Del Turco, l'avvocato contro il pool: «smarrito il senso delle regole e del diritto»

Alessandro Biancardi

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Del Turco, l'avvocato contro il pool: «smarrito il senso delle regole e del diritto»
ABRUZZO. La difesa dell'ex presidente Ottaviano Del Turco irritata per le dichiarazioni del pool nel corso della commissione parlamentare sulla malasanità in Italia.*I PM DI SANITOPOLI IN AUDIZIONE AL SENATO: «COSÌ HANNO DEPREDATO LA SANITÀ»

L'avvocato Gian Domenico Caiazza che difende l'ex governatore nell'ambito del processo Sanitopoli è interdetto dopo aver letto quanto accaduto ieri in Commissione. I magistrati Trifuoggi, Bellelli e Di Florio hanno ricostruito l'indagine che hanno condotto non lesinando particolari e parlando della gestione di una sanità finita in mano ad un clan. Cose già dette nell'udienza preliminare dei mesi scorsi. Il legale sostiene che «solo un Paese che ha definitivamente smarrito il senso delle regole e del diritto» può considerare normale che i magistrati pescaresi «non solo formulino in Commissione valutazioni durissime e sprezzanti sulla responsabilità di persone imputate in un processo in corso, e dunque ancora assistite dalla presunzione di non colpevolezza, ma si rendano addirittura giudici della propria indagine, affermando – come fosse un fatto obiettivo ed incontrovertibile- che tanto è ciò ''che sta emergendo dal processo''».

A Caiazza viene anche il dubbio che le due parti stiano partecipando «a due processi diversi». La difesa di Del Turco non ha mai nascosto i propri dubbi per l'intero impianto accusatorio. Lo stesso ex presidente è più volto intervenuto in programmi televisivi per ribadire la propria estraneità ai fatti contestati e sottolineato che nelle carte dell'inchiesta non vi sarebbero prove a suo carico.

E Caiazza amplifica nuovamente questo concetto sostenendo che la pubblica accusa, invece di portare in sede di processo «la Polizia Giudiziaria (Guardia di Finanza e NAS) che ha condotto le indagini, perchè ne racconti e ne spieghi contenuto e fondatezza», avrebbe cominciato il racconto «dalla coda». Ovvero, dice sempre il legale, il pool starebbe «regalando il proscenio esclusivo ad Angelini ed i suoi cari, per raccontare la loro inverosimile, esilarante e grottesca storia di vittime della camorra guidata dal presidente Del Turco». Caiazza ricorda anche che la vicina Procura di Chieti ha appena chiesto il rinvio a giudizio di Angelini e famiglia per una bancarotta fraudolenta di oltre 100 milioni di Euro. Tra le altre cose lo stesso Angelini nel processo Sanitopoli non è solo il grande accusatore ma anche imputato e parte offesa in quanto concusso. Trifuoggi, Bellelli e Di Florio ne chiesero anche l'arresto poi negato.

«Noi, e con noi il Tribunale e la pubblica opinione, ancora attendiamo di sentirci raccontare cosa sia stata la cartolarizzazione», va avanti Caiazza, «quale la differenza tra quella della Giunta Pace e la Giunta del Turco, cosa e quali siano i crediti “non performing” presenti nell’una ma non nell’altra, quali i meccanismi ispettivi adottati dall’una e dall’altra Giunta, quale il ruolo delle cliniche private nella spoliazione delle pubbliche risorse, quali i provvedimenti “illeciti” adottati dalla Giunta Del Turco».

«Forse sarà perchè», azzarda il legale, «è difficile raccontare oggi la stessa storia posta a base della decapitazione giudiziaria della Giunta Del Turco, ora che tutti (ma dico proprio tutti) i provvedimenti giudicati illegittimi dalla procura Pescarese (e all’epoca, puntualmente anche dal Tar Abruzzo), e indicati dall’accusa come i capisaldi dell’ordito criminale, sono stati poi – tutti- giudicati come legittimi dal Consiglio di Stato e perfino dalla Corte Costituzionale, e dunque regolano tutt’ora (camorristicamente?) la sanità Abruzzese, avendo prodotto formidabili effetti sulla riduzione della spesa sanitaria (legge 20/2006 su controlli ed appropriatezza delle prestazioni; legge 6/2007 sulla revisione della rete ospedaliera; legge 5/2008 sul Piano Sanitario Regionale; legge 32/2007 sull’accreditamento delle strutture sanitarie; e così tutte le delibere di Giunta Del Turco sulla riduzione dei budget)».

Secondo l'impianto accusatorio, tuttavia, quegli atti sarebbero stati la conseguenza o il frutto di presunti reati. E Caiazza oggi non può far altro che aspettare, come ammette lui stesso. Ma aspettare cosa? «Che il processo cominci dalla testa e non dalla coda» per articolare le sue prove, che verteranno «proprio sulla attendibilità di quei testi tanto cari alla Procura della Repubblica pescarese». Tra qualche udienza infatti toccherà proprio ai testi chiamati dalla difesa. Il dibattimento in corso è ancora molto lungo e potrebbe riservare altre sorprese.  

26/10/2011 17.46