SANITA'

Medicina, un fondo da 1,5 miliardi per curare epatite con superfarmaco

Emendamento alla legge di Stabilità

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

2624

Medicina, un fondo da 1,5 miliardi per curare epatite con superfarmaco

ROMA. Un fondo ad hoc, di 1,5 miliardi di euro, garantirà l'accesso alla cura dell'epatite C con il nuovo 'superfarmaco', basato sulla molecola sofosbuvir, capace di eliminare totalmente il virus nei pazienti.
Il tutto sarà reso possibile grazie ad un emendamento alla Legge di stabilità. Lo stanziamento di 1,5 miliardi (750 milioni per due anni) in arrivo dunque con la legge di Stabilità sarebbe recuperato dal Fondo Sanitario Nazionale, contabilizzando anche i risparmi ottenuti grazie alla eliminazione della malattia.
Il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ha infatti incontrato in Senato il presidente della commissione Bilancio, Antonio Azzollini, proprio per concordare l'emendamento in questione, a pochi giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della determina dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) che autorizza in Italia il Sofosbuvir, il 'superfarmaco' capace di eliminare il virus e che costa circa 40mila euro a ciclo di terapia per paziente.
Con i fondi previsti potrà così partire il piano nazionale di eradicazione dell'epatite C. La determina dell'Aifa che autorizza la rimborsabilità della nuovo farmaco, spiega l'azienda produttrice Gilead, è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale. Il farmaco, oggetto di una lunga trattativa sul prezzo tra l'Aifa e l'azienda, cura completamente la malattia che colpisce secondo le stime circa 1,5 milioni di italiani. In attesa che vengano stanziati i fondi aggiuntivi necessari per un uso più ampio, al momento la terapia verrà data ai pazienti più gravi.
«L'introduzione di Sofosbuvir nel nostro Paese rappresenta un enorme passo avanti; tra l'altro, sono in via di sviluppo altri nuovi farmaci antivirali che, combinati con Sofosbuvir, permetteranno di adattare individualmente i regimi terapeutici a una vasta gamma di pazienti», spiega Mario Rizzetto, docente di Gastroenterologia presso l'Università di Torino. Nell'attesa delle risorse aggiuntive necessarie a garantire un accesso universale alla terapia, «l'Agenzia Italiana del Farmaco - conclude l'esperto - ha indicato i criteri di priorità di assegnazione della cura per i pazienti con patologia più grave».