Legambiente Abruzzo: buoni propositi ma la politica non si smuove

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Il 13 novembre a Pescara presso l’auditorium “Leonardo Petruzzi  del “Museo delle genti” si è tenuto il nono congresso regionale di Legambiente Abruzzo dal titolo “Capire il futuro per cambiare il presente”.

L'evento si svolge ogni quattro anni ed è un'occasione per fare il punto sui temi come energia, rifiuti, trasporti, bonifica dei siti inquinati, ecomafie, parchi, acqua, cave, rischio idrogeologico, consumo di suolo, sisma e piccoli Comuni. Un'indagine a tutto tondo sui problemi ambientali che però non sempre trovano riscontro nella politica.

Si è parlato del piano cave morto e sepolto da 23 anni, della ricostruzione de L'Aquila, del “consumo zero” di suolo, una vera e propria chimera.

Ed è stata un'occasione per eleggere il gruppo dirigente alla guida dell'associazione per i prossimi quattro anni. Al timone di nuovo il presidente Angelo Di Matteo  insieme ai componenti della segreteria regionale (direttore Antonio Sangiuliano, i segretari Antonella Carlucci, Luzio Nelli, Antonio Ricci, Francesca Aloisio, Francesca Morgante, Michele Cassone, Giuseppe Di Marco).

Tra gli argomenti toccati durante il dibattito non poteva mancare quello sulle fonti energetiche rinnovabili su cui puntare come alternativa ad altre fonti energetiche, nucleare e petrolio. «Il nostro obiettivo», ha dichiarato Di Matteo, «è puntare a un'integrazione delle rinnovabili in edilizia, in agricoltura e nell'industria come occasione per innescare processi virtuosi di risparmio, riqualificazione e innovazione». Non sono mancati argomenti caldi nel dibattito politico come la mancanza del Piano regionale dei trasporti, la parziale attuazione del Piano regionale di gestione dei rifiuti e l'assenza del Piano di tutela della acque.

Sul consumo di suolo, poi Legambiente ha rinnovato alla Regione l'invito a recepire le proposte consegnate in occasione del tanto discusso disegno di legge urbanistico regionale. Sono sempre più forti le speculazioni edilizie che devastano l'ambiente e la società, e sempre più Comuni modificano (con varianti) i propri piani urbanistici per realizzare progetti edilizi costosi (i costi di manutenzione di infrastrutture che spesso resteranno inutilizzate) e deleteri per l'ambiente ( visto che provocano impermeabilizzazione del suolo ed erosione). L'alternativa si chiama consumo zero del territorio e si basa sul miglioramento delle strutture già esistenti.

Attenzione è stata prestata anche alla situazione estrattiva, che necessita della redazione di un piano cave regionale che aspetta di veder la luce da 23 anni.

La legge numero 54 del 26 luglio 1983 “Disciplina generale per la coltivazione delle cave e torbiere nella Regione Abruzzo” all'articolo 3 recita :«spetta alla Giunta predisporre il piano regionale per l'esercizio delle attività estrattive e di escavazione entro il 31 dicembre 1989». Invece dopo 23 anni da quella data  tutto tace.

Poi c'è la piaga della ricostruzione aquilana che per Legambiente, «deve essere occasione di riforma strutturale della Regione: un'eccezionale opportunità per tutto l'Abruzzo non solo in termini di innovazione materiale, ma anche in termini di ridefinizione dell'intera governance politica, amministrativa, economica e funzionale».

«Per ricostruire L'Aquila» ha ribadito Angelo Di Matteo durante l'incontro, «oltre all'orgoglio abruzzese servono coesione sociale, idee nuove, risorse finanziarie sufficienti, strutture tecniche adeguate, rigore morale e tanto tanto coraggio politico. La sfida è tutta qui. Le macerie sono ancora tutte lì».

E pensare che l'architetto Vittorio Tarizzo progettista del porto di Montesilvano aveva proposto di rimuovere le macerie da L'Aquila a costo zero e di reimpiegarle per la realizzazione dell'approdo. Ma qualcuno gli fece capire «che sarebbe stato meglio non farne nulla».

m.b. 15/11/2011 12.41