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Pescara. Trasfusione in utero corregge anemia, neonata sta bene

Primo intervento del genere in Abruzzo

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Pescara. Trasfusione in utero corregge anemia, neonata sta bene
PESCARA. Una grave forma di anemia, che avrebbe messo a rischio la sopravvivenza del feto, corretta da trasfusioni intrauterine già alla 27/a settimana di gestazione, ha consentito la nascita, senza problemi, di una bimba che ora ha due mesi e sta bene.
L'intervento è stato eseguito all'ospedale di Pescara, per la prima volta in Abruzzo. La procedura è frutto della collaborazione tra reparto di Ostetricia e ginecologia e Centro di Medicina trasfusionale.
La donna in gravidanza presentava una complessa "immunizzazione materno-fetale" con conseguente malattia emolitica feto-neonatale (Men) ed è stata sottoposta a "trasfusioni intrauterine seriate"; il sangue è stato immesso nella vena ombelicale fetale con un ago che, sotto guida ecografica, è stato fatto passare attraverso la parete addominale e quella uterina materna.
L'anemia era talmente severa che, in assenza di tale trattamento, il feto sarebbe morto in utero entro pochi giorni o avrebbe portato alla nascita di un neonato che, in caso di sopravvivenza, sarebbe stato portatore di un grave handicap neurologico permanente.
«La paziente - spiegano i medici che hanno eseguito la procedura - è stata sottoposta a intenso monitoraggio materno-fetale. Nel momento in cui è stato identificato lo stato di anemia fetale, il feto è stato sottoposto a 4 trasfusioni in utero che hanno consentito di correggere lo stato patologico e prolungare la gravidanza fino a 35 settimane: con parto cesareo è nata una bambina di 2,8 chilogrammi, in buono stato di salute».

A raccontarne la storia e a illustrare i dettagli della procedura sono stati, nel corso di una conferenza stampa, il manager della Asl di Pescara, Claudio D'Amario, il direttore dell'Unità operativa di Ostetricia e ginecologia, Maurizio Rosati, il direttore dell'U.o. di Medicina trasfusionale, Patrizia Accorsi, la responsabile dell'U.o. Laboratorio integrato di Ematologia, Anna Maria Quaglietta, e il responsabile del Servizio medicina fetale, Karen Melchiorre.
L'episodio dimostra come ora sia possibile gestire a Pescara i casi complessi di immunizzazione materno-fetale senza i cosiddetti 'viaggi della speranza' fuori Abruzzo.
L'ambulatorio di medicina trasfusionale per il monitoraggio delle donne gravide immunizzate e per la prevenzione della malattia emolitica del neonato, infatti, già da dieci anni costituisce un centro di riferimento a livello regionale, ma i casi come quello presentato oggi venivano inviati fuori regione, per l'assenza di un centro di medicina fetale in Abruzzo.
Centro che è stato istituito da Rosati nel 2012, con l'arrivo di due medici esperti che si sono formati al St. George Hospital dell'Università di Londra, riconosciuto come centro di riferimento mondiale.
«Operare su un feto - ha affermato D'Amario - è una cosa ambiziosa e il fatto che questo sia avvenuto per la prima volta in Abruzzo a Pescara ci inorgoglisce. Sono contento soprattutto per la multidisciplinarità dell'evento. Siamo all'inizio di un grande progetto di medicina fetale e questo è solo il primo step».
Il manager della Asl ha poi parlato delle iniziative future, come la volontà di sottoscrivere una convenzione con la Cardiochirurgia pediatrica dell'ospedale di Ancona e l'acquisizione, a breve, di un sistema di robotica che sarà installato in ospedale.