Citomegalovirus in gravidanza, parte la sperimentazione pescarese

Alessandro Biancardi

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PESCARA.  Contro i danni da Citomegalovirus (CMV) per le donne in gravidanza e  per il feto, parte in questi giorni il progetto “Ricerca per crescere”.

A sostenere l'iniziativa sono la Regione con la partecipazione della Asl di Pescara e della Fondazione onlus Camillo De Lellis. Si tratta di sperimentare una terapia con immunoglobuline che consentirà di accertare con molta accuratezza il possibile danno da questa infezione virale per il feto ed evitare l’aborto. Capofila del progetto è l’Unità Operativa di Malattie Infettive di Pescara, in collaborazione con quella di Ginecologia, con il Servizio di Igiene pubblica e con varie strutture dell’Università di Chieti (Itab e Clinica ginecologica).

In Italia circa l’1% dei nati presenta infezione congenita da CMV. Nel 12% dei casi di infezione possono verificarsi gravi danni fetali (microcefalia, displasia o atrofia cerebrale, atrofia cerebellare, disturbi della vista e dell’udito fino al mutismo, emorragie, epatite, polmonite, prematurità, fino alla morte intrauterina).

Nonostante questo, lo screening del CMV non è previsto oggi dalle indagini obbligatorie in gravidanza, mentre sono numerose le donne che, scoperto il problema, decidono di abortire in assenza di una rassicurazione sulla salute del proprio feto e nella consapevolezza di non poter prevenire i danni fetali.

«Proprio da una di queste storie, tristemente consumatasi a Malattie Infettive di Pescara – spiega il primario Giustino Parruti - alcuni anni fa, nacque l’idea di favorire la diffusione di terapie sperimentali per questa condizione e di progettare e realizzare una vera e propria sperimentazione di respiro internazionale per impedire che gravose sofferenze potessero ancora esitare in aborto senza poter intervenire a sostegno delle gestanti».

All’origine del progetto c’è l’incontro tra i promotori della Asl di Pescara e il professor Giovanni Nigro, direttore della Clinica pediatrica dell’Università dell’Aquila, che alcuni anni fa ha sperimentato per la prima volta l’efficacia delle immunoglobuline nella lotta contro i danni fetali da CMV, documentando una marcata riduzione delle conseguenze sul feto grazie all’impiego di questo presidio, come pubblicato nel 2005 sul prestigioso New England Journal of Medicine.

«INIZIATIVA UNICA NEL SUO GENERE»

La sperimentazione abruzzese mira a riaccendere i riflettori sul problema e vuole offrire la possibilità a tutte le donne con una gravidanza a rischio da CMV di verificare gratuitamente l’effettiva sussistenza dell’infezione e, in caso positivo, di testare l’efficacia delle immunoglobuline nell’ambito di una sperimentazione controllata, allontanando l’ipotesi dell’aborto in tutti i casi – la stragrande maggioranza – in cui il danno fetale non si sia effettivamente verificato o sia stato efficacemente prevenuto. «L’iniziativa è unica nel suo genere in Italia e in Europa – spiega Claudio D’Amario, manager della Asl di Pescara – è l’unica sperimentazione totalmente gratuita e senza restrizione di accesso, che garantisce a tutti i partecipanti l’infusione di immunoglobuline potenzialmente efficaci».

Il progetto prevede quattro fasi. In primo luogo, la conferma dell’infezione da CMV nella gestante, poi nel sospetto di un danno esistente, viene offerta anche la risonanza magnetica nucleare fetale, da eseguire all’Itab dell’Università di Chieti. Se la gestante lo richiede, si passa poi – terzo passaggio - alla verifica del fatto che il CMV abbia effettivamente raggiunto il feto, analizzando il liquido amniotico ed eventualmente il sangue fetale, mediante amniocentesi e cordocentesi, eseguite rispettivamente a Ginecologia di Pescara e alla Clinica ginecologica dell’Università di Chieti.

Si provvede infine – quarto passaggio - all’assegnazione di un protocollo di cura per la singola gestante, con uno dei due tipi di immunoglobuline in sperimentazione.

«E’ molto apprezzabile la volontà della Direzione regionale della Sanità della Regione nel sostenere economicamente una scelta ambiziosa, di ampio respiro e dalle molteplici e durevoli ricadute come la presente sperimentazione – dichiara il manager D’Amario - ha infatti mostrato una capacità di “vision” molto avanzata, che va sottolineata specie nel presente contesto di ristrettezze e di scelte spesso gravose al ribasso».

«Anche la collaborazione Asl-Fondazione onlus Camillo de Lellis è importantissima – aggiunge il primario Parruti – perché il numero delle donne incluso nella sperimentazione potrà aumentare. Ci sono 400 mila euro per l’acquisto delle immunoglobuline, sufficienti per 150 donne. Il coinvolgimento della Fondazione de Lellis e di altre espressioni della società civile, come l’Associazione San Benedetto di Pescara, potrà servire ad aumentare il finanziamento. Una lezione di sussidiarietà orizzontale, ed una speranza di sviluppo per tutta la Asl».

Il progetto sarà diffuso e pubblicizzato anche con la realizzazione di un sito internet dedicato.

25/02/2011 8.59