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Cirsu, confermato il fallimento. Corte d’Appello rigetta ricorso dei Comuni

Vagnoni: «Situazione grave, la Provincia aveva proposto altra strada»

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Cirsu, confermato il fallimento. Corte d’Appello rigetta ricorso dei Comuni

 

TERAMO. La Corte d'Appello ha rigettato il ricorso presentato dai sindaci del Cirsu confermando la sentenza di fallimento del Consorzio emessa dal Tribunale di Teramo.

La sentenza fa proprie le controdeduzioni degli avvocati che rappresentano il fallimento Cirsu, Fabrizio Acronzio e Gabriella Di Cesare, che hanno sottolineato la 'fallibilità' del Cirsu quale società in house degli enti pubblici, sostenuta dai concetti del controllo analogo e dell'attività prevalente, ma soprattutto l'altro elemento indiscutibile che hanno portato al crac Cirsu vale a dire, il grave stato di insolvenza del consorzio pubblico.

La Corte, composta dai giudici Iannaccone, Fiore e Filocamo, ha anche dichiarato inammissibile la costituzione in giudizio del Consorzio Stabile Ambiente, che per conto del Cirsu gestisce l'impianto di trattamento dei rifiuti di contrada Grasciano.

La vicenda ruota attorno al debito di 2,2 milioni di euro accumulati dal Cirsu nei confronti dell'Abruzzo igiene ambiente (Aia), che fino al 2011 ha costituito la parte privata della Sogesa, società ex braccio operativo del Cirsu addetta alla raccolta dei rifiuti nei Comuni consorziati, nonché alla gestione del polo di Grasciano.

Un debito derivato dal mancato pagamento, da parte del Cirsu, delle azioni dell'Aia acquisite nel momento in cui la Sogesa è diventata completamente pubblica.

Secondo quanto previsto dal piano di risanamento approvato dal tribunale di Teramo, il Cirsu avrebbe dovuto liquidare il proprio debito nei confronti dell'Aia entro il luglio del 2014, ma questo non è mai avvenuto; anzi il Cirsu ha fatto richiesta ai giudici del sequestro conservativo del credito vantato da Aia, in quanto non più riconosciuto.

Ma questa istanza è stata respinta. Poi la Corte d'appello ha riconosciuto la validità del reclamo della società del gruppo Deco, contestando al Cirsu la mancata presentazione dello statuto, dell'atto costitutivo e soprattutto delle ragioni per cui sarebbe infondato il credito avanzato dall'Aia, e sollevando dubbi sul rispetto delle regole, da parte del Cirsu e dei propri soci, che farebbero del consorzio una società "in house". «Di conseguenza non pare sia possibile escludere l'assoggettabilità del Cirsu al fallimento», avevano decretato in primo grado i giudici aquilani, «anche in considerazione

dell'ulteriore rilievo che esso non sembra svolgere direttamente l'attività di raccolta e smaltimento dei rifiuti, tant'è che ha ritenuto necessario costruire una società mista, la Sogesa, così assumendo la qualità di mera società finanziaria».

Adesso, secondo il consigliere delegato all’Ambiente, rifiuti ed energia Massimo Vagnoni la situazione «diventa particolarmente preoccupante e si sarebbe perso tempo prezioso.

La Provincia, nell’incontro del dicembre 2014,  aveva proposto ai Sindaci di comporre un’aggregazione unica, proposta sulla quale erano d’accordo in tanti, e dialogare con i curatori fallimentari per mantenere pubblica la gestione. Una possibilità sfumata proprio per la scelta dei Comuni del Cirsu di intraprendere, invece, la strada del ricorso. La bocciatura della Corte d’Appello, apre la porta, inevitabilmente, ai gestori privati. 

«C’è da registrare con rammarico», continua Vagnoni, «che al di là delle manifestazioni di generico consenso non si è  riusciti a stilare un’agenda concreta  su un tema centrale per il nostro territorio e i nostri cittadini i quali da anni pagano i costi della mancata autosufficienza impiantistica e dell’assenza di una discarica provinciale. La legge regionale che istituisce l’Agenzia unica dei rifiuti prevede  sub-ambiti provinciali nei livelli gestionali, un orientamento confermato anche dalla riforma della ministra Madia, e forse c’è ancora la possibilità di mantenere pubblica la gestione e di tenere calmierati, quindi, i costi dello smaltimento. Ma certo ora ci vuole una forte presa di coscienza da parte dei Sindaci e la volontà di superare quelle frammentazioni che in dieci anni hanno fatto collassare il sistema».