Nella forma dell'orecchio la spia dell'infarto

Alessandro Biancardi

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FIRENZE. Ci voleva l'antica medicina cinese per avere la prova che tra forma dell'orecchio e infarto corre un sottile ma sicuro rapporto.

Ne da' notizia il farmacologo Alfredo Vannacci, specialista di Agopuntura e Medicina tradizionale cinese dell'Universita' di Firenze.

"Fin qui era solo l'intuizione di alcuni cardiologi", spiega, "Adesso possiamo dirlo con certezza: i portatori di un particolare segno sull'orecchio, una piega del lobo, sono piu' esposti alle malattie cardiache. Un fenomeno che abbiamo potuto studiare e confermare con metodi e approcci scientifici".

 E' la piu' importante delle numerose ricerche che l'ateneo fiorentino ha presentato in questi giorni a Berlino al terzo Congresso europeo di Medicina Integrativa. Si tratta dei primi risultati di un importante progetto di ricerca sulle erbe della Medicina Tradizionale Cinese, coordinato dal dottor Vannacci, che il ministero della Salute ha affidato all'Universita' di Firenze, dove da anni si insegna Agopuntura e, da quest'anno, anche l'intero complesso della Medicina Integrativa in un master aperto a infermieri, farmacisti, erboristi, ostetriche, nutrizionisti, ecc. Coordinato dai professori Gian Franco Gensini e Pietro Modesti, il master (www.medicinaintegrativa.it) e' organizzato in tre indirizzi affidati ad altrettanti specialisti: Fabio Firenzuoli per Fitoterapia Clinica, Pietro Pasquetti per Medicina Manuale e Vannacci per Agopuntura e Medicina Tradizionale Cinese. "Al congresso di Berlino", spiega quest'ultimo, "abbiamo presentato nove diverse comunicazioni sui risultati delle nostre ricerche. Quella che piu' ha interessato i colleghi presenti da tutto il mondo e' appunto quella sul rapporto tra forma dell'orecchio e malattie cardiache. Abbiamo in effetti scoperto un'importante evidenza scientifica di quanto sia efficace un'antica medicina come quella cinese".

 Per Firenzuoli, direttore del Centro di riferimento per la Fitoterapia della Regione Toscana ed esperto di Farmacovigilanza per l'Istituto Superiore di Santita' e la stessa Universita' di Firenze, e' un'ulteriore conferma che anche in medicina e' necessario integrare i diversi saperi. "L'incontro tra metodi tradizionali e moderne discipline della ricerca medica", spiega, "prevede infatti un continuo scambio di conoscenze, un dialogo serrato, un'interazione per il benessere completo del paziente. Medicina moderna, ricerca scientifica e la piu' avanzata metodologia epidemiologica devono viaggiare a braccetto nel rispetto dei criteri di efficacia e sicurezza delle cure, in particolare se a base di erbe medicinali, come dimostrato dai lavori presentati a Berlino". E' appunto quanto si insegna a Firenze, da quest'anno anche in modo innovativo: "Il master", spiega Vannacci, "e' strutturato per dare una formazione universitaria con i maggiori esperti nazionali e internazionali, cinesi compresi". "La vera novita'", aggiunge Firenzuoli, "sta proprio nell'averlo aperto sia ai medici sia ai vari operatori sanitari, nel nome di un'alleanza tra professionisti della salute: nel rispetto delle competenze, dei limiti di ciascuna professione e per il benessere di quanti scelgono di curarsi con le Medicine Integrative".

10/12/2010 8.01