Tumori collo utero, studio italiano conferma efficacia test Hpv

Alessandro Biancardi

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Redazione Pdn

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ROMA. La relazione tra il Papillomavirus (Hpv) e il tumore del collo dell'utero e' nota da oltre 20 anni.

Sono piu' di 100 i genotipi di Hpv classificati a oggi, di cui 13 considerati ad alto rischio. In Italia circa il 4-5% dei risultati del Pap test mostrano alterazioni minimali o di significato indeterminato definite come 'Ascus' (Atypical Squamous Cells of Undetermined Significance).

Le atipie citologiche Ascus rappresentano il piu' comune risultato di un pap test anomalo e necessitano di ulteriori approfondimenti.

L'introduzione del test che identifica il Dna del virus Hpv, denominato test Hybrid Capture 2 (HC2), nella gestione di tali atipie citologiche consente di ottenere benefici clinici, organizzativi ed economici.

E' quanto emerge dal recente studio italiano Pater (Population-based frequency assessment of HPV-induced lesions in patients with borderline Pap tests in the Emilia-Romagna Region) pubblicato sulla rivista internazionale 'Cmro' e condotto dal dipartimento di Ginecologia e Ostetricia dell'Ospedale Universitario S.Orsola Malpighi di Bologna.

Il gruppo di ricercatori ha effettuato un'analisi retrospettiva con test HPV HC2 seguito dalla genotipizzazione, per valutare le pazienti cui era stato rilevato un Pap test Ascus tra gennaio 2000 e dicembre 2007.

Il test HPV nel gruppo delle pazienti con CIN3+ e la cui eta' media e' vicina a 40 anni ha dimostrato un'ottima sensibilita' (98,3%) e una buona specificita' (75,5%).

«Il rischio di un carcinoma invasivo nelle pazienti con citologia Ascus e' assai ridotto, e varia tra lo 0,1 e lo 0,2%, mentre nel 5-15% e' presente una lesione preneoplastica di alto grado (CIN2-3)», ha spiegato Silvano Costa, dipartimento di Ginecologia e Ostetricia del S. Orsola-Malpighi e autore dello studio. E ha aggiunto: «Elevata frequenza e bassa predittivita' generano costi umani ed economici rilevanti (ansia, colposcopie, biopsie, esami di follow-up), ma gravemente improduttivi in termini di numero di lesioni preneoplastiche o neoplastiche diagnosticate. In questo contesto, l'adozione di test 'intermedi', come il test Hpv in grado di selezionare le pazienti a rischio per lesioni di alto grado da inviare alla colposcopia, offrirebbe notevoli benefici clinici, organizzativi ed economici connessi alla considerevole riduzione dei costi di gestione della citologia borderline».

Si tratterebbe, dunque, di inviare a colposcopia ed eventuale biopsia mirata solo chi risulta Hpv positivo, cioe' poco piu' del 30% di tutte le Ascus. In questo modo si otterrebbe uno snellimento delle procedure diagnostiche e si porrebbe rimedio al sovraffollamento dei centri di colposcopia. 'Pater' riprende le fila dello studio americano Alts (ASCUS/LSIL Triage Study) riconfermando ed estendendo tali risultati, e soprattutto introducendo alcune novita': «Mentre nello studio americano l'eta' media delle donne sottoposte a indagine era di 26 anni con positivita' all'Hpv del 56%, nel 'Pater' l'eta' media e' di 38 anni», ha osservato Simona Venturoli, sezione di Microbiologia del Dipartimento di Ematologia e Scienze Oncologiche del S. Orsola-Malpighi e coautrice dello studio, «le donne coinvolte in Pater fanno parte di una popolazione di screening, aderente alla realta' non solo italiana ma anche europea, con una positivita' al test HPV HC2 inferiore al 35%. Questo ha permesso di evidenziare solo per questa selezionata percentuale di donne l'esigenza di ulteriori approfondimenti diagnostici con un evidente risparmio di lavoro e costi non necessari, conseguenti all'attuale gestione di tutta la citologia borderline».

Il tumore del collo dell'utero e' ancora oggi una patologia molto rilevante dal punto di vista sanitario e sociale e costituisce in Italia la seconda causa di morte per tumore nelle donne tra i 15 e i 44 anni d'eta'. Ogni anno si registrano 3.500 nuovi casi, con 1.700 decessi.

15/03/2011 8.36