I dipendenti di Abruzzo Engineering: dall'ambiente alla banda larga per arrivare al post terremoto

Alessandro Biancardi

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UNA STORIA. ABRUZZO. La rinascita di Abruzzo Engineering potrebbe passare per il terremoto aquilano. Una parte dei dipendenti è stata formata per divenire ispettori nei cantieri della ricostruzione ma non tutti si sentono all’altezza del compito.

ABRUZZO ENGINEERINGUNA STORIA. ABRUZZO. La rinascita di Abruzzo Engineering potrebbe passare per il terremoto aquilano. Una parte dei dipendenti è stata formata per divenire ispettori nei cantieri della ricostruzione ma non tutti si sentono all’altezza del compito.

Poche ore di corso e la qualifica è arrivata. A breve, quando si troveranno gli spazi idonei, partirà il lavoro vero e proprio. C’è chi ne parla come «l’ennesima umiliazione» per dipendenti che da anni vengono sballottati da un incarico all’altro, di volta in volta formati anche con corsi «interminabili» o da poche decine di ore per riparare ai gap culturali che nessuno credeva di dover mai colmare. E c'è anche chi assicura che se verranno scelti come ispettori nei cantieri rinunceranno, perchè non vogliono assumersi responsabilità personali per un lavoro per cui non sono sufficientemente preparati. Il loro curriculum, infondo, parla di altro. Domani queste persone dovrebbero verificare l’idoneità dei lavori sugli edifici maggiormente colpiti dal sisma e giudicati inagibili.

Ma che ne sarà di Abruzzo Engineering e dei suoi 200 impiegati? Nei giorni scorsi il presidente Chiodi ha denunciato «operazioni spregiudicate» avvenute prima del suo insediamento.

Oggi sente il dovere di non far affondare l'intera nave, soprattutto per salvaguardare i posti di lavoro che, soprattutto in questo momento, la regione non può permettersi di perdere.

CHIODI: «UNA STRUTTURA DA FAR RIVOLTARE I CADAVERI NELLE TOMBE»

Eppure Chiodi si è espresso in Consiglio regionale chiaramente su Ae ed il suo personale: «una struttura dirigenziale manageriale da far rivoltare i cadaveri nelle tombe» per i suoi costi, «una società nata molto male con finalità assistenziali per il recupero di una serie di lavoratori socialmente utili, con apporto finanziario del governo e regione».

Però «dopo questo nobile scopo la società si è trasformata in una struttura funzionale alla politica, sono state fatte assunzioni strumentali con soldi pubblici». Questo il panorama generale che ha anche visto un passaggio repentino da 100 a 200 dipendenti «senza nessuna necessità e finalità, quelle si sono create dopo».

Insomma per Chiodi Abruzzo Engineering è «un buco nero vero e proprio».

AUDIO 1. CHIODI, DIPENDENTI E CLIENTELISMO.

«Il partner privato è stato scelto dalla provincia dell’Aquila e dalla Regione, Pezzopane e Del Turco, e finalizzato apparentemente alla banda larga. Una società con costi fissi così alti e senza fargli fare nulla, senza commesse», ha proseguito Chiodi, «un cappio al collo che dietro ha 200 famiglie». Insomma, un bell’esempio di clientelismo e di consenso viziato con l’aggiunta di un fiume di denaro finito chissà dove, visto che gran parte delle opere finanziate non sono terminate.

Chiodi è stato chiaro:«c’è stato il coinvolgimento di tutte le forze politiche, tutto il sistema, destra e sinistra, ha trovato un vantaggio in questa società con la possibilità di fare clientelismo e consenso con la fattura a carico dei cittadini abruzzesi: sindacati, partiti, strutture burocratiche degli enti pubblici».

E per tenerli occupati, questi dipendenti sono stati impiegati per fare un po’ di tutto e con il terremoto si pensa di farli lavorare nell'ambito della ricostruzione. Assegnando loro anche compiti delicati che non tutti si sentono in grado di ricoprire.

AUDIO 2. CHIODI, E' IN HOUSE O NON E' IN HOUSE?
 AUDIO 3: CHIODI, TRE CASI CHE SEMBRANO TRUFFE...

Dopo le parole del presidente e commissario alla ricostruzione qualcuno ha deciso di raccontarci dall’interno il dramma di queste persone per metà chiamate per 'conoscenza' e per metà ex Lsu (per la precisione 98).

Opinioni strettamene personali sulla propria vita lavorativa e non solo ma con forti implicazioni di interesse pubblico nonché di strettissima attualità.

E così vengono fuori le frustrazioni degli ultimi 13 anni di difficoltà: si è partiti nel lontano 1997 con i sopralluoghi in materia ambientale, «un lavoro semplice ma utile». Poi, con l'arrivo di Quarta e Del Turco, c'è stata la creazione di quella che ancora oggi si chiama Abruzzo Engineering e si è passati alla banda larga: «alcuni di noi avevano problemi con i cellulari, figurarsi con le nuove tecnologie».

Oggi il presente si chiama cassa integrazione e il futuro (incerto) potrebbe essere proprio il terremoto.

«Noi non dobbiamo ringraziare nessuno», assicurano gli ex Lsu che si ritrovano dentro Ae, «noi veniamo da lontano, anche se, nelle sue ultime dichiarazioni, il presidente