SUI CARBONI ARDENTI

Carne rossa cancerogena, alla scienza replicano industria e politica

Lorenzin: «sistema produzione Italia sicuro». Produttori: «carni italiane sicure»

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Carne rossa cancerogena, alla scienza replicano industria e politica

 

ROMA. «Nessun allarmismo». All'indomani dell'allerta lanciata dall'Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) che ha indicato la carne rossa e quella lavorata come prodotti a rischio cancro per l'uomo, il ministro della Salute Beatrice Lorenzin rassicura: «In Italia abbiamo un sistema di lavorazione delle carni di altissimo livello e qualità. Le ricerche non devono spaventare».

 Ed aggiunge che la 'marcia in più' per il nostro Paese è rappresentata dalla Dieta Mediterranea, «patrimonio dell'umanità».

«È molto difficile spiegare le procedure del dibattito all'interno dell'Oms - ha affermato Lorenzin - e siamo ancora in una fase di studi preliminari, non di raccomandazioni. Bisogna leggere molto bene il documento dell'Oms, che parla ovviamente delle diverse componenti all'interno delle carni processate, come ad esempio i conservanti. Noi - ha aggiunto - abbiamo un sistema industriale tra i più avanzati del mondo, siamo tra quelli che hanno un regime più ristretto» ad esempio sul contenuto di sale o conservanti. Ma ciò che fa la differenza è appunto la Dieta Mediterranea: «Basta rispettarla, ma il problema è che negli anni abbiamo dimenticato la nostra tradizione e tendiamo a mangiare sempre più cibi processati».

 Ad ogni modo, ha precisato, «questo studio lo stiamo valutando e lo abbiamo inviato al Comitato per la nutrizione. Avremo modo di valutarlo».

 Anche il ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina invita a non «generalizzare e cadere in allarmismi, mentre dobbiamo continuare il lavoro di educazione alimentare portato avanti anche nei sei mesi di Expo».

 Ad offrire una chiave di lettura è poi lo stesso vice direttore generale dell'Oms, Oleg Chestnov: «Sappiamo che alcuni alimenti, a causa del modo in cui vengono preparati e lavorati, possono portare a problemi di salute se magari assunti in misura eccessiva. Questi prodotti non vanno però eliminati dalla dieta, ma limitati», ha affermato. E un invito a lasciarsi «guidare dal buon senso» arriva anche dal presidente della Lega italiana per la lotta contro i tumori (Lilt), Francesco Schittulli, mentre il presidente dell'Istituto superiore di sanità (Iss) Walter Ricciardi spiega che «selezionare attentamente i cibi e le quantità è il principale messaggio che deriva dallo studio dell'Oms».

 Ciò che questo studio indica, sottolinea, «è che è fondamentale selezionare i cibi che ingeriamo, tenendo ben presente il fatto che più i cibi sono lavorati e trattati, più sono pericolosi, e minore, quindi, dovrà essere la loro quantità nella nostra dieta. Tuttavia, è sbagliato creare panico generalizzato».

 Ma le polemiche non si spengono: il Codacons chiede «avvertenze come per le sigarette sui prodotti a rischio», ed è una vera levata di scudi quella che arriva dall'industria europea della lavorazione delle carni (Clitravi), che respinge al mittente la tesi sul rischio cancro per l'uomo legato al consumo delle carni rosse e lavorate. Esistono «ampie prove scientifiche dei benefici del consumo di carne nell'ambito di una dieta sana» e «la carne e i prodotti a base di carne sono una fonte essenziale di nutrienti», riferisce l'organizzazione europea. Critico pure il presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo: «I falsi allarmi lanciati sulla carne - avverte - mettono a rischio 180mila posti di lavoro in un settore chiave del Made in Italy a tavola, che vale da solo 32 miliardi di euro, un quinto dell'intero agroalimentare tricolore».

 ASSOCARNI: «SOLO VANTAGGI PER CONSUMI CARNE ITALIANA»

«Le carni italiane sono di qualità e sicure, perciò non crediamo proprio a possibili allarmi su ricadute negative nei consumi di carne».

 Ad allontanare con assoluta tranquillità i rischi di un impatto economico negativo è Francois Tomei, direttore di Assocarni, organizzazione di Confindustria che associa le imprese di macellazione e lavorazione delle carni bovine.

«Caso mai - osserva Tomei all'ANSA - i consumatori, che ben conoscono le caratteristiche di sicurezza e salubrità delle carni prodotte in Italia, spenderanno qualche euro in più per comprare i nostri prodotti ed essere sicuri di quello che mangiano e rinunceranno a cibi low cost di incerta origine. La produzione italiana, sia fresca che conservata, è molto diversa da quella di altri Paesi del Nord America dove utilizzano abitualmente gli ormoni».

«Gli stessi oncologi - aggiunge Tomei - sono assolutamente rassicuranti sulla produzione italiana, definita sicura, così come promuovono il consumo equilibrato delle carni - ben al di sotto delle quantità che alimentano il rischio tumore secondo lo studio Iarc - che caratterizza le tavole italiane. Del resto, come spieghiamo il fatto che siamo il secondo popolo più longevo del mondo dopo il Giappone? Proprio perché in Italia è diffusa una dieta equilibrata che comprende anche carni e insaccati che nulla hanno a che fare con i prodotti ipertrasformati citati dallo studio Iarc».

«Insomma - continua Tomei -, non c'è la necessità di incrementare i consumi di carni, nè pensiamo che diminuiranno, proprio perché risultano equilibrati e vanno bene così».

 Le carni e i salumi, includendo sia la parte agricola che quella industriale, contribuiscono per 30 miliardi circa al valore complessivo del comparto agroalimentare in Italia che si attesta sui 180 miliardi di euro, pari al 10-15% del prodotto interno lordo annuo. I settori considerati danno lavoro a circa 125.000 persone a cui va aggiunto l'indotto.

«E per l'anno in corso, sulla base della ripresa dei consumi alimentari a cui si sta assistendo - conclude Tomei - è prevedibile un segno positivo anche per carni e salumi che non mi sento di dire a rischio dopo l'allarme dell'Oms».