In Italia 4.000 casi di tbc l'anno, 50% tra immigrati

Alessandro Biancardi

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ROMA. Sono stati oltre 4.000 nel 2008 i casi di tubercolosi diagnosticati in Italia, il 50% dei quali ha riguardato cittadini immigrati.

Dati del ministero della Salute, presentati oggi a Roma in occasione degli Stati generali della tubercolosi.

Lombardia e Lazio sono le regioni nelle quali si concentra il maggior numero di casi di Tbc; piu' in generale, tra nord e centro della penisola si verifica il 90% dei casi.

Tra le diverse tipologie di malattia, prevalgono le forme polmonari (459), seguite da quelle extra-polmonari (89) e da quelle miste (36). Un malato su due, nel nostro paese, e' straniero, prevalentemente rumeno e marocchino, con un'incidenza dell'11%, pari a 505 casi, per i rumeni e del 5% per i marocchini.

In base ai dati diffusi dal ministero della Salute, la tubercolosi oggi colpisce in misura inferiore le donne rispetto agli uomini (20% in meno).

La categoria piu' a rischio e' quella degli anziani, a causa del loro naturale indebolimento generale. «In Italia la malattia persiste, sebbene in termini epidemiologici contenuti, e al tempo stesso aumentano i fattori di rischio che coinvolgono anche la popolazione generale - ha spiegato Giorgio Besozzi, direttore del Centro di formazione permanente tubercolosi Villa Marelli, azienda ospedaliera Niguarda Ca' Granda - Per oltre vent'anni si e' creduto che la malattia fosse completamente debellata, nonostante nel mondo rappresenti ancora un'emergenza sanitaria globale di dimensioni impressionanti. In un mondo globalizzato dobbiamo fare i conti con nove milioni di nuovi casi all'anno, quasi due milioni di decessi e oltre due miliardi di persone infette, serbatoio inesauribile dei futuri nuovi casi. Abbassare la guardia in questo momento e' irresponsabile».

Nel mondo infatti la tubercolosi uccide ogni anno 2 milioni di persone e, nel 2008, sono state oltre 9 milioni le persone contagiate.

Di queste, 440mila hanno contratto forme resistenti ai farmaci (definite MDR-TB). Ancora oggi, inoltre, un terzo delle persone con tubercolosi non ha garanzia di una diagnosi appropriata e di cure. Asia, col 55% dei casi globali, e Africa sono i continenti piu' colpiti. Il continente africano registra inoltre il 79% dei casi mondiali di tbc associata all'Aids.

Constatata la portata dell'emergenza, gli esperti riuniti oggi a convegno hanno sottolineato la necessità di aprire nuovi laboratori diagnostici attrezzati e moderni, di espandere le attivita' di sostegno in aree non ancora raggiunte dagli aiuti, di offrire maggiore accesso ai farmaci e mobilitare piu' risorse.

L'obiettivo finale è quello di ridurre del 50% l'incidenza della tubercolosi e i decessi correlati entro il 2015, e di debellare la malattia a livello globale entro il 2050.

Il contagio, hanno sottolineato gli esperti, può avvenire dovunque anche se ci sono alcuni luoghi piu' a rischio di altri. In particolare, i luoghi piccoli, affollati e con carso ricambio d'aria come uffici, carceri, mezzi pubblici, scuole. Intervenendo agli Stati generali, il ministro della Salute Ferruccio Fazio ha annunciato le misure che il governo sta realizzando per far fronte al problema della Tbc: linee guida per il trattamento della tubercolosi, un piano di sorveglianza, l'istituzione di registri ad hoc ed azioni a favore della produzione di farmaci di seconda linea. Quanto infine alla necessita' di farmaci di seconda linea, il ministro ha concluso annunciando che a breve «ci sarà un tavolo con l'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) e le regioni». 

24/03/2011 10.33