Bambini oncologici curati fuori regione, una proposta per fermare la migrazione

Alessandro Biancardi

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CHIETI. La Clinica Pediatrica di Chieti lancia l’idea delle rete territoriale

Fermare la migrazione dei casi di oncologia pediatrica? Si può, creando a livello regionale una rete oncologica per la fascia di età compresa tra 0 e 18 anni, che sappia coniugare l’impegno specialistico di tipo clinico con una tipologia di assistenza costruita sul bisogno complessivo del bambino, fatto di cure ma anche di relazioni affettive e sociali garantite dal proprio ambiente di riferimento. E’ questa la proposta avanzata dalla Clinica Pediatrica dell’Università di Chieti, che promuove per sabato 4 settembre una giornata di studi dedicata alla rete territoriale in oncologia pediatrica, in programma presso l’Auditorium del rettorato.

«Occorre superare la frammentarietà dell’offerta e la disomogeneità delle prestazioni – sottolinea Francesco Chiarelli, direttore della Clinica – all’origine del consistente fenomeno migratorio che caratterizza il settore: più del 60% dei ricoveri oncologici pediatrici finisce fuori regione, mentre la percentuale che resta è concentrata prevalentemente su Pescara. I tumori dell’encefalo, delle ghiandole e di altre parti del sistema nervoso rappresentano la categoria per la quale ci si trasferisce di più (76,4%), seguono quelli dell’apparato digerente e del peritoneo (61,6%), i tumori genito-urinari (53,6%) e del tessuto linfatico (48,4%). La migrazione riguarda il Centro (61,6%), seguono il Nord (33,2%) e il Sud (8%).  Riteniamo di trovarci davanti a un fenomeno di migrazione evitabile, ossia dovuta a una inadeguata allocazione dei presidi diagnostico-terapeutici, a disinformazione e inefficienza delle strutture locali, ed è per questo che desideriamo far scaturire da questa giornata proposte organizzative per creare un sistema integrato di assistenza ai bambini malati di tumore al fine di offrire a loro e alle famiglie una risposta sanitaria decisamente meglio strutturata».

 

03/09/2010 9.36