Processo Ial Cisl, anche lo stesso sindacato tra le parti civili

Alessandro Biancardi

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Processo Ial Cisl, anche lo stesso sindacato tra le parti civili
PESCARA. Il gup Gianluca Sarandrea ha ammesso anche lo stesso Ial Cisl tra le parti offese nell'ambito del procedimento sui corsi di formazione.

 

Tra gli indagati ci sono dirigenti, amministrativi, consulenti contabili, commercialisti, impiegati e funzionari di banca, accusati a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata alla truffa, di peculato e riciclaggio. 
19 le richieste di rinvio a giudizio avanzate ad aprile del 2010 dal pm Mirvana Di Serio e sulle quali si deciderà alla fine dell'udienza preliminare. Alcuni indagati sceglieranno riti alternativi, altri il rito ordinario.
Per il momento il giudice ha riconosciuto come parti civili il commissario straordinario dello Ial Cisl Pietro Evangelista, l'associazione Codici, l'Usr Cisl, la Euroservice e l'Enfap e anche 16 persone tra studenti e professori che hanno svolto i corsi al centro dell'inchiesta. 
Sul commissario sono state ritenute «infondate» delle eccezioni mosse e Sarandrea ha sottolineato il fatto che non sussiste «alcun difetto di legittimazione» dal momento che la nomina di Evangelista è stata disposta dallo Ial Cisl nazionale e non dall'omologa struttura regionale.

Sono state rigettate anche tutte le eccezioni mosse per le altre parti civili e dunque tutte potranno richiedere il risarcimento dei danni ai responsabili che saranno accertati in sede dibattimentale.
Nella richiesta di rinvio a giudizio il pubblico ministero, Mirvana Di Serio, individua i principali imputati in Bruno Colombini, per oltre un decennio amministratore responsabile dello Ial Cisl Abruzzo e Molise, Francesco Gizzi, amministratore e legale rappresentante dal 2000 al 2005, Claudio Graziani, direttore della sede di Teramo e responsabile amministrativo nel settore dei rendiconti di spesa alla Regione, Marco Michetti, in qualità di impiegato amministrativo e uomo di fiducia stretto collaboratore degli amministratori.
Secondo l'accusa, gli imputati avrebbero predisposto «un'idonea struttura con un affidamento di ruoli specifici a ciascuno dei componenti, anche avvalendosi delle strutture logistiche, delle attrezzature del personale in dotazione dell'ente stesso, avvalendosi di appositi mezzi e strumenti come timbri falsi», avrebbero poi falsificato la documentazione relativa ai versamenti degli oneri contributivi e previdenziali per 1,7 milioni ed avrebbero distolto ingenti somme alle casse dell'ente pubblico finite poi anche su conti privati degli indagati.
Erano della partita anche una serie di professionisti di fiducia, consulenti contabili e commercialisti, che hanno in qualche modo «predisposto un sistema di contabilità idoneo ad occultare le reali movimentazioni finanziarie dell'ente e contestualmente a rappresentarne falsamente una situazione economica e finanziaria solida e affidabile, prestandosi ad attestare e certificare alla Regione Abruzzo nella qualità di certificatori contabili dei rendiconti la sostanziale regolarità della contabilità dello Ial Cisl».
Renato Terrenzio, per esempio dovrà spiegare come mai avrebbe attestato, secondo la procura falsamente, la regolare presenza dell'esistenza dei requisiti soggettivi delle persone che frequentavano i corsi di formazione. 
Lo stesso avrebbe certificato falsamente la sussistenza di spese e costi anche per docenze in realtà insussistenti o gonfiate consentendo così il conseguimento dei relativi indebiti rimborsi di soldi pubblici.
Moreno D'Anastasio, altro impiegato dello Ial, era invece preposto al settore delle forniture e noleggi di attrezzature informatiche, intrattenendo rapporti con le società che dalle indagini sono risultate «compiacenti».
D'Anastasio si preoccupava per questo di «predisporre e compilare documentazione falsa idonea a rappresentare l'esistenza di costi inesistenti per forniture e noleggio di computer, qualche volta anche artificiosamente duplicati per far lievitare i costi che dovevano poi essere rimborsati dalla Regione».
Renato Rodomonti, Mario Tribuiani, Romolo e Antonio Scaricamazza in particolare sarebbero stati titolari di altrettante ditte che si prestavano a compilare documentazione falsa e ad attestare il sostenimento di costi inesistenti emettendo false fatture. 
La Guardia di Finanza di Pescara che ha svolto le indagini ha trovato, infatti, numerose fatture intestate alle ditte Omnisoft sas, Rodomonti srl unipersonale, Cvc Tribuiani Mario & C sas, Dimensione Ufficio snc, fatture che non sarebbero corrispondenti ad effettive forniture per un totale di circa 500mila euro.
Antonietta Profico, secondo le indagini, invece avrebbe agevolato le attività di appropriazione prelevamento di somme dalle casse dello Ial Cisl «negoziando molte operazioni di incasso di assegni per conto di suo marito Claudio Graziani e versandoli sui conti correnti personali di questo».
Operazioni che avrebbero dovuto in qualche modo insospettire il responsabile della Banca popolare di Milano, Francesco Paolo Michetti, che non avrebbe impedito di eseguire i versamenti sui conti correnti e per questo indagato con gli altri.
Di indebiti prelevamenti sono accusati anche Vittorio Galante e Gaetano Pedicone accusati di essere fittizi finanziatori dell'ente e percependo indebitamente complessivamente rilevanti somme di denaro.

11/11/2011 9.07

 *TUTTO SULLO SCANDALO IAL CISL