancora bassa la conoscenza che i pazienti hanno del farmaco. È quanto emerge da un’indagine che Aiteb - Associazione italiana Terapia Estetica Botulino - ha condotto tra i propri soci (medici estetici, chirurgi plastici, dermatologi) sull’utilizzo della tossina botulinica.

«Le risposte dei professionisti che utilizzano la tossina botulinica quotidianamente evidenziano una duplice situazione: alla crescente fiducia di chi ha provato il botulino si contrappone la scarsa conoscenza di come questo opera», afferma Massimo Signorini presidente di Aiteb. «Troppo spesso con il termine “punturina” si va ad assimilare la tossina e i filler: ma queste sono due sostanze profondamente differenti che agiscono in modo diverso. In più, il botulino è un farmaco sottoposto ai controlli da parte di Aifa. Il ruolo del medico è anche quello di fare informazione: spiegare correttamente al paziente il tipo sostanza usata, effetti, benefici ed eventuali controindicazioni perché ogni trattamento estetico deve essere fatto in modo consapevole».
L’indagine Aiteb arriva a descrivere il paziente tipo che si sottopone a trattamenti estetico con la tossina botulinica: è prevalentemente donna (90-92%), è compreso nella fascia di età 35 - 64 anni (65%) e si reca dal medico estetico periodicamente ogni 4-6 mesi per i trattamenti. Gli uomini che si sottopongono a un trattamento con botulino rappresentano una quota ridotta anche se in leggera crescita: negli ultimi cinque anni sono passati dal 4-6% all’8-10% del totale dei pazienti. Tendenzialmente il ricorso alla tossina inizia intorno ai 30-35 anni.
«Decisamente positiva la soddisfazione dichiarata dai pazienti sottoposti a trattamento estetico con tossina botulinica: nel 99% dei casi viene indicata almeno come “buona”, tra questi il 54% dichiara una soddisfazione “elevata”. Nell’indagine che abbiamo condotto l’anno scorso la quota si fermava all’85%», afferma Giuseppe Sito, vicepresidente di Aiteb. «Questo conferma sul campo gli effetti di benessere generale sui pazienti che alcuni studi scientifici hanno registrato».
In oltre tre casi su dieci il trattamento con botulino è il primo approccio che il paziente ha con il settore della medicina e della chirurgia estetica. E, una volta iniziato, l’80% di chi l’ha provato vi rimane fedele, ovvero torna a chiedere un trattamento con la tossina per attenuare le rughe del viso. La zona di intervento prediletta il terzo superiore del volto, ovvero la zona glabellare, la fronte e zampe di gallina. Decisamente più rari i trattamenti nella zona del collo e del mento.
Sul fronte complicanze, i cosiddetti “eventi avversi” registrati dai medici sono al di sotto del 5%. «Ma si tratta di complicanze temporali che vanno comunque a risolversi da sole nell’arco di qualche settimana oppure sono legate alla puntura che viene praticata».
Nonostante il botulino stia registrando una crescita in termini di apprezzamento, resta comunque un farmaco “misterioso” ancora per molti pazienti. Infatti poco più del 10% dei pazienti sa effettivamente cos’è la tossina botulinica quali sono gli effetti e quale la durata dei trattamenti. Quasi sei pazienti su dieci conoscono il botulino solamente per sentito dire o per averne letto in modo vago sulle riviste o in internet. «Oltre che formare i medici, il ruolo di Aiteb è anche quello di fare informazione, spiegare correttamente ai pazienti cos’è il botulino, come agisce e la durata. Il trattamento con tossina botulinica deve essere un trattamento consapevole», afferma Sito. «I dati raccolti ci dicono che la tossina botulinica, resta un trattamento sicuro per il ringiovanimento del volto: rilassa i muscoli distendendo le rughe e non gonfia. Occorre non dimenticare che si tratta sempre di un farmaco registrato e, come tale, sottoposto al rigido controllo del Ministero della Salute tramite l’Agenzia per il Farmaco (AIFA) e quindi deve essere trattato da medici esperti».