Asse Chieti-Londra: nuove prospettive per curare il cancro del pancreas

Alessandro Biancardi

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CHIETI. Passa per l’Università e l’Ospedale di Chieti una scoperta che potrebbe aprire la strada a nuovi farmaci in grado di bloccare la diffusione del cancro del pancreas.

 

Una ricerca ha, infatti, identificato uno dei possibili meccanismi responsabili dello sviluppo di tale patologia. Lo studio, pubblicato dalla prestigiosa rivista scientifica Clinical Cancer Research, è stato guidato dal professor Marco Falasca del Barts and The London School of Medicine and Dentistry, Queen Mary University of London, in collaborazione con il dottor Federico Selvaggi dell’Università di Chieti e il professor Paolo Innocenti, direttore della Patologia Chirurgica dell’Ospedale di Chieti nonché del Dipartimento di Scienze chirurgiche sperimentali e cliniche dell’ateneo teatino.

In questa ricerca è stato trovato per la prima volta un legame tra una proteina, P110gamma, e il tumore del pancreas. I ricercatori hanno scoperto il legame con P110gamma studiando se particolari proteine sono collegate alla crescita cellulare nel tessuto pancreatico normale che in quello tumorale. Circa la meta’ di tutti i tipi di cancro sono legati ad alterazioni della funzione svolta da un membro di una famiglia di queste proteine a cui appartiene p110gamma, chiamata fosfoinositide 3-chinasi.

Questa proteina potrebbe essere utile per lo sviluppo di nuovi trattamenti o per consentire una diagnosi piu’ precoce della malattia. Il tumore al pancreas ha uno dei più bassi indici di sopravvivenza tra tutte le forme tumorali, a causa della mancanza di una sintomatologia specifica che comporta una tarda diagnosi e della sua resistenza alla chemioterapia e radioterapia.

In questa ricerca e’ stato evidenziato che in circa tre quarti dei tumori pancreatici sono presenti alti livelli di P110gamma. Negli esperimenti di laboratorio, quando la produzione di questa proteina e’ stata bloccata, si è manifestata contemporaneamente l’interruzione della crescita delle cellule cancerose.

«Sebbene non tutti i tessuti tumorali mostrino alti livelli di P110gamma, cio’ avviene in un’alta percentuale di casi - afferma Marco Falasca, docente in farmacologia molecolare. - Il fatto che le cellule tumorali del pancreas abbiano bisogno della proteina P110gamma per crescere, dimostra che questa proteina ha probabilmente un ruolo chiave nella progressione della malattia e ciò la rende un potenziale bersaglio per lo sviluppo di nuovi trattamenti».

«Abbiamo inoltre scoperto inoltre che la proteina P110gamma è presente ad alte concentrazioni nei pazienti affetti da pancreatiti croniche - aggiunge il dottor Federico Selvaggi -. I pazienti con questa malattia hanno un rischio maggiore di sviluppare il cancro del pancreas e questo suggerisce che la P110gamma potrebbe entrare in gioco a uno stadio precoce della malattia. Se questo è il caso, potrebbe essere usata per facilitare una diagnosi precoce o come segnale per monitorare la progressione della malattia e l’efficacia del trattamento».

Il gruppo sta lavorando attualmente su ulteriori ricerche volte a stabilire se la P110gamma sia correlata alla resistenza del tumore al pancreas alla chemioterapia e i meccanismi genetici responsabili degli alti livelli di P110gamma.

Gli autori della ricerca sottolineano che si tratta di un promettente punto di partenza, anche se sono necessari ulteriori studi prima che questa scoperta posso tradursi in un’applicazione diretta sui pazienti.