Tagersmutter, la proposta di legge ferma da un anno in commissione

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. L’Abruzzo ha una lista di attesa per gli asili nido (27%) di circa due punti percentuali  superiore alla media nazionale (25%).

Questo vuol dire che ci sono moltissime famiglie fuori dal servizio e costrette a pagare baby sitter privatamente e a subire disagi e difficoltà. Per il consigliere regionale dell'Italia dei Valori, Carlo Costantini, questi dati considerati unitamente

alle sempre minori risorse economiche dedicate al sociale previste per gli enti locali, ripropongono l’importanza dell’introduzione della figura della Tagersmutter in Abruzzo. Si tratta di un servizio domiciliare con finalità di cura, assistenza, educazione e socializzazione per un numero variabile di 3-5 bambini di età massima di 36 mesi, gestito solitamente da mamme, adeguatamente ‘formate’, all’interno delle loro abitazioni, se in possesso di alcune semplici ed elementari caratteristiche.
«Per questo già circa un anno fa», ricorda Costantini, «ho presentato la proposta di legge per l’introduzione del servizio della Tagesmutter  che poi  è approdata in quinta Commissione. Dopo alcuni correttivi in parte concordati anche con il presidente di Commissione, Nicoletta Verì, il progetto avrebbe dovuto trovare una corsia preferenziale ed invece è ancora fermo.  Se venisse approvato le novità sarebbero notevoli e di diverso tipo e soprattutto si riuscirebbe a garantire il servizio del nido ad un numero di famiglie molto più elevato rispetto ad oggi, con costi contenuti.
In sintesi avremmo su tutto il territorio, anche per quei piccoli centri montani che non hanno la forza economica per avere una struttura propria, una serie di micro nidi a domicilio, tra l’altro, secondo una logica dei servizi a km 0, cioè una prestazione attuata e sviluppata nel suo contesto originario senza bisogno di grandi spostamenti per usufruirne e senza mobilitazione di risorse pubbliche economiche e ambientali».
La legge prevede anche una precisa formazione per le tate: infatti oltre a dover avere  il diploma di scuola secondaria di secondo grado,  otterrebbe l’accreditamento della Regione solo dopo un corso di formazione di almeno 250 ore e corroborato da 60 ore annuali obbligatorie di aggiornamento. L’abitazione predisposta all’accoglienza dei bambini sarebbe inoltre sottoposta agli stessi monitoraggi, come quelli della Asl, di un asilo nido, e dovrebbe garantire  almeno 4 mq per bambino.
L’altra novità, non di poco conto, sottolinea sempre Costantini, sarebbe di carattere occupazionale: «secondo le nostre stime, infatti», spiega il consigliere, «l’introduzione per legge di questa figura produrrebbe circa un tremila posti di lavoro soprattutto a vantaggio delle tante donne che desiderano entrare o rientrare nel mondo del lavoro, dopo essersi dedicate alla famiglia.
Se i problemi dell’Italia nascono dalla propria lontananza da molti parametri europei, almeno in questo proviamo ad avvicinarci al resto d’Europa, considerato che negli altri Paesi circa il 70% del fabbisogno di posti nei nidi viene assicurato attraverso il Tagesmutter».

 

07/11/2011 9.13