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Banca degli occhi, «Italia primo paese per donazione cornee»

Congresso degli specialisti a L’Aquila

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Banca degli occhi, «Italia primo paese per donazione cornee»
L’AQUILA. Banche degli Occhi collegate in rete tra loro per migliorare la scelta dei tessuti da trapiantare e confrontare e perfezionare le tecniche di intervento.

Questa la “alleanza” tra le strutture italiane, con possibilità di allargamento a livello europeo e mondiale, emersa dal settimo congresso nazionale della Società italiana banche degli occhi (Sibo), che si è svolto all’Aquila.
Tra i presenti il luminare australiano Graeme Pollock, direttore del Lions Eye Donation Service presso l’Ophtalmology Eye and Ear Hospital dell’Università di Melbourne, in Australia, che ha spiegato di aver «apprezzato moltissimo questo cambiamento nella comunicazione: una realtà locale come L’Aquila - ha sottolineato il professore - si è posta il problema di comunicare globalmente e abbia organizzato uno scambio di esperienze di alto livello».
Per il futuro, secondo Pollock, sarà necessario «far emergere l’attività di donazione e di trapianto anche in zone come l’Africa e l’Asia, su cui abbiamo informazioni scarse e contrastanti e situazioni con luci e ombre, per lavorare in modo armonico».

Il professor Diego Ponzin, presidente della Fondazione Banca degli occhi del Veneto, la prima fondata in Italia e la più importante d’Europa, ha tracciato un quadro della situazione italiana.
«È buona, l’Italia è il primo Paese in Europa come donazione di tessuti corneali, anche se un po’ a macchie di leopardo - ha commentato - Siamo vicini a soddisfare completamente il fabbisogno. Nell’eye-banking, in vent’anni è stato recuperato il ritardo con cui siamo partiti e ci poniamo ai primi posti europei».
C’è ancora da lavorare sulla sensibilizzazione, tuttavia, per Orlando Del Governatore, presidente del Club Asdoc, onlus della Argovision Srl che si occupa proprio di questo aspetto grazie a 100 punti vendita ottici attivi sul territorio. «Negli ospedali - il suo invito - devono crearsi punti di raccordo con persone formate adeguatamente che convincano i parenti di chi perde la vita alla donazione».
Il presidente Sibo Pietro Torresan, a capo della Banca degli Occhi della Regione Marche, ha spiegato la rete che verrà creata facendo l’esempio di un nuovo progetto «che stiamo attuando e vede coinvolte anche le Università, sia dell’Aquila che di Ancona, cui siamo collegati. Con la rete - ha assicurato il professore - ci saranno un miglioramento dell’attività di eye-banking ma soprattutto il perfezionamento della scelta delle cornee da trapiantare».

«Nel trapianto - ha ricordato Torresan - la principale problematica è il rigetto. Oggi è molto ridotto rispetto al passato, ma esiste ancora. Ecco perché sono necessari studi immunologici che dovremo affrontare e che necessitano di un apparato strumentale e scientifico universitario, per migliorare la tipizzazione dei tessuti processati e scegliere meglio».
Parole confermate dal vice presidente Sibo e direttore della Banca aquilana, il professor Germano Genitti. «Collaboriamo già nella dorsale Adriatica Marche-Umbria-Abruzzo-Molise - ha ricordato - in più ci sono in rete 13 banche nazionali per trovare sempre il tessuto migliore per bambini in lista di attesa per un trapianto. All’aspetto della comunicazione lavoriamo da anni, è importante confrontarsi a livello interregionale, nazionale, europeo e mondiale», ha concluso.