Scoperto 'interruttore' genetico che attiva la depressione

Alessandro Biancardi

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LONDRA. Scoperta la chiave genetica della depressione: un vero e proprio 'interruttore' che attiva le sindromi depressive attaccando i neuroni e favorendo la comparsa dei sintomi.

La scoperta, da parte dei ricercatori della Yale University, puo' portare a un nuovo 'superfarmaco'che, attaccando il gene incriminato e inibendone le funzioni, potra' impedire o curare molte forme depressive.

«Questo studio - ha detto Ronald S. Duman, professore di psichiatria e farmacologia all'Universita' di Yale e autore senior dello studio - ha individuato il gene che potrebbeessere una causa primaria, o almeno un fattore di contributo importante, per le anomalie che portano alla depressione».

 La depressione, che solo negli Stati Uniti ha un costo sociale ed economico annuale di 100 miliardi di dollari, e' dovuta a una serie di componenti psicologiche, ma anche da fattori fisiologici. Questo spiega perche' le persone rispondono in modo diverso agli antidepressivi piu' comunemente prescritti, che operano manipolando l'assorbimento del neurotrasmettitore serotonina. Tuttavia, ben il 40 per cento dei pazienti depressi non rispondono ai farmaci attualmente disponibili, che richiedono settimane o mesi per produrre una risposta terapeutica.

 Il team di Yale ha condotto analisi del genoma su campioni di tessuto da 21 persone decedute, a cui era stata diagnosticata la depressione, e hanno li confrontati con i livelli di espressione genica di 18 individui sani. Scoprendo che un gene chiamato MKP-1 aumenta di piu' di due volte nei tessuti del cervello di individui depressi. Il gene, infatti, riesce a disattivare una molecola essenziale per per la sopravvivenza e la funzione dei neuroni, e quando questa molecola viene deteriorata subentrano i sintomi tipici della depressione. Quando il 'cattivo' gene MKP-1 e' disattivato nei topi, hanno inoltre scoperto gli scienziati, i topi diventano resistenti allo stress. Quando il gene viene attivato, i topi presentano sintomi depressivi. Lo studio, pubblicato sulla rivista Nature Medicine, conclude sottolineando che la scoperta del ruolo negativo del MKP-1 puo' identificarlo come un potenziale bersaglio per una nuova classe di agenti terapeutici, in particolare per il trattamento della depressione resistente.

 18/10/2010 14.42