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Chemioterapia: «due terzi dei pazienti soffre di effetti collaterali»

OncoMovies accende i riflettori sui malati

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chemioterapia, trasfusione
ROMA. Almeno 2.300.000 italiani oggi convivono con una diagnosi di tumore.

E circa due terzi dei pazienti soffrono degli effetti collaterali associati alla chemioterapia, vomito e nausea, non adeguatamente contrastati con terapie di supporto.
A raccontare le difficoltà e i problemi dei pazienti in chemioterapia è la ricerca ‘L’impatto dei trattamenti oncologici sulla qualità di vita dei pazienti’, promossa da Salute Donna onlus e dalla Società Italiana di Psico-Oncologia nell’ambito di OncoMovies®, un progetto, realizzato con il sostegno di Msd, che punta ad accendere i riflettori sull’importanza della Qualità di Vita dei pazienti in chemioterapia. Attraverso la forza evocatrice delle immagini dei film che si sono occupati di cancro, è stato possibile mettere in luce i problemi che la persona con tumore affronta durante il proprio percorso di cura e che possono sfuggire all’osservazione del medico, in primis l’impatto degli effetti collaterali.
«Gli effetti collaterali dei trattamenti chemioterapici sono una componente importante e spesso determinante dell’esperienza della malattia, poiché compromettono, in maniera significativa, la qualità della vita della persona in trattamento e la sua capacità di poter portare avanti, senza eccessivo malessere, la sua quotidianità», afferma Annamaria Mancuso, Presidente Salute Donna onlus, «Il cinema, quando è di qualità, riesce a rappresentare con grande verosimiglianza la realtà di cosa c’è dietro alla malattia oncologica, e quindi trasmette le emozioni e le difficoltà reali della persona ammalata di cancro».
Da oggi, attraverso il sito www.nonausea.it, i pazienti possono guardare un trailer con immagini tratte dai grandi classici della storia del cinema, commentate da un board scientifico interdisciplinare, per riflettere insieme sull’importanza di un dialogo aperto con il proprio oncologo su tutti gli aspetti del percorso di cura.
«Il progetto vuole facilitare l’apertura di un canale di comunicazione a due vie, tra medico e paziente, al fine di garantire, durante tutto il percorso, la migliore qualità di cura e di vita per il paziente», afferma Anna Costantini, Presidente della Società Italiana di Psico-Oncologia, Direttore dell’Unità Operativa Psiconcologia dell’Ospedale Sant'Andrea, Facoltà di Medicina e Psicologia, Sapienza Università di Roma.
Ma qual è il quadro che emerge, parallelamente, dalle storie del grande schermo e dalla vita reale fotografata dall’indagine? Il dato fondamentale è il forte impatto negativo delle terapie oncologiche sia sullo stato di salute sia sulla Qualità di Vita dei pazienti, confermato da più del 45% del campione. La chemioterapia condiziona in modo rilevante la normale gestione delle attività domestiche per il 61,6%, l’attività lavorativa per il 63,9% e la vita sessuale per il 63,7%; la nausea e il vomito sono gli effetti collaterali più sofferti dai pazienti (65,4%) e anche quelli è più temuti, ancor più della caduta dei capelli.

«Ripetute evidenze scientifiche ci dicono che il vomito da chemioterapia è il sintomo che ha il più alto grado d’impatto sulla Qualità di Vita dei pazienti e sullo svolgimento delle loro attività quotidiane, senza considerare le conseguenze sullo stato di salute, che rendono molto difficile e spesso impossibile la prosecuzione della terapia», afferma Domenica Lorusso, Dirigente Medico I livello dell’U.O. di Oncologia ginecologica presso la Fondazione IRCCS Istituto Nazionale Tumori di Milano. «Proprio per questo, l’applicazione delle terapie di supporto secondo le Linee guida è molto importante, non solo ai fini del miglioramento della Qualità di Vita delle persone in terapia, ma anche rispetto alla possibilità dell’oncologo di gestire al meglio il protocollo terapeutico».
Gli effetti collaterali debilitanti della chemioterapia, quali nausea e vomito, possono essere contrastati attraverso adeguate terapie di supporto: oggi sono disponibili farmaci estremamente efficaci ed innovativi, come aprepitant, che le più importanti Società Scientifiche, a livello nazionale e internazionale, hanno individuato come terapie di prima scelta nelle Linee guida di riferimento. 


Ma dalla stessa indagine sembra emergere che non sempre ai pazienti sono somministrate le terapie indicate dalle Linee guida: infatti gli oncologi prescrivono un supporto farmaceutico nel 91,8% dei casi, ma il 65,4% dei pazienti continua a soffrire dei debilitanti e mortificanti effetti di nausea e vomito.
Un’altra indicazione che arriva dall’indagine conoscitiva tra i pazienti oncologici riguarda l’importanza di una migliore comunicazione medico-paziente rispetto ad alcuni aspetti come la vita sessuale e di coppia: solo il 6,3% dei medici ha preso l’iniziativa di parlare spontaneamente ai propri pazienti delle ripercussioni delle terapie oncologiche sulla sessualità, che per 2/3 del totale del campione è fortemente compromessa, se non del tutto sospesa a causa di malattia e trattamenti.
«Se parliamo di sessualità, va sottolineato che fino a qualche anno fa era un diritto completamente negato alle persone colpite da tumore – rileva Giovanni Rosti, Direttore di Oncologia nel Dipartimento di Oncologia presso l’Ospedale Regionale Ca' Foncello Treviso – ora si cerca di aprire un dialogo su questo aspetto ma le difficoltà non sono lievi, dal momento che si tocca una sfera estremamente delicata, oltretutto senza la dovuta competenza, dal momento che non è ancora prevista la presenza di sessuologi nei reparti di oncologia italiani o esteri. Quando invece si riesce a sollevare la cortina, facendolo nei modi e nei tempi adeguati, la relazione cambia, l’attenzione risulta molto gradita e con la maggior parte delle persone in cura l’empatia aumenta».
E per migliorare ancora la comunicazione tra medici e pazienti, la seconda fase del progetto ONCOMovies® dà la possibilità ai pazienti di raccontare direttamente la propria esperienza e diventare, da protagonisti, autori di nuove storie, le loro. Dal 14 novembre 2012 al 30 gennaio 2013, i pazienti potranno inviare attraverso il sito www.nonausea.it le loro testimonianze. Le storie che sapranno esprimere meglio le emozioni vissute da chi combatte contro il cancro diventeranno delle sceneggiature: una di queste sarà selezionata per la realizzazione di un corto cinematografico, presentato a settembre 2013 nell’ambito del Festival Internazionale del Cortometraggio di Roma.