In Abruzzo si moriva poco di tumore nel periodo 1981-2001

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO.  L'Abruzzo si colloca tra le 4-5 regioni con la più bassa mortalità per tumori, sia per quelli a più bassa sopravvivenza come il tumore del polmone, sia per quelli con elevata sopravvivenza come i tumori della mammella e della cervice uterina.

 Nel dettaglio, il minor rischio abruzzese è attribuibile alla mortalità per cardiopatia ischemia (in Abruzzo più bassa del 15% rispetto alla media italiana) e per i tumori (-18% con tassi inferiori del 25%-45% rispetto alla media nazionale per tumori specifici polmone, mammella, gastrointestinali/fegato/pancreas, rene e vie urinarie,vescica ecc.).

Pertanto, la mortalità generale in Abruzzo, inferiore a quella nazionale del 5-6% per quanto riguarda le donne e dell'8% per quanto riguarda gli uomini, ha fatto registrare una riduzione del 7,3% (donne) e dell'11% (uomini) nel periodo 1991-2001 rispetto al decennio precedente 1981-1990.

A fine periodo, l'aspettativa di vita è 77 anni per gli uomini e 83 per le donne. Sono alcuni dei dati più significativi analizzati, questa mattina, a Pescara, nella sede dell'Agenzia Sanitaria Regionale, nel corso di un workshop "VIS d'Abruzzo" incentrato su Valutazione d'Impatto sulla Salute, epidemiologia e prevenzione ambientale.

A coordinare ed introdurre i lavori è stato Felice Vitullo dell'ASR che, in particolare, si è soffermato sulla VIS come strumento di pianificazione territoriale regionale. La VIS è una metodica di valutazione che può essere definita come una combinazione di procedure e metodi attraverso cui politiche, piani, programmi, progetti ed interventi vengono valutati insieme agli effetti che possono produrre sulla salute pubblica e sui carichi assistenziali del sistema sanitario. Tornando all'analisi della mortalità in Abruzzo, condotta su base territoriale e per causa, nell'arco del ventennio 1981-2001 si è potuto accertare che su 256.902 decessi, quasi 90 mila si sono registrati nei dieci Comuni più grandi.

Inoltre, in relazione alla mortalità in Abruzzo per malattie cerebrovascolari, che non mostra tassi inferiori rispetto alla media italiana, si registra una riduzione del 22% (donne) e del 31% (uomini) nel decennio 1991-2001. E', invece, la mortalità per traumatismi a mostrare, nella nostra regione, un tasso lievemente più alto rispetto alla media nazionale (2-10% nelle donne) con tassi stabili nei due periodi per il totale della cause: incidenti stradali, infortuni sul lavoro, incidenti domestici, cause violente.

 Anche la mortalità infantile, in Abruzzo, risulta più alta che nel resto d'Italia (+15% nel periodo 1991-2001). In conclusione, dall'analisi emerge che i territori tendenzialmente più a basso rischio per i tumori presentano eccessi relativi di mortalità per cardiopatie ischemiche e viceversa, anche se in alcuni territori presentano eccessi di rischio per entrambi i gruppi di cause. Gli stessi fenomeni si segnalano nei grandi centri come Chieti, Lanciano, Vasto, L'Aquila, Svezzano, Sulmona, Pescara, Motesilvano, Teramo e Giulianova).

 

26/11/2010 12.29