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Piomba Fino, il cda si liquida 50 mila euro di indennità (dubbie)

«Si chieda parere alla Corte dei Conti»

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Piomba Fino, il cda si liquida 50 mila euro di indennità (dubbie)

ATRI. Il Consiglio di Amministrazione del Consorzio Piomba –Fino, con determina direttoriale numero 68 del 23 dicembre scorso si è attribuito un compenso di circa 50.000 € a titolo di indennità e rimborsi per anni pregressi.

L’ingegnere Alessandro Italiani si è vista liquidata la somma di 32.600 euro solo per gli anni 2014-2015, il consigliere Piergianni Cilli la somma di 10.530 euro e la consigliere Antonella Mazzone la somma di  9.360 euro.

Si tratta però di indennità quanto meno dubbie dal momento che gli incarichi dovevano essere a titolo gratuito perché, come ricorda in un documento ufficiale il collegio dei revisori del consorzio comprensoriale «i componenti del CDA dei Consorzi di enti locali non possono essere attribuiti retribiuzioni, gettoni, indennità o emolumenti in qualsiasi forma».

Ma le cose non sono così semplici, la materia è controversa e sono anni che si discute circa la legittimità a ricevere indennità da parte dei componenti del C.D.A. del Consorzio ed è tuttora in corso una causa civile presso il Tribunale di Teramo che dirimerà tale questione.

Negli anni scorsi, inoltre li Comitato Civico "Atri Non si tocca" aveva posto l’accento sulle parentele dei prescelti: il presidente Alessandro Italiani è infatti il fratello dell'assessore all'ambiente del Comune di Atri, mentre  il consiglieri Piergianni Cilli figlio del sindaco di Castilenti ed Alessandro Valleriani, poi sostituito con Mazzone, un ex assessore esterno al comune Silvi.

Dopo gli attacchi del comitato il presidente dell'Assemblea del Consorzio, Ernesto Piccari, affermò che non si potesse parlare di "parentopoli", evidenziando che i componenti del Cda svolgessero le loro funzioni a titolo gratuito.

«Ma la realtà lo ha smentito nei fatti», denuncia oggi il comitato civico ‘Atri non si tocca’, «in quanto i componenti del Cda nominati dall'assemblea (integralmente politica) composta dai sindaci dei comuni consorziati, compreso il sindaco Astolfi, recentemente ha deliberato che il Consorzio abbia natura di azienda speciale rientrante nella categoria di Ente Pubblico economico e pertanto ha ritenuto legittimo erogare le indennità ai componenti precedentemente nominati».

Da qui la liquidazione dei 50 mila euro.

«Rimaniamo senza parole, certamente questa situazione crea molto imbarazzo alla giunta Astolfi visto che uno dei componenti del Cda al quale sono state liquidate le indennità è fratello dell’Assessore  all’Ambiente della Giunta atriana e perchè è innegabile che parliamo di incarichi assegnati da un’assemblea composta unicamente dai sindaci dei Comuni consorziati e pagati sempre con soldi pubblici, senza dimenticare che le tasse comunali sui rifiuti aumentano sempre di più così come aumentano le persone che non riescono ad arrivare a fine mese e non riescono a pagare queste tasse».

Intanto i consiglieri comunali del Pd  sollecitano il presidente dell'Assemblea del Consorzio Piomba-Fino a convocare immediatamente l'Assemblea per approvare la deliberazione di revoca della deliberazione «illegittima», evidenziando che in ogni caso, le indennità di carica percepite fino al 30.06.2014 devono essere recuperate dal Consorzio Piomba-Fino allo scopo di porre rimedio al danno erariale prodotto.

«Perché non si è aspettata la decisione del Tribunale che si sta occupando della vicenda?», domandano dal Partito Democratico. «Perché non si è chiesto preventivamente un parere al Ministero competente?  Perché nella delibera il direttore si riserva l’autotutela e nello stesso tempo si dispone l’immediata esecutività dell’atto? Allora che facciamo di fronte a tanta arroganza e disinvoltura?»

 «Accade in questa vicenda quello a cui, purtroppo, ci stiamo abituando in questi ultimi anni: una gestione, cioè, da parte degli amministratori improntata più al proprio benessere che a quello della collettività», commenta il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle, Riccardo Mercante.

«Tanto è vero che invece di sciogliere i gravissimi nodi che ancora circondano la discarica di Atri, il Consorzio ha ben pensato di liquidare ai membri del cda lauti compensi in totale violazione, per giunta, di quanto disposto dal D.L. 78/2010 che vieta, per tali ipotesi, la corresponsione agli amministratori di emolumenti ed in totale noncuranza di quanto precisato della Corte dei Conti che, con la delibera 4/2014, ha confermato l’applicazione di tale divieto anche ai componenti dei consigli di amministrazione dei consorzi. Adesso – ha concluso Mercante – mi pare necessario un intervento risolutivo da parte della Regione che vada ad aggiungersi alle procedure sanzionatorie sollecitate nella mia interrogazione. È ora di fare chiarezza, una volta per tutte, sulla vicenda, preoccupandosi di Atri e dei suoi abitanti e non certo degli interessi personali di pochi individui».