Ruffini: «emergenza rifiuti pilotata? A chi conviene lo strozzinaggio?»

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

1920

Ruffini: «emergenza rifiuti pilotata? A chi conviene lo strozzinaggio?»
TERAMO. Teramo, emergenza rifiuti, un ritornello trito che si ripete nonostante il disco si sia rotto più volte. E all’orizzonte rispuntano gli inceneritori…

E’ incredibile che nonostante il passare degli anni ed il cambiare delle amministrazioni tutto rimanga immutato così come le emergenze cicliche che si avvicendano come le stagioni. Il problema però è sempre lo stesso: l’inerzia. Che perdura accentuando di fatto la gravità della situazione e l’esborso di soldi pubblici che aumenta con l’aumentare delle tariffe dei rifiuti per lo smaltimento in discariche sempre più lontane ma gestite da un unico privato che applica di fatto prezzi in regime di monopolio. La conseguenza è dunque che i Comuni pagano di più lo smaltimento e la Tarsu inevitabilmente lievita ed incide sui cittadini che un tempo erano illusi di pagare di meno con la raccolta differenziata…

Il risultato è che i Comuni si devono trasformare in esattori spietati nei confronti dei cittadini, aumentando il costo dello smaltimento a cifre spaventose che arrivano fino a 196 euro alla tonnellata, contro le 90 euro a tonnellata che si pagano ad esempio nella discarica della vicina Ascoli Piceno. L'alternativa è lasciare i rifiuti per strada, un sistema che al privato piace perchè nell'emergenza si fanno i maggiori profitti (vedi Napoli).

Ma tutto questo non fa che aumentare l’apprensione e l’emergenza, ed in tempi di emergenza sono molte le cose che si possono fare. Giustificare la costruzione di un termovalorizzatore per esempio è molto più facile, specie dopo una famosa delibera della giunta Chiodi che ha abbassato il limite della differenziata da 40 a 20%. E Teramo rimane il territorio deputato alla costruzione dell’inceneritore ma anche la Marsica attende.

Torna sull’argomento anche il consigliere Claudio Ruffini (Pd) che interroga Provincia di Teramo e Regione sulla situazione sempre più delicata della provincia che riguarda i Comuni che fanno parte del consorzio Mo.Te.

Protestano tutti, dai sindaci ai cittadini, ma gli unici a non muovere un dito sono le istituzioni. «La situazione della provincia di Teramo è chiara a tutti», dice Ruffini, «siamo senza discariche, sempre più costretti a conferire rifiuti dall'unico privato che le gestisce, ed i prezzi senza un regime di mercato ovviamente aumentano di mese in mese. Adesso dopo i nostri continui richiami a Provincia e Regione inizia a prendere corpo un dubbio: qualcuno vuole che l'emergenza non finisca. Perchè? Vorremmo che fossero Chiodi e Di Dalmazio a spiegarcelo oppure ci dimostrino cosa hanno fatto in questi due anni per evitare lo strozzinaggio a danno dei nostri comuni».

Secondo Ruffini l'ultima minaccia di chiudere la discarica di Casoni ai rifiuti del MO.TE., è solo l'ultimo esempio di come il sistema di gestione dei rifiuti regionale e provinciale sia fuori controllo e sotto scacco dei privati (le imprese che fanno capo alla famiglia di Zio).

«I Comuni non hanno alternativa», spiega Ruffini, «vengono portati all'esasperazione dai continui aumenti sulle tariffe di conferimento. La conseguenza è che accumulano ingenti debiti nei confronti del gestore della discarica che a propria volta usa questa arma come ricatto per chiudere i cancelli a chi non è in regola con i pagamenti».

«Questa continua emergenza sembra non avere mai un nome ed un cognome», aggiunge Ruffini, «eppure è così che si fanno dei profitti che in una situazione normale non si riuscirebbero a realizzare. Ma è possibile stabilire la congruità del costo di conferimento in discarica? Sembra proprio che si possa fare», spiega Ruffini, «è la stessa Regione Abruzzo che lo ha deciso con la delibera n.693/2010 recante “L.R. 45/2007 art.59 - Direttive regionali per la determinazione delle tariffe di conferimento di rifiuti urbani agli impianti.Approvazione».

