SALUTE

Ricerca, identificato nuovo gene della Sla

Importante contributo dei ricercatori italiani

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Ricerca, identificato nuovo gene della Sla

MILANO. Si avvicina sempre più il momento in cui avremo una completa carta d’identità genetica della SLA.
E a quel punto sarà più semplice mettere a punto diagnosi precoci e terapie mirate. In queste ore viene reso pubblico uno dei maggiori studi internazionali, a cui prendono parte anche neurologi italiani, in cui viene identificato un nuovo gene della SLA familiare.
A distanza di due anni dalla scoperta di Profilina1, lo stesso gruppo di studiosi in una stretta collaborazione che ha coinvolto più di 60 ricercatori appartenenti a 28 laboratori in tutto il mondo, diretti dal professor John E. Landers dell’Università del Massachusetts, ha identificato un nuovo gene responsabile di alcune forme familiari di Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA).
Co-primo autore e co-senior autore dell’importante articolo scientifico, sono rispettivamente i neurologi italiani Nicola Ticozzi e Vincenzo Silani dell’ IRCCS Istituto Auxologico Italiano – Centro “Dino Ferrari” del Dipartimento di Fisiopatologia Medico-Chirurgica e dei Trapianti dell’ Università degli Studi di Milano, con il contributo di numerosi ricercatori di Auxologico: Antonia Ratti, Ricercatrice dell’ Università degli Studi di Milano con Claudia Colombrita, Cinzia Tiloca, e Daniela Calini. Il lavoro è stato possibile grazie ad un’ ampia collaborazione di ricercatori italiani coordinati nel Consorzio SLAGEN, costituito da sei Centri di Ricerca esperti nella cura dei pazienti affetti da SLA. Il lavoro è stato supportato da un finanziamento di AriSLA – Agenzia Italiana per la Ricerca sulla SLA (grant ExomeFALS 2009 e NOVALS 2012 con il contributo del ‘5x1000’ del Ministero della Salute).

«La SLA è – spiega Vincenzo Silani - una malattia neurodegenerativa che colpisce prevalentemente i motoneuroni (le cellule del sistema nervoso che comandano i muscoli), determinando una paralisi progressiva di tutta la muscolatura. La malattia è letale in 3-5 anni e, a tutt’oggi, non esiste terapia efficace. L’attuale mancanza di farmaci in grado di curare la SLA è in gran parte una diretta conseguenza delle scarse conoscenze relative alle cause ed i meccanismi che determinano la malattia. Negli ultimi anni gli studi sulla genetica della SLA hanno iniziato a far luce su questi meccanismi, consentendo la creazione di modelli animali di malattia su cui sperimentare nuovi farmaci».
«Nello studio pubblicato oggi da Neuron – aggiunge Nicola Ticozzi - illustriamo come abbiamo messo a punto una metodica innovativa, che consente di confrontare migliaia di varianti genetiche tra pazienti ed individui sani e di identificare con certezza le mutazioni responsabili della malattia. Studiato oltre 600 famiglie di malati di SLA, abbiamo scoperto nuove mutazioni nel gene TUBA4A, che codifica per la proteina tubulina alfa 4a».

«Tubulina alfa 4a è un costituente fondamentale – interviene Antonia Ratti - dei microtubuli, cioè di quelle strutture che costituiscono l’“impalcatura” (citoscheletro) dei neuroni e che permettono il trasporto di organelli all’interno delle cellule stesse. Le mutazioni impediscono un corretto assemblaggio dei microtubuli stessi, determinando quindi un anomalo sviluppo degli assoni e dei dendriti dei motoneuroni. Gli esperimenti effettuati hanno anche evidenziato come in alcuni casi la proteina mutata diventi insolubile e precipiti nel citoplasma, “soffocando” la cellula».
La scoperta delle mutazioni in TUBA4A suggerisce che alterazioni del citoscheletro e nel trasporto nervoso degli assoni possano essere determinanti nel causare la SLA. Sarà quindi di estremo interesse definire ulteriormente questo nuovo meccanismo patogenetico con l’ obbiettivo di sviluppare terapie neuroprotettive efficaci.

Ad oggi la causa genetica rimane sconosciuta in circa un terzo dei casi di SLA familiare. Per questa ragione, i ricercatori dell’Istituto Auxologico Italiano, dell’ Istituto “Carlo Besta” con la dottoressa Cinzia Gellera in primis e dell’ Università del Massachusetts, hanno fondato il consorzio ExomeFALS diretto da Vincenzo Silani, con l’obiettivo di sequenziare il genoma di tutti i pazienti Italiani affetti da SLA familiare e di individuare nuovi geni con relativi meccanismi patogenetici responsabili della malattia.
«Il lungo percorso di decifrazione della componente genetica della SLA familiare – conclude Vincenzo Silani - rappresenta un momento preliminare ma essenziale per poi definire l’ epigenetica e il ruolo del condizionamento ambientale sullo sviluppo di malattia. Se l’ approccio alle forme familiari procederà spedito, contributi sostanziali potranno derivare per la comprensione patogenetica anche delle forme sporadiche di malattia. La capacità del Consorzio italiano SLAGEN di avanzare in squadra è stato determinante per la scoperta del nuovo gene TUBA4A e sottolinea nuove modalità di interazione del mondo della ricerca mediante interazione con prestigiose istituzioni straniere con il comune fine di definire la patogenesi ma soprattutto trovare la terapia della SLA».