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Miele salvavita nelle emergenze

Adesso c’è anche una banca

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 Miele salvavita nelle emergenze
FIRENZE. Non conosce spread, né 'scalate' in borsa ma funziona come una vera e propria banca.

Il suo capitale è giallo come l'oro, ma più dolce: il miele, pronto per essere impiegato come alimento di base nelle emergenze in tutto il mondo, come carestie, terremoti, alluvioni.
La Banca del Miele, nata in Toscana e che sta raccogliendo adesioni in tutta Italia, e si prepara in questa stagione alla campagna di raccolta. Obiettivo tenere sempre disponibile un quantitativo di alcune tonnellate di miele pronte ad essere inviate dove possono salvare vite. «Il miele - spiega l'ideatore della banca, l'apicoltore toscano Mario Andreini - oltre ad essere un alimento completo e in alcuni casi salva-vita, è di facile impiego a tutte la latitudini. Può sembrare un aspetto marginale, ma il fatto che sia in uso presso tutte le religioni può facilitare molto il nostro lavoro. E' un po' come una 'moneta unica'», aggiunge restando sempre nel lessico bancario. Tutto è nato quasi per caso, con la creazione di un 'giardino apistico' promosso dall'Associazione Toscana Miele che raccoglie circa 800 apicoltori, insieme alla Provincia di Lucca ed il Comune di Camaiore. Un'iniziativa didattica, destinata agli studenti perché potessero studiare dal vivo la bellissima e complessa vita delle api. Che, come tutte le brave api, anche in quel caso produssero un bel po' di miele. Da poco il terremoto aveva squassato Haiti ed i promotori dell'iniziativa decisero di destinare quel miele alla popolazione dell'isola devastata dalle scosse del gennaio 2010. A loro si unì anche la provincia di Varese che con il Consorzio di qualità miele varesino stanziò un quantitativo di miele. Così circa 20 quintali di miele, confezionato in 200.000 bustine, prese la strada dei Caraibi. Ma per giungere a destinazione quel miele impiegò ben sette mesi, tra problemi di carattere logistico e burocratico. Così nacque l'idea di una "banca": le organizzazioni di apicoltori come soci, il miele da loro prodotto come 'capitale sociale' diffuso e sempre disponibile. «Come una banca vera e propria - spiega Andreini - ha anche il suo 'bancomat' e cioé la possibilità di prelevare all'occorrenza la quantità di miele da destinare alle situazioni di emergenza». Il 'mielomat', in pratica, è attivabile in qualsiasi momento e della disponibilità di miele pronto a partire è informata anche l'unità di crisi della Farnesina. Intanto i soci crescono anche attraverso il sito web bancadelmiele.it: circa 200 gli apicoltori dell'Ala ligure, 600 di dell'Ara di Ravenna, mentre adesioni sono in vista dalla Lombardia e dal Lazio. Il meccanismo è semplice: chi aderisce si impegna a rendere disponibile un certo quantitativo di miele in modo gratuito, un analogo quantitativo viene invece pagato dalla banca agli apicoltori. «Per farlo stiamo infatti raccogliendo il sostegno di imprese che operano in altri settori e che intendono sottoscrivere quote di partecipazione - dice Andreini - e stiamo pensando ad una fondazione». Perché tutto sia trasparente. Come il miele.