E' in questo provvedimento che la Regione non solo prende atto della disparità territoriale dei prezzi di conferimento ma ritiene di dover prevedere delle regole condivise con gli Enti locali, secondo criteri di equità ed omogeneità su tutto il territorio regionale. Altra cosa importante: la delibera è quindi in vigore da oltre un anno (è stata deliberata il 13 settembre 2010) e prevede addirittura dei meccanismi sanzionatori nel caso in cui tali direttive sul controllo delle tariffe non fossero state attuate. Alla Provincia (Ada) compete la determinazione della tariffa di conferimento e alla Regione (tramite l'Osservatorio regionale dei rifiuti) il controllo delle tariffe applicate così come previsto dall'articolo 59 della L.R. 45/2007.

Ruffini dunque chiede di sapere: «se le Provincie hanno determinato la tariffa dei rifiuti; se la Regione ha verificato sia la determinazione delle tariffe da parte delle Province ed in caso contrario quali provvedimenti ha adottato; se le tariffe attuali risultano essere congrue ed in caso contrario perchè non sono state applicate le sanzioni previste dalla legge regionale 45/2007». E poi resta da chiarire se tutto ciò non sia funzionale ad un altra vicenda fumosa. «Non è che qualcuno lavora per mantenere in piedi l'emergenza affinchè si torni a a parlare della necessità di realizzare l'inceneritore a Teramo?», chiede Ruffini.

E’ incredibile come nemmeno le inchieste e gli arresti abbiano di fatto smosso la Regione con provvedimenti che potessero essere catalogati sotto la categoria del “cambiamento”. Invece tutto è proseguito come sempre tra conflitti di interessi, silenzi e attesa, attesa che si calmassero le acque e le indagini di una procura così lontana, quella di Pescara. Ed è probabile così che tra pochissimo si ritornerà a parlare di inceneritori con tutto qullo che ne consegue (interessi oscuri compresi) anch eperchè la giunta Chiodi si è sempre schierata a favore: è bastato cambiare il nome in “valorizzazione termica dei rifiuti”.

L'unico provvedimento della giunta Chiodi in due anni e mezzo –ha ricordato Ruffini- è stato la proposta di modifica del parametro della raccolta differenziata al 40 per cento che viene stabilito dalla legge regionale n. 45/2007, la quale dice chiaramente che solo dopo aver raggiunto la percentuale del 40% di raccolta differenziata, si ha la possibilità di realizzare un inceneritore in Abruzzo. Chiodi e Di Dalmazio per aggirare l'ostacolo hanno modificato con delibera di giunta tale vincolo, cambiando il riferimento del 40 per cento dalla base regionale a quello provinciale per poter giustificare la necessità di avere un inceneritore a Teramo ergo per candidarsi di diritto tra le province ad ospitarlo. Da tempo si attendono i fondi relativi al sistema integrato della raccolta dei rifiuti, oltre 15 milioni di euro fermi in Regione che non sono ancora stati rimodulati e che dovevano essere destinati a Comuni e consorzi dei comuni.

«Perchè non vengono attribuiti?Di Dalmazio spieghi perché» incalza Ruffini.

«Non sappiamo se tutte queste cose hanno una correlazione», dice Ruffini, «ma è chiaro che sembrano essere il filo conduttore di una storia che ha come obiettivo l'inceneritore. Se non è così perchè Chiodi ed il centro-destra non fa nulla? Perchè non si trovano altri siti per scaricare?Ad esempio che fine ha fatto la discarica di Irgine che sembra aver avuto l'autorizzazione ad essere attivata?Perchè non sono stati portati avanti accordi di mutuo soccorso con altre Regioni? Noi attendiamo ancora un segnale», conclude Ruffini, «i comuni devono poter scegliere dove conferire rifiuti in Abruzzo e se questo non è possibile Chiodi chieda aiuto ad altre regioni. I Comuni ed i cittadini sono stufi delle chiacchiere del centro-destra teramano. In giro ormai la gente dice che hanno impiegato più tempo a fare le tessere della PDL che a risolvere i problemi della loro provincia».

