Tribunali a rischio chiusura. Gli appelli di Floris e Di Primio

Alessandro Biancardi

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AVEZZANO. Che cosa unirà mai i sindaci di Chieti e Avezzano?

L’ appello contro la soppressione o accorpamento dei tribunali minori previsto dalla legge nazionale del 14 settembre 2011 per la riorganizzazione degli uffici giudiziari sul territorio. Nella morsa del legislatore, infatti, cadono anche i tribunali di Chieti ed Avezzano considerati “minori” e quindi accorpabili o sopprimibili.  Il primo, secondo una delibera del Comune di Lanciano, dovrebbe essere accorpato a quello di Pescara, stessa sorte dovrebbe toccare al tribunale di Avezzano.

Ma i primi cittadini, Umberto Di Primio e Antonio Floris  non ci stanno e fanno sentire la loro voce: «questa legge non si deve applicare. Entrambe le roccaforti  di giustizia sono indispensabili, efficienti ed irrinunciabili».

LA FORTEZZA MONTANA

Il primo ad impugnare l’ascia di guerra è il sindaco di Avezzano, Antonio Floris, che si appella alla Regione ed in particolare al presidente del Consiglio regionale Nazario Pagano «affinché porti il caso nell'assise abruzzese chiamata a esprimersi sui tribunali minori e perori la causa di un palazzo di giustizia che  fino a quando è stato messo in condizione di funzionare almeno recentemente, è stato sempre per mole di lavoro, il terzo tribunale d’ Abruzzo ed un punto di riferimento per l’area montana».

«Anche se ultimamente», sottolinea Floris, «il tribunale non ha spiccato per efficienza  questo è dovuto quasi esclusivamente alla cronica, grave carenza di organico nella quale è stato costretto ad operare».

«CHIETI NON SI TOCCA».

Anche il sindaco di Chieti, Umberto Di Primio, affila unghie e denti e difende il suo tribunale con un appello rivolto al ministero della giustizia, al Prefetto di Chieti, alla Regione Abruzzo e ad altre istituzioni.

«La delibera di Lanciano», argomenta il primo cittadino mutuando le parole usate dal presidente dell’ordine degli avvocati di Chieti, Pierluigi Tenaglia, «è un inspiegabile ed ingiustificato attacco alla città capoluogo di Provincia perché la legge del 14 settembre 2011 per la riorganizzazione degli uffici giudiziari sul territorio dice che possono essere riorganizzati solo i tribunali sub-provinciali,(come quello di Lanciano), e non i tribunali del capoluogo di Provincia, come Chieti. Anzi, la norma pone sottolinea la necessità di garantire la permanenza dei tribunali ordinari del capoluogo di provincia».

Quanto poi all’idea del Consiglio comunale di Lanciano di  un Tribunale metropolitano (Chieti – Pescara), secondo Di Primio «è assolutamente irrealizzabile» dal momento che non esiste una Città Metropolitana  riconosciuta nel Testo Unico degli Enti Locali.

Infine, oltre all’antica tradizione del Foro di Chieti che conta circa 1000 iscritti, dispone di un organismo di mediazione e conciliazione pienamente funzionante e detiene la prima scuola forense obbligatoria del distretto di Corte d’Appello, il sindaco ricorda l’impegno profuso dall’amministrazione a favore della struttura (raddoppio del numero dei posti auto intorno al tribunale, l’elaborazione del progetto di raddoppio dell’attuale superficie del Palazzo di Giustizia che ha ottenuto un finanziamento di circa sette milioni di euro per l’adeguamento statico ed antisismico).

 08/11/2011 16.59