L’Abruzzo avrà solo 7 punti nascita: più diritti al bambino che nasce

Alessandro Biancardi

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L’Abruzzo avrà solo 7 punti nascita: più diritti al bambino che nasce
ABRUZZO. Saranno 7 i punti nascita in tutto l’Abruzzo. Lo prevede il Piano, ormai quasi definitivo, che l’Ufficio del Commissario attuerà tra il 2012 ed il 2013.

 Resteranno aperti Pescara, Teramo, Chieti, Lanciano, Vasto, L’Aquila e Avezzano. Saranno invece definitivamente chiusi: Ortona, Sulmona, Penne, Atri e Sant’Omero. Trovano perciò conferma gli allarmi già lanciati nei giorni scorsi per un drastico ridimensionamento dei reparti di Ostetricia nel Teramano e non solo. 

Pur con tutte le riserve che saranno sollevate per le difficoltà che le donne delle zone interne incontreranno a partorire, in realtà questa volta il Piano sembra più “razionale” delle precedenti sforbiciate operate su posti letto, ospedali e servizi. E’  frutto di un’ampia concertazione tra il sub commissario Giovanna Baraldi e gli esperti abruzzesi del settore “nascita”(Ostetrici e Neonatologi) che si incontreranno anche nei prossimi giorni, fino ad arrivare al “parto” vero e proprio del Piano entro il 31 dicembre. Gli interventi previsti sul territorio sembrano seguire un filo logico -che qualcuno potrà anche non condividere- ma che ha una sua forza culturale. L’attenzione si sposta infatti dalla mamma al bambino che diventa il vero centro della riorganizzazione. Poiché nessuno può scegliere il punto dove nascere è compito dei genitori (e della società) assicurare al bambino che viene al mondo il diritto di nascere nel modo più sicuro possibile. Il che non sempre è l’ospedale sotto casa. Quindi è necessario cancellare i reparti dove l’assistenza al parto è quasi identica a quella di una volta quando si partoriva a casa (il punto centrale qui è la donna) e fare un passo in avanti culturale per assicurare invece un’assistenza migliore al bambino. Ciò significa attrezzare i punti nascita con la Neonatologia e dislocare sul territorio regionale tre reparti con la Tin, terapia intensiva neonatale (a Pescara, L’Aquila e Chieti), cioè realizzare tutti i requisiti tecnologici e di sicurezza previsti tra l’altro dal Piano nazionale del ministro Ferruccio Fazio. Qui infatti si prevede il numero minimo di 1000 parti l’anno per consentire la realizzazione di strutture ospedaliere con tecnologie d’avanguardia. Cioè il “parto in sicurezza” soprattutto per il bambino, poi viene la mamma.

Le polemiche e gli allarmi sui disagi in arrivo per la chiusura degli attuali punti nascita (si tratta di cambiare radicalmente l’approccio al problema spostando l’attenzione sul bambino), rischiano però di far passare in secondo piano due o tre aspetti nuovi che completano il lavoro della Baraldi e della commissione che ha lavorato con il sub commissario.

STEN E STAM

A differenza che in passato, quando i piccoli ospedali sono stati chiusi senza assicurare “contestualmente” (e forse ancora nemmeno oggi) servizi sanitari sostitutivi adeguati sul territorio, il Piano prevede l’attivazione di un grosso processo di formazione del personale medico e infermieristico (deve tra l’altro diminuire drasticamente l’inflazione del parto cesareo, che in alcuni ospedali è da terzo mondo e del tutto ingiustificato) e la realizzazione dei servizi Stam (servizio di trasporto assistenza materna) e Sten (servizio di trasporto emergenza neonatale). A questo va aggiunto un grosso progetto di informazione rivolto ai futuri genitori, ai quali viene chiesto di capire che per il figlio che nasce è più importante un luogo sicuro che un luogo solo vicino alla residenza. Sullo Sten e sullo Stam è ancora aperto il confronto sulla competenza territoriale: è preferibile un servizio aziendale, cioè uno per Asl o uno regionale? Probabilmente si preferirà quello aziendale che è più flessibile, il che assicurerà quel servizio di emergenza-urgenza necessario a far fronte alle richieste del territorio. Insomma un 118 autonomo e non collegato a quello per le altre emergenze, la cui mancata efficienza tanti problemi ha sollevato nei territori dove sono stati chiusi i reparti di Pronto soccorso. Il punto che però si presenta più complesso sarà la trasformazione degli attuali reparti ospedalieri di Ostetricia, non sempre e non tutti con i requisiti organizzativi, strutturali e tecnologici previsti dal Piano Fazio. Per fare un esempio, a Chieti l’Ostetricia dovrà obbligatoriamente essere strutturata con 3 sale travaglio/parto, 1 di riserva più un’altra sala operatoria aperta H24 per le emergenze. Oggi invece, per non dire delle altre difficoltà che il reparto affronta e risolve quotidianamente, nella sala operatoria si effettuano anche interventi per i tumori femminili, il che non sarà più consentito proprio per garantire alla donna partoriente i suoi diritti. Come sarà obbligatorio un collegamento diretto tra l’Ostetricia e la Neonatologia sullo stesso piano. E se ciò non sarà possibile, con un ascensore dedicato (che oggi non c’è).

In conclusione il Piano impone una scelta culturale: la donna deve sapere perché sceglie un Punto nascita. Oggi lo fa, seguendo il ginecologo di fiducia, domani lo dovrà fare scegliendo l’ospedale più sicuro per il bambino che sta per nascere.

Sebastiano Calella  04/11/2011 9.18