06/11/2011 17.15

«LA PROVINCIA NON HA COMPTENZA SULLE TARIFFE»

 Per quanto riguarda la tariffa per lo smaltimento dei rifiuti, «la Provincia non ha alcuna competenza né nella determinazione né, tantomeno, nella somministrazione di sanzioni».  A specificarlo è l’assessore all’Ambiente e all’energia, Francesco Marconi che, proprio in riferimento alla legge 45 del 2007, citata dal consigliere regionale Claudio Ruffini nella sua nota agli organi di informazione, precisa: «la determinazione e il controllo della tariffa spetta all’Autorità d’ambito, nel nostro caso l’AdaTe: organismo dove siedono tutti i Comuni»

La Provincia, fino a quando non le verranno “riconsegnate” le deleghe ha poteri limitati: autorizzatori, di controllo ambientale, di monitoraggio e gestione dati e anche per questo le quattro Province abruzzesi, con un’azione congiunta, hanno chiesto alla Regione la restituzione delle deleghe sui rifiuti e sull’acqua. E’ evidente, secondo l’assessore Marconi, che «il principale problema rimane la mancanza di un impianto di smaltimento provinciale,  circostanza che fa lievitare i costi, ma siamo di fronte a due questioni diverse. Come è chiaramente emerso in questi ultimi mesi,  in molti casi le amministrazioni locali non hanno destinato al pagamento dello smaltimento le tasse introitate dai cittadini con la crescita di un debito consistente nei confronti delle società di servizi. E’ ovvio che anche questo ha contribuito a far lievitare i costi di gestione così come l’assenza di un sistema integrato dei rifiuti che prevede anche il centro di trasferenza e il trattamento: in discarica deve finire solo una parte residuale»

A questo proposito, sottolinea l’Assessore: «Il piano triennale di risanamento ambientale è stata un’occasione  persa visto che i Consorzi, dove siedono i Comuni,  hanno rimandato indietro svariati milioni di finanziamento destinati proprio a queste azioni senza la realizzazione delle quali, questo territorio, non riuscirà a superare quel gap tecnologico e logistico che rende molto costoso la gestione e lo smaltimento dei rifiuti»

«Una cosa è certa, si tratta di questioni annose e certo, attualmente, la Provincia può fare ben poco proprio perchè le competenze non sono più nostre: una scelta compiuta da chi oggi ci tira continuamente in ballo per la risoluzione di ogni problema e che governava quando questi nodi si sono intrecciati – chiosa l’assessore Marconi – una cosa possiamo farla e la stiamo facendo con molto impegno: un lavoro politico sulla Regione affinchè quei fondi persi del Piano triennale vengano riassegnati a questo territorio in maniera da essere finalmente utilizzati per recupare il tempo perso».

 07/11/2011 18.11 

DECO: «ACCUSE INGIUSTIFICATE E INFAMANTI»

«Sono diverse le accuse ingiustificate ed infamanti mosse nei confronti della Deco», replica la società. «In particolare, la Società è accusata di strozzinaggio a danno dei Comuni del Teramano, costretti a conferire a prezzi che aumentano di mese in mese. Niente di più falso, in quanto il MOTE conferisce presso l’impianto TMB di Chieti da un anno e mezzo, senza che via sia mai stato un aumento del prezzo, che ammonta a 140 €/t. Chiunque, non animato dalla volontà di distorcere la realtà per fini politici personali, capirebbe la differenza tra il prezzo legato al ciclo completo di recupero dei rifiuti rispetto al semplice prezzo di discarica, per la quale, la stessa Deco ha sempre adottato prezzi più contenuti rispetto anche alla discarica di Ascoli».

«Si tenga presente che i suddetti 140 €/t comprendono i costi di trattamento con produzione di CDR, i costi di smaltimento degli scarti in discarica (circa 90 €/t oltre ai trasporti), i costi di recupero energetico del CDR (circa 80 €/t oltre ai trasporti verso gli impianti di recupero energetico, fuori Regione), i ristori economici verso i Comuni sede di impianti (solo al Comune di Chieti vengono erogati 11,56 €/t), oltre l’ecotassa Regionale. Tutti costi che la Deco deve sostenere a 30 giorni data fattura e dopo aver rilasciato proprie garanzie finanziarie».

«Dunque», continua l'azienda, «non si possono accollare all’Azienda responsabilità per ritardi di mesi accumulati dagli Enti nel pagamento dei loro debiti. Ribadiamo infine di non aver mai obbligato alcuno a conferire al TMB e invitiamo le Amministrazioni abruzzesi ad effettuare una ricognizione dei prezzi e valutare le reali convenienze. La nostra Azienda opera ed ha sempre operato affinché i rifiuti non rimangano per strada e non è accettabile che venga screditata da persone che saranno chiamate a risponderne».

08/11/2011 18.30