Aterno- Pescara, l'ottimismo di Goio: «risanamento in 5 anni grazie ai lavori»

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. In cinque anni per salvare il fiume Aterno-Pescara sono stati realizzati 165 chilometri di collettori fognari, impianti di depurazione per 115 mila abitanti equivalenti.

Poi ancora nuovi pozzi da 700 litri al secondo, serbatoi di accumulo per 16.300 metri cubi totali, condotte acquedottistiche per 9 chilometri. Questi i dati piu' importanti illustrati nel suo intervento dall'architetto Adriano Goio, commissario delegato per il risanamento del bacino del fiume Aterno-Pescara, che ieri ha fatto il punto sull'attivita' svolta e gli scenari futuri in un convegno all'Aquila presso l'auditorium di palazzo Silone. Goio ha motivato l'evento con la necessita' di informare in modo piu' diffuso sulle opere effettuate. «Un anno e mezzo fa - ha ricordato - durante uno dei nostri incontri il presidente del Consiglio regionale, Nazario Pagano, uno dei piu' interessati al risanamento, si era detto molto stupito di quanto fatto. Evidentemente, ho pensato, c'e' bisogno di maggiore informazione. Le opere di acquedottistica, in effetti, sono sotterranee e non facilmente visibil».

Il commissario ha poi ricordato le prime, difficili fasi di strutturazione del lavoro e reperimento dei fondi. «Nel marzo 2006 - ha spiegato - sono stato nominato. Abbiamo raccolto tutto quello che c'era da raccogliere presso la Regione, Comuni, consorzi, mettendo assieme progetti e riorganizzando tutto in un piano d'azione esecutivo. In questa fase i 15 milioni che dovevano essere nella mia disponibilità, di fatto, non c'erano. Il senatore Giovanni Legnini (presente all'evento, ndr) ha avuto merito come componente della commissione Bilancio e relatore della Finanziaria».

Dopo una carrellata delle opere più importanti realizzate, Goio ha anche svelato uno dei piani per il futuro che saranno sviscerati nella tavola rotonda del pomeriggio, sempre all'auditorium di palazzo Silone, «la derivazione di una parte delle acque del lago artificiale di Campotosto e la distribuzione nell'Aterno-Pescara». Novità anche per il serbatoio di San Vittorino, a servizio del capoluogo: «E' gia' stato collaudato e riempito, entrera' in funzione prossimamente», la promessa.

Per concludere, il commissario ha ricordato due aspetti importanti. «Credo di poter dire con un certo orgoglio due cose. Primo, mi ero impegnato a cercare di far rimanere i lavori sul territorio e penso di esserci riuscito al 99,9 per cento, visto che solo un lavoro è sfuggito ed è andato all'estero. Secondo, nel salvataggio di Bussi sul Tirino dall'inquinamento c'è stato un lungo contenzioso con Montedison, alla fine siamo arrivati a un accordo e sono riuscito a far pagare loro la messa in sicurezza, cosa non facile. Per ora hanno pagato la prima tranche di 800 mila euro, un buon inizio».

Bruno Cicolani, professore di Ecologia dell'Università dell'Aquila, parlando dell'acqua dell'Aterno ha spiegato che «per i primi 90 chilometri la situazione è migliorata sia come qualità che come quantità d'acqua, in particolare nella conca aquilana ma anche nelle zone di Montereale e Cagnano. Ambienti fortemente inquinati - ha assicurato - non esistono piu'».

«Una buona metà dell'Aterno - ha aggiunto - ora e' in uno stato di qualita' 'buono' secondo i parametri fissati dalla Direttiva europea 2000/60. Comunque si puo' e si deve migliorare ancora, in particolare sempre nella conca aquilana, nel tratto tra il Cermone e San Demetrio. L'acqua li' e' di terza qualita', bisognera' intervenire anche approfittando dei lavori di ricostruzione: con un parco urbano fluviale la gente potrebbe usare meglio questa risorsa».

Su come difendere dalle esondazioni le aree urbanizzate, ricordando quanto successo all'Aquila il primo dicembre 2010 e, soprattutto, in Liguria e Toscana di recente, ha relazionato Maurizio Leopardi, professore di Costruzioni idrauliche e idrologia dell'Ateneo del capoluogo. «Non ci si puo' inventare nient'altro - ha sostenuto - l'unico intervento di difesa possibile è quello delle casse di espansione. L'inondazione è un fenomeno raro ma, quando avviene, catastrofico. Bisogna che qualcuno si sacrifichi per tutti, mi riferisco ai proprietari dei terreni che saranno espropriati per creare le vasche dove affluisca l'acqua in caso di piena».

16/11/2011 13.59