Sanità ed edilizia, palazzine al posto dei vecchi ospedali che saranno spostati in periferia

Alessandro Biancardi

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Sanità ed edilizia, palazzine al posto dei vecchi ospedali che saranno spostati in periferia
LANCIANO. Che male c’è a voler curare gli abruzzesi costruendo palazzine? Potrebbe essere una scelta politica legittima, ancorché non condivisibile: l’importante è che sia chiara.

Come appare finalmente in un lungo comunicato della Asl di Chieti ed in una dichiarazione ancora più esplicita di Emilio Nasuti, consigliere regionale Pdl.

«L'Ospedale comprensoriale da 300 posti letto non è esclusiva di Lanciano, rivolgo un nuovo invito a tutti i sindaci per decidere la sua localizzazione»: così replica infatti Francesco Zavattaro, manager Asl Chieti, alle dichiarazioni del sindaco Mario Pupillo di ritorno da Roma dove ha scoperto che il nuovo ospedale di Lanciano può essere costruito sull'area di quello vecchio, senza spostarlo fuori città. «Le informazioni raccolte dal sindaco al Ministero della Salute – scrive il manager - confermano che su questa vicenda Asl e Regione hanno sempre giocato a carte scoperte, rappresentando la situazione in maniera corretta e veritiera: c'è la concreta possibilità di costruire una struttura da 300 posti».

«E' altresì chiaro - prosegue Zavattaro - che per avviare l'opera occorrono risorse aggiuntive da reperire attraverso formule di autofinanziamento che prevedono anche la dismissione del patrimonio immobiliare. E' importante ora individuare un sito congruo per un ospedale di valenza comprensoriale, proiettato verso le aree interne, in modo da esprimere un'offerta assistenziale complementare a quella di Atessa e garantire un'assistenza adeguata ai cittadini del Sangro-Aventino che in passato gravitavano su Casoli».

 Il pensiero della Asl è chiaro: nascerà non il nuovo ospedale di Lanciano, ma una struttura al servizio del comprensorio e non «riservata ai soli residenti nel centro storico», finanziata anche con la vendita dei vecchi padiglioni ospedalieri. «Per questa ragione – conclude il manager - il sindaco di Lanciano deve comprendere l'importanza di discutere e condividere le scelte con il sindaco di Atessa e con gli altri sindaci».

 Ancora più chiaro il consigliere Pdl Emilio Nasuti, che tra l'altro gioca in casa essendo stato sindaco di Castelfrentano. «Pupillo ha toccato con mano che ci sono 50 milioni pronta cassa dai fondi dell'art. 20 per costruire il nuovo ospedale – spiega – ma per realizzare una struttura adeguata servono 115-120 milioni. Che si possono trovare solo vendendo il sito del vecchio ospedale a qualche costruttore che ci potrà realizzare appartamenti, centri commerciali e direzionali ecc. Insomma si deve utilizzare l'area per fare cassa».

Da quello che si capisce, alla fine della giostra di incontri, consigli comunali e polemiche emergono con chiarezza almeno due aspetti: il nuovo ospedale non è per Lanciano e tutta l'operazione  fatta passare come una realizzazione per migliorare l'assistenza ospedaliera in Abruzzo (lo stesso discorso sembra infatti valere anche per gli ospedali di Avezzano, Sulmona, Giulianova ecc.) diventa un gigantesco intervento edilizio su aree di pregio all'interno delle città interessate. E mentre prima si parlava di project financing ora si adombra un grosso accordo di programma costruttori-amministrazioni comunali. Il tutto con una presunzione di stupidità per i cittadini (in questo caso di Lanciano, ma vale anche per gli altri) se non approfitteranno di questa occasione «irripetibile»: cioè quando ti capita più di trasformare in palazzine i vecchi padiglioni ospedalieri che si trovano in città e realizzare un nuovo ospedale lontano da casa? Insomma il sindaco di Lanciano, la sua Giunta e la sua maggioranza dovrebbero modificare la destinazione d'uso dell'area del vecchio ospedale, vendere il terreno e delocalizzare la struttura fuori del centro urbano solo per fare un grazioso regalo ai cittadini della Val di Sangro. Sembra un appello politico ingenuo, se non fosse che a Lanciano l'opposizione di centrodestra non protesta e sembra condividere l'appello «tutti a curarsi a Sant'Onofrio (l'area individuata dalla Commissione tecnica Asl-Comuni della Val di Sangro), basta con l'ospedale in città». Come dire: chiudere Pescara e costruire un nuovo ospedale a Scafa per dare più servizi alle zone interne collinari oppure chiudere Avezzano e costruire a Collarmele, dove l'aria è più buona, mentre i palazzinari si impadroniscono delle aree che i sindaci hanno reso edificabili. Il tutto «per migliorare l'assistenza ospedaliera degli abruzzesi». Incredibile, ma vero: non siamo su Scherzi a parte, è la politica non come servizio ai cittadini, ma come applicazione delle richieste di qualche lobby del cemento. Abboccherà il sindaco del capoluogo frentano?

«Noi abbiamo chiesto un incontro ufficiale con il presidente Chiodi – dichiara Pino Valente, vice sindaco di Lanciano – non ci basta quello che dicono Nasuti e Zavattaro, vogliamo che escano allo scoperto le vere motivazioni di questa operazione. Lo potevano dire prima che non si parlava del nuovo ospedale di Lanciano. Certo è stupefacente chiedere a me - che ho sempre fatto mille battaglie per la mia città - di svendere il patrimonio e l'assistenza dei miei concittadini…»

Sebastiano Calella  25/10/2011 10.05