SALUTE

Vaccini in calo, il 20% dei pediatri esprime perplessità su reale necessità

Società italiana Pediatria: «il 72% dei genitori nutrono dubbi»

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Vaccini in calo, il 20% dei pediatri esprime perplessità su reale necessità




ROMA. Anche i rilievi più recenti pubblicati dal Ministero della salute parlano chiaro e confermano una tendenza annunciata e temuta: si registra una flessione per quasi tutte le vaccinazioni, incluse quelle di legge, con valori che hanno raggiunto il livello più basso degli ultimi 10 anni e coperture a 24 mesi d’età di poco superiori al valore minimo previsto dall’obiettivo del Piano nazionale.
Questo, secondo gli esperti, dovrebbe far riflettere sul rischio che, in mancanza di contromisure, alcune malattie gravi, come la poliomielite e la difterite, scomparse dal nostro Paese ma tuttora presenti in alcune aree del mondo, potrebbero riaffacciarsi anche in Italia, con implicazioni sanitarie, sociali ed economiche a dir poco devastanti.
Come si spiega questo calo di attenzione e fiducia nei confronti della prevenzione delle infezioni?
«Tra i molteplici fattori - afferma Giuseppe Di Mauro, presidente della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS) - è senz’altro prioritaria la corretta informazione dei genitori che in oltre il 72% dei casi, come documentano alcuni recenti dati del Censis, pur riconoscendo l’importanza sociale delle vaccinazioni, nutrono qualche dubbio sulla necessità di dover intervenire su un individuo sano».
«È allora fuori discussione – prosegue Di Mauro - che spetti al pediatra, loro riferimento più affidabile, promuovere cultura sull’argomento e offrire le necessarie rassicurazioni. Sempre che, naturalmente, non sia lui stesso ad avere delle perplessità sull’efficacia e sulla sicurezza dei vaccini».

I DUBBI DEI PEDIATRI
Proprio con l’obiettivo di conoscere le opinioni dei pediatri italiani sui vaccini e sulle malattie infettive prevenibili con le vaccinazioni, la SIPPS ha condotto un’indagine via mail alla quale, dal 1° marzo al 30 aprile, hanno risposto 488 pediatri di tutte le regioni, tra cui 325 pediatri di famiglia e 107 ospedalieri o universitari.
«La maggior parte dei pediatri – informa Luciano Pinto, vicepresidente SIPPS Campania e coordinatore del progetto - ha una corretta visione dei problemi inerenti ai vaccini, alle vaccinazioni e alle malattie infettive che essi possono prevenire, ma sono emerse alcune aree di incertezza sulle quali è bene focalizzare l’attenzione: per esempio, il 22% dei partecipanti ritiene che un bambino debba essere vaccinato soltanto contro le malattie più gravi, il 13% che sia preferibile ridurre al minimo il numero dei vaccini somministrati, il 17% che ci si debba fidare più di quelli noti che non di quelli nuovi e l’8% crede più nell’immunità acquisita attraverso le malattie che non nei vaccini».

VACCINAZIONI E AUTISMO
Il 2,5% delle risposte ha espresso un dubbio o in alcuni casi una piena concordanza nel riconoscere un legame tra vaccinazioni e autismo, per quanto sia stato ampiamente e definitivamente sconfessato dalla letteratura scientifica. Sorge quindi spontaneo l’interrogativo su cosa si possa e si debba fare.
«Innanzitutto - spiega ancora Pinto - occorre promuovere una formazione continua sulle vaccinazioni, sulle reazioni avverse e sulle epidemie di malattie prevenibili con le vaccinazioni, con la partecipazione congiunta dei pediatri, e del personale medico ed infermieristico dei Centri vaccinali».
«Altrettanto importante è poi l’istituzione in ogni regione di anagrafi vaccinali e di sistemi di sorveglianza delle reazioni avverse, che diano in tempo reale informazioni sulla situazione locale, sull’andamento delle coperture vaccinali per singola zona e per singolo vaccino».