A Guardiagrele si sperimenta la psicoriabilitazione nei "gruppi appartamento"

Alessandro Biancardi

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Redazione Pdn

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CHIETI. Fino a un anno fa erano quasi fantasmi, rappresentazioni di una vita «da matti» che aveva finito per usurparne l’identità, perché non si percepivano «persone», ma solo «malati di mente».

 

Oggi, dopo un percorso di riabilitazione, finalizzato al recupero delle capacità residue, hanno avuto un’altra chance, e per alcuni di loro si apre la finestra di una seconda vita: lasciare il luogo di cura per vivere in condizioni di semi-autonomia.

E’ questa la straordinaria opportunità che si offre ad alcuni dei pazienti psichiatrici trasferiti dalle strutture del Gruppo Villa Pini e ospitati all’Ospedale di Guardiagrele, in procinto di lasciare la struttura protetta per approdare a una formula di residenzialità assolutamente nuova per molti di loro, vissuti da sempre in condizione di restrizione. Secondo l’équipe multi specialistica che li ha seguiti in questi mesi, per circa dieci malati può dirsi conclusa una prima fase del lavoro riabilitativo, che potrà proseguire con una formula diversa, ma sempre finalizzata al recupero delle abilità residue e soprattutto dell’identità di «persone», il passaggio forse più cruciale dell’intero percorso seguito. Oggi questi pazienti sono pronti a reinserirsi nel tessuto sociale conducendo una vita quasi autonoma, in una casa normale dove svolgono le normali attività quotidiane, in un regime di sorveglianza «soft» da parte del personale del Dipartimento di Salute mentale finalizzato a monitorare la correttezza delle terapie e le dinamiche di convivenza.

Per questo la Asl si è messa in moto per cercare due appartamenti, a Guardiagrele, per consentire ad alcuni pazienti trasferiti dalle strutture di Villa Pini di poter lasciare l’ospedale e vivere liberi, in una condizione per alcuni sconosciuta, per altri dimenticata, visto che da «ricoverati» hanno passato quasi una vita intera.

 La nuova fase del percorso riabilitativo prevede la collocazione di circa dieci pazienti in un contesto abitativo civile e con un minimo di apporto assistenziale, secondo il modello delle Comunità Alloggio o Gruppo Appartamento, un progetto di «residenzialità leggera» che passa per strutture assistite dove si sperimenta una vita autonoma, seguiti dagli operatori sociali e sanitari. Piccole case «protette» dove le persone con disturbi mentali possono ricominciare a vivere, una «palestra» che li addestra ad affrontare tutti i problemi quotidiani che la vita reale comporta, un passaggio essenziale per chi porta sulle spalle la storia della psichiatria degli ultimi 30-40 anni.

«Malati come questi sono specchio di un tempo che dovremmo esserci lasciati alle spalle – chiarisce lo psichiatra Fiore Di Donato –. Per fortuna non c’è ricambio, nel senso che oggi psicosi gravi, schizofrenia e patologie simili non evolvono in forme croniche perché un diverso approccio terapeutico aiutato da riabilitazione e nuovi farmaci consentono prognosi meno infauste alla malattia psichiatrica, che non ci consegna più i cosiddetti manicomiali, quali invece sono purtroppo gli ex ospiti di Villa Pini. Il lavoro che abbiamo fatto qui da noi è stato proprio quello di ricostruzione dell’individualità, riaccostandoli alla vita degli altri, creando condizioni di integrazione che li facessero sentire come gli altri. E quindi la cura di sé, dal parrucchiere all’abbigliamento, la gita al mare e in montagna, il pranzo al ristorante, l’arte-terapia, la scelta del medico di medicina generale sono stati strumenti fondamentali per fare riacquistare a questi malati la coscienza di essere persone, e quindi di diventare, forse per la prima volta nella vita, cittadini».

«Accogliendo questi pazienti la nostra Azienda si è misurata con una sfida – aggiunge il Direttore Generale, Francesco Zavattaro – perché era importante tentare un’azione di recupero, per quanto potesse sembrare all’inizio disperata. Perciò abbiamo messo in campo un progetto chiaro, portato avanti da un personale motivato e capace, che ha portato a miglioramenti straordinari, al punto che oggi per alcuni è arrivato il tempo di riprendersi la vita per intera. Ma c’è un altro aspetto importante, che va sottolineato: l’intera operazione di trasferimento degli ex pazienti di Villa Pini ha rappresentato una straordinaria opportunità per il servizio pubblico, che si è riappropriato della riabilitazione psichiatrica, delegata troppo e troppo a lungo ai privati ».

24/11/2010 16.57