CURARSI

Salute, cure “fai da te” per 1 paziente su 2

Solo il 24% si affida al medico di famiglia

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

3053

Salute, cure “fai da te” per 1 paziente su 2






MILANO. In linea di principio, riconoscono nel medico di medicina generale la figura di riferimento per la cura del dolore (91%) ma, alla prova dei fatti, gli italiani decidono in autonomia e ricorrono all'automedicazione (53%) o, più di rado, chiedono consiglio in farmacia (20%).
Nei confronti dei farmaci oppiacei, cresce la fiducia degli addetti ai lavori e l'interesse dei pazienti eppure, ogni 10 analgesici prescritti, 1 solo è oppioide mentre 7 sono antinfiammatori non steroidei (FANS), anche per dolori cronici e terapie protratte nel tempo. E', in sintesi, la fotografia scattata da una recente indagine condotta da Doxa per conto del Centro Studi Mundipharma su un triplice target, allo scopo di sondare i rispettivi approcci al trattamento antalgico: 500 pazienti (25-64 anni) che hanno utilizzato medicinali antidolorifici negli ultimi 6 mesi, 100 medici di famiglia e 100 farmacisti di tutta Italia.

Dal dire al fare, un divario da colmare. Potrebbe essere questa la formula che riassume il quadro articolato e, in parte, contraddittorio dipinto dalla survey. «Abbiamo riscontrato un’attitudine positiva verso gli antidolorifici oppioidi e una diffusa consapevolezza della loro efficacia, dichiarata da tutti i target coinvolti nell’indagine», spiega Massimo Sumberesi, Managing Director di Doxa Marketing Advice. «La maggioranza di medici, farmacisti e pazienti è d'accordo su un loro utilizzo più diffuso. Tale propensione favorevole, tuttavia, non si traduce poi in una reale prescrizione o assunzione di questi farmaci. In sostanza, nel passare dalle parole ai fatti, ci si perde nel labirinto della disinformazione, di preconcetti e timori ingiustificati. Le abitudini consolidate stentano a modificarsi, nonostante il nuovo quadro normativo, e si finisce per privilegiare altre tipologie di analgesici con cui si ha maggiore familiarità, anche quando il loro impiego non sarebbe del tutto appropriato, evitando così di dover confutare eventuali pregiudizi sugli oppiacei manifestati dai pazienti. Dagli stessi malati di dolore, però, arriva un’esplicita richiesta di maggiori informazioni su questi farmaci: le figure di consiglio e i media sono dunque importanti, per contrastare fantasie e credenze errate».

I FANS
Entrando nel dettaglio della ricerca, scopriamo che il 30% dei pazienti visitati dai medici di famiglia nell’ultimo mese lamenta dolore; nel 66% dei casi, si tratta di una forma cronica. Circa 8 clinici su 10 effettuano personalmente la diagnosi e la prescrizione della terapia ma il fenomeno dell’autocura – confermato anche dai farmacisti - assume dimensioni eclatanti: il 73% dei malati non si rivolge ad alcun medico. Gli analgesici più impiegati? Sempre e comunque FANS: li assume il 95% dei pazienti, li prescrive il generalista al 72% dei suoi assistiti, anche in caso di dolore cronico (1 volta su 2). Per limitare gli effetti collaterali degli antinfiammatori, riferiti dal 20% dei pazienti, si ricorre poi molto spesso ai gastroprotettori, con un evidente aggravio di costi per il SSN.

GLI OPPIOIDI

Gli oppioidi, al contrario, compaiono solo nell’11% delle ricette firmate dal medico di famiglia: all’origine vi sono probabili deficit conoscitivi e una scarsa confidenza con queste opzioni terapeutiche, come dimostra il fatto che il 22% dei generalisti intervistati ammetta di non conoscere o non ricordare alcun marchio di farmaco oppiaceo presente sul mercato. Pesano però anche le resistenze dei pazienti: un ostruzionismo che il curante, forse per mancanza di solide basi, non se la sente di affrontare. Il timore che gli analgesici oppioidi possano indurre dipendenza spaventa il 65% dei malati, il 61% li considera per malattie gravi e il 53% crede che la legge ne consenta l’uso solo in casi particolari. Favorevoli a un maggiore impiego di oppiacei, non solo nel dolore oncologico o nelle cure palliative, sono il 64% dei pazienti, il 76% dei farmacisti e il 94% dei medici di famiglia, che in futuro pensano di prescriverne di più (69%). Una tendenza, seppur lieve, confermata anche dai dati di mercato.
Il 62% dei pazienti ritiene che gli analgesici oppiacei siano poco diffusi perché ancora non se ne parla abbastanza; il 63% non avrebbe problemi ad assumerli, se fosse il medico a prescriverli. Il ruolo del generalista è dunque essenziale per promuovere la conoscenza e l’accettazione di questi farmaci.

«I risultati di questa indagine – conclude Marta Gentili, Presidente dell’Associazione pazienti Vivere senza dolore - mostrano come ci sia assoluta necessità di fare chiarezza tra medici, pazienti e farmacisti sul tema dolore. Quanto emerso è, per certi versi, in contraddizione con quanto accade quotidianamente e con quanto dichiarato nel corso degli ultimi mesi da questi stessi interlocutori. E' necessario, quindi, che tutte le figure coinvolte nel processo educativo sul tema dolore si comportino responsabilmente, analizzando in maniera corretta lo stato dei fatti ed impegnandosi in maniera propositiva affinché la Legge 38 sia applicata con scrupolo e serietà».