SALUTE

Obesità: allarme Italia, nel 2025 colpirà 20 milioni persone

Gli ultimi dati emersi da una recente ricerca

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

3133

Obesità: allarme Italia, nel 2025 colpirà 20 milioni persone
ROMA. Una "manovra dietetica" per risanare i conti pubblici.

L'obesita' pesa molto sul bilancio dell'Italia: 8,3 miliardi di euro (circa il 6,7 per cento della spesa pubblica) e' il costo sociale annuo relativo a quel circa 10 per cento della popolazione costituita da quasi 5 milioni di obesi adulti.
Un prezzo questo, che senza intervento governativo non potra' che peggiorare, con una previsione di raggiungere un tasso di obesita' al 43 per cento nel 2025, ovvero quasi venti milioni di persone.
Non solo: secondo lo studio della commissione europea Idefics (identificazione e prevenzione di effetti dietetici e stile di vita indotti in giovani e bambini), il nostro paese registra il primato per sovrappeso e obesita' nella fascia d'eta' compresa tra i 6 e i 9 anni. Ultimo dato sconfortante: in Italia l'aumento dell'obesita' infantile segna un 2,5 per cento ogni 5 anni. I dati sono stati diffusi in occasione della presentazione dell'iniziativa "Lotta al sovrappeso e all'obesita'.Anno III" promossa da Gianluca Mech e dal Centro Studi Tisanoreica, con il coinvolgimento di Fimmg, Fimp, Federsanita'-Anci e Assofarm.
«La ventilata istituzione di una tassa sul cibo spazzatura da parte del ministro Balduzzi non sarebbe una cattiva idea - provoca Mech, impegnato in una campagna anti-obesita' ispirata da Michelle Obama - ma ritengo piu'' importante sensibilizzare i medici generici ed i pediatri affinche' prescrivano ai pazienti in sovrappeso, diete a basso indice glicemico».
 Se la meta' degli italiani infatti adottasse questo regime, il tasso di obesita' in eta' adulta «diminuirebbe dal 10 al 5 per cento», afferma Mech, sottolineando che «1 milione e cinquecentomila obesi in meno, comporterebbero una riduzione di quasi 2,5 miliardi di euro del costo sanitario annuo sostenuto per curarli».