SALUTE

Salute, verso la rigenerazione cardiaca grazie a un virus ‘buono’

La ricerca dell’ Icgeb Trieste

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

4264

 Salute, verso la rigenerazione cardiaca grazie a un virus ‘buono’
TRIESTE. Indurre la rigenerazione cardiaca dopo l’infarto grazie a un virus ‘’buono’’.

E’ quello a cui sta lavorando il laboratorio di Medicina Molecolare del Centro Internazionale di Ingegneria Genetica e Biotecnologie (Icgeb) di Trieste, diretto da Mauro Giacca, a capo dell’intero centro italiano. Giacca, esperto internazionale sull’utilizzo della terapia genica in ambito cardiovascolare a scopo sperimentale, ha presentato i risultati delle sue ricerche in occasione del congresso “Frontiers in Cardiac and Vascular Regeneration” che si è aperto oggi a Trieste. Il suo laboratorio è infatti noto per la produzione dei vettori AAV (virus adeno-associato) che oggi rappresentano lo strumento piu’ efficace per trasferire geni ad alta efficienza nel cuore. Si tratta di un virus umano, molto diffuso nella popolazione, che non causa nessuna malattia. Puo’ essere modificato grazie all’ingegneria genetica ed utilizzato come vettore per veicolare nell’organismo un gene con funzione terapeutica.
Giacca ha inoltre identificato una serie di microRna che, veicolati nel cuore utilizzando questi vettori, sono in grado di indurre la rigenerazione cardiaca dopo infarto.
«Il problema infatti – ha spiegato Giacca – è che il cuore, come anche i neuroni, la vista e l’udito, non si rigenera, causando l’invecchiamento e la morte. L’idea è di trovare nuove terapie che rigenerano i tessuti, grazie a dei geni oppure la coltivazione di cellule staminali. Quest’ultima è pero’ una tecnologia difficilmente applicabile su larga scala». Un’altra strada è invece quella di «virus modificati per stimolare la capacità del cuore di modificarsi. Si tratta di un vettore straordinario per il trasferimento di geni».
Il progetto per la rigenerazione del cuore «è partito nel 2003-2004 e abbiamo trovato un paio di fattori che funzionano intervenendo dopo l’infarto. Il cuore adulto non si rigenera, ma c’è una finestra di tempo dopo la nascita in cui c’è una capacità residua di proliferazione, nel topo sono circa 2 settimane, poi le cellule del cuore si bloccano».
Dunque, se si fa un danno in un embrione questo viene rigenerato. Proprio su questa strada procede la ricerca: «Lavorando su cellule prese dai topolini subito dopo la nascita abbiamo visto che esitono piccoli Rna capaci di rigenerare il processo. In particolare, esistono una quarantina di microRna che una volta messi nel cuore lo fanno diventare straordinariamente grande. Sono proprio questi micro Rna che iniettati dopo l’infarto riparano il cuore. Si tratta di microRna brevettati che ora vorremmo sviluppare in senso applicativo».