Tumori: in Italia 4 mln malati casi rari; 60mila nuovi casi annui

Alessandro Biancardi

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NAPOLI. Sono 60 mila i nuovi casi diagnosticati ogni anno in Italia, il 17% di tutte le neoplasie, 450 mila in Europa, per un totale di quattro milioni di persone affette.

Queste le cifre relative ai cosiddetti tumori rari, ovvero le neoplasie che hanno una incidenza inferiore o uguale a sei casi su 100 mila persone e che per questo sono più difficilmente individuabili. I maggiori studiosi provenienti dall'Italia e dagli Stati uniti si confronteranno su questa patologia nel corso della prima Conferenza mediterranea, organizzata dall'Azienda ospedaliera universitaria Federico II di Napoli per venerdì e sabato prossimi. Nel corso del convegno saranno presentati i risultati ottenuti nel primo anno di attività del Centro di riferimento tumori rari (Crtr), che si avvale della collaborazione di diversi specialisti delle singole patologie per lavorare alla definizione di linee comuni di intervento. «Le cifre in nostro possesso - ha detto la responsabile Giovannella Palmieri - sono sicuramente sottostimate a causa della difficoltà che si incontrano nella diagnosi, anche per la presenza di circa duecento diverse tipologie. Il dato più allarmante è rappresentato dal fatto che la probabilità di sopravvivenza nell'arco dei primi cinque anni di vita per i soggetti affetti da un tumore raro è del 47%, quasi il 20% in meno rispetto alle comuni neoplasie». Per avere un quadro più chiaro della situazione il Crtr sta lavorando alla realizzazione di una sorta di registro all'interno del quale saranno riportati i casi verificatisi in Campania. «Senza l'ausilio di questo strumento -ha aggiunto Palmieri - possiamo solo parlare di tendenze. Nel caso dei tumori germinali, come per esempio quelli che colpiscono i testicoli, c'è il sentore che siano in aumento nella nostra regione». Il direttore generale dell'azienda ospedaliera universitaria, Giovanni Canfora, ha sottolineato l'importanza della «collaborazione a distanza tra medici e strutture sanitarie, che può essere facilitata dall'uso degli strumenti telematici». Il direttore del dipartimento di Endocrinologia e Oncologia molecolare, Sabino De Placido, si è soffermato invece sulle possibilità che il centro offre agli specializzandi, che «si possono cimentare nello studio di casi clini rari». 09/12/2011 07:41