Sanità, scoppia una nuova guerra tra l’Aiop ed il commissario Chiodi

Alessandro Biancardi

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Sanità, scoppia una nuova guerra tra l’Aiop ed il commissario Chiodi
ABRUZZO. I contratti appena firmati tra Commissario alla sanità regionale e cliniche private sul budget 2011 e 2012 sarebbero illegittimi e da annullare.

Almeno secondo le quattro case di cura (Ini, Villa Letizia, Pierangeli e Spatocco) che si sono rivolte al Tar L’Aquila sostenendo la tesi di un grave inadempimento contrattuale da parte del commissario.

Secondo l’interpretazione minimale dell’Aiop, l’associazione dell’ospedalità privata che non agisce direttamente, ma la cui esclusione dalla concertazione sui tetti di spesa è uno dei motivi invocati per la nullità, questi ricorsi (simili tra di loro) avrebbero un significato “cautelare”. Infatti dopo le “amnesie” del Commissario che ha disatteso tutti gli impegni per i contratti 2010, come il recupero della mobilità passiva a favore delle cliniche, il messaggio sembra questo: «concediamo la buona fede per certi comportamenti che non ci sono piaciuti e se la Regione sarà adempiente, nessun problema. Se invece… allora i ricorsi andranno avanti». Brucia ancora alle case di cura private la firma del 14 aprile dell’anno scorso, per i contratti 2010 imposti senza concertazione e con il timore di un “disaccreditamento” in caso di rifiuto. Unico contentino strappato dalle cliniche fu l’impegno del Commissario a far recuperare cifre consistenti della mobilità passiva, che la Regione comunque paga per chi si cura fuori. Il che non è avvenuto e rischia di non avvenire nemmeno per il 2011 ed il 2012. Di qui il ricorso.

Dopo aver segnalato «il rimarchevole ritardo» dei contratti di ottobre, che secondo una consolidata giurisprudenza dovrebbero essere firmati all’inizio dell’anno e non dopo 10 mesi, il ricorso affronta i «vizi procedimentali e sostanziali» più importanti. Manca «un minimale debito informativo» alle cliniche per determinare i tetti di spesa, il che è una «base indefettibile per una partecipazione effettiva e non puramente  nominalista».

Non sono stati consegnati i dati del 2010 e sono stati ritenuti validi quelli del 2008. Non è stata invitata l’Aiop per le trattative (che non ci sono nemmeno state) sul budget. C’è un inadempimento grave per il contratto 2010 e l’unico criterio utilizzato è stato quello del livellamento lineare dei tetti di spesa. Senza dire che le norme sulla mobilità passiva sono «stolidamente autolesionistiche» perché fanno crescere la spesa esterna senza vantaggi per gli operatori abruzzesi, ai quali erano stati promessi «accordi di confine» con Lazio, Marche, Molise e Puglia che invece non sono mai stati conclusi. Al contrario, queste Regioni – Marche in primis – hanno stipulato con le loro cliniche contratti che non impongono limiti alla cura dei pazienti provenienti da altre Regioni (Abruzzo soprattutto). Conclude il ricorso un’ampia disamina delle leggi e dei regolamenti che sarebbero stati violati.

In realtà dai motivi per l’annullamento dei contratti, che l’avvocato Tommaso Marchese snocciola nelle 40 pagine di ricorso, si può ricavare anche una lettura “politica” dell’iniziativa, accompagnata dall’impressione che il tutto sia una reazione ai metodi decisionisti ed autoritari (e forse un pò troppo dirigisti) del commissario. «Tu non vuoi nemmeno ascoltare le nostre contestazioni e non vuoi accettare la firma con riserva? E noi andiamo al Tar». Infatti il 13 ottobre scorso alla firma dei contratti, poi slittata al giorno dopo 14, era stata denunciata la mancata partecipazione dell’Aiop alla preparazione del budget, come prevede la legge, ed erano stati sollevati «rilievi di illegittimità» per il mancato invio dei dati del 2010, su cui si doveva basare il nuovo contratto 2011 e 2012. La proposta Aiop di firmare “con riserva”, rifiutata il 13 ottobre, era stata poi inviata il 14 per raccomandata a. r. con gli stessi effetti cautelari ed il 28 scorso è stato adito il Tar. Dunque secondo il ricorso questi contratti sono «illegittimi ed ingiustamente lesivi dei diritti e degli interessi dei ricorrenti, per cui si chiede l’integrale annullamento di questi atti ed una congrua remunerazione delle prestazioni», salvo un eventuale, successivo risarcimento danni.

La lettura politica è invece un’altra. Tutto il ricorso è una critica “ad alzo zero” alla politica sanitaria del commissario: si va dai metodi della concertazione (inesistente e solo di facciata) ai contenuti delle scelte supportate da “slogan” che alla prova dei fatti si rivelano vuoti (come gli accordi di confine per limitare la mobilità passiva, accordi che non sono mai stati fatti o tentati) alla guerra contro l’eterno avversario interno, cioè Villa Pini, coniugato nelle due versioni del curatore fallimentare e del Policlinico Abano Terme di Nicola Petruzzi, attuale affittuario della Casa di cura, con l’aggiunta anche della Santa Maria di Avezzano, sempre dell’ex Gruppo Angelini. Secondo il ricorso infatti sarebbero illegittimi i riaccreditamenti ottenuti da queste due cliniche da parte del commissario, così come i mancati ristorni alle altre case di cura dei budget non consumati per le vicende del fallimento. Questo antico contrasto che riaffiora – e che sembrava risolto con l’uscita di scena di Enzo Angelini – rischia però di essere un motivo di debolezza dell’Aiop che si presenta divisa al tavolo delle trattative regionali. Il che è un dato in controtendenza. Infatti è in corso (ci sono stati già diversi incontri) un tentativo di Confindustria di riunificare gli spezzoni dell’ospedalità privata per avere un maggiore peso contrattuale rispetto alle Asl (che pagano), ai sindacati (che firmano i contratti di lavoro) ed al Commissario (che è più forte contro chi è più diviso). Gongolano i grossi operatori privati della sanità che aspirano ad entrare in Abruzzo.

Sebastiano Calella  07/11/2011 9.21