Per i medici è allarme depressione: 8 su 10 a rischio "burn out"

Alessandro Biancardi

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SANTA MARGHERITA DI PULA. Stress, carichi di lavoro eccessivi, orari sconvolti, ma anche coinvolgimento emotivo, incapacita' di sopportare il peso di errori che, a volte, possono costare la vita di un paziente.

Il fenomeno del 'burn out', ossia il logorio professionale che porta a forte depressione e, a volte, al suicidio, e' in crescita tra i medici italiani: otto su dieci ne sono gia' colpiti o sono fortemente a rischio. E' quanto emerge da un sondaggio su 184 medici di famiglia Lombardi, condotto da Davide Lauri e Mietta Venzi della Fimmg. I risultati fotografano, per quanto parzialmente, una realta' inquietante: il 12 per cento dei medici e' in pieno 'burn out' il 69 per cento si sente fortemente a rischio. E le conseguenze non sono di poco conto, se si pensa che le percentuali di suicidio tra i camici bianchi sono il doppio della media.

«E' un problema ancora poco conosciuto in Italia - spiega Davide Lauri - ma importante, e credo che le istituzioni dovrebbero intervenire con strategie di intervento e prevenzione, come gia' succede negli Stati Uniti, in Inghilterra e in Francia».

Le cause sono molteplici: «Sono da ricercare nell'ambito stesso del lavoro medico (carico di lavoro, conflitto di ruolo, ecc) - sottolinea Mietta Venzi - ma anche nell'ambito privato e personologico individuale. Nel concreto del quotidiano la sindrome del burn-out puo' ripercuotersi negativamente ed inevitabilmente sull'efficienza e sull'efficacia professionale con una conseguente complessiva riduzione della qualita' delle prestazioni. Dai primi dati emersi -continua la dott.ssa Venzi- si evince che l'eta' piu' matura dei MMG non influisce negativamente sul burn out, anzi i medici piu' giovani sono piu' esposti, dato confermato anche per quanto concerne l'anzianita' di lavoro (con gli anni aumenta la fiducia in se stessi); mentre il lavorare in gruppo o in associazione, quindi non singolarmente, previene la minaccia di burn out, ma non ne esenta dal rischio. I dati - conclude - ci dicono che sono certamente la pesantezza dei compiti, in primo luogo amministrativi, che i medici dichiarano di gestire con fatica maggiore; ad essi si affiancano quelli relativi alla gestione di pazienti "difficili" e la mancanza di tempo per gestire la loro vita privata».

 E spesso si innesca un circolo vizioso: piu' i medici sono depressi, piu' sbagliano. E sbagliando si deprimono ulteriormente.

07/10/2010 8.18