Tumore del colon-retto, 17 mila diagnosi nuove ogni anni

Alessandro Biancardi

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ROMA. Ogni anno in Italia 37.000 nuovi casi e 15.000 decessi; più colpiti gli uomini delle donne con rispettivamente 20.000 e 17.000 nuove diagnosi all’anno.

 

La sopravvivenza a 5 anni è circa del 65 per cento, ma sale al 90 per cento se il tumore è rilevato a uno stadio iniziale.

Oggi, anche per i pazienti con malattia avanzata, associare la chemioterapia a farmaci antiangiogenesi come bevacizumab può aumentare la sopravvivenza fino a 3 anni con un impatto molto contenuto sugli effetti collaterali.

Alcuni tra i più importanti oncologi italiani si confrontano proprio in questi giorni a Roma sulle future strategie per la lotta al tumore e su come continuare a progredire nella lotta contro il secondo dei “big killer” utilizzando al meglio le strategie terapeutiche disponibili.

Il tumore del colon-retto è una delle neoplasie per le quali negli ultimi anni, grazie alla diagnosi precoce e ai progressi della ricerca scientifica, si è registrato un miglioramento delle prospettive per i pazienti. 

«Lo screening è fondamentale nel ridurre la mortalità per questo tumore», afferma Giuseppe Tonini, professore di Oncologia e Direttore della Divisione di Oncologia Medica, Università Campus Bio-Medico, Roma. «L’esame del sangue occulto delle feci è in grado di ridurre la mortalità del 13-33% e rappresenta ancora la procedura non invasiva più comunemente utilizzata per la diagnosi precoce del carcinoma del colon-retto». Le indicazioni dello screening in Italia comprendono l’utilizzo annuale del sangue occulto nelle feci e della coloscopia ogni 5 anni dall’età di 50 anni.

Anche per i pazienti con malattia in fase avanzata, tuttavia, i progressi nelle terapie hanno incrementato la sopravvivenza e la qualità della vita.

«Negli ultimi di 10 anni, per quanto riguarda il tumore del colon-retto», afferma Carlo Antonio Maria Barone, professore di Oncologia Medica, Università Cattolica del “Sacro Cuore” di Roma, «i cambiamenti sono stati forse più vistosi rispetto ad altre neoplasie, ad eccezione del carcinoma alla mammella, l’unica altra neoplasia per la quale le prospettive sono sicuramente migliorate. Per pazienti affetti da tumore in fase metastatica, per i quali l’intervento chirurgico non è fattibile, abbiamo osservato un graduale incremento della sopravvivenza mediana, che è quasi raddoppiata: da circa 14 mesi oggi può superare i 2 anni».

L’aggiunta dei farmaci a bersaglio molecolare all’armamentario terapeutico ha contribuito in maniera determinante a questi risultati. È il caso ad esempio del contributo apportato da bevacizumab che, utilizzato in associazione con i chemioterapici, ha portato ad un aumento della sopravvivenza fino a 3 anni, e ad una sopravvivenza libera da malattia di un anno.

«Sono risultati inimmaginabili fino a poco tempo fa e corrispondono a un incremento di sei mesi della sopravvivenza generale, ovvero a un incremento di efficacia della terapia di circa il 20-30 per cento», afferma Enrico Cortesi, Professore di Oncologia Medica, “Sapienza” Università di Roma. «I risultati di bevacizumab sono interessanti anche perché sono stati ottenuti senza incrementi significativi di tossicità, con un buon profilo di tollerabilità della terapia e di compliance del paziente. Il controllo della malattia assicura anche una buona qualità di vita, superiore di molto a quella dei pazienti non trattati, anche perché, in alcuni casi, si traduce in una scomparsa dei sintomi». 

L’evidenza dell’efficacia terapeutica dei farmaci a bersaglio molecolare è dimostrata anche da un’altra autorevole voce che arriva da oltreoceano: Fairooz F. Kabbinavar, ricercatore della UCLA David Geffen School of Medicine di Los Angeles e autore di alcune delle più importanti ricerche sulle terapie oncologiche a bersaglio molecolare, in una sua intervisita esclusiva dichiara: «Oggi bevacizumab, insieme alla chemioterapia, è considerato nella pratica clinica americana la migliore opzione terapeutica per il trattamento del carcinoma metastatico del colon-retto per tutti i pazienti, ad eccezione di quelli che presentano controindicazioni per questo farmaco. Numerosi trials clinici» – continua Kabbinavar – «dimostrano l’efficacia di questo farmaco in aggiunta alla chemioterapia nel trattamento di prima linea del tumore del colon-retto in fase metastatica. La sua efficacia è dimostrata con tutti i chemioterapici e rispetto a tutti i pazienti, indipendentemente da alcune caratteristiche che possono essere presenti nel momento dell’esecuzione del trattamento, ad esempio l’età».

23/11/2010 9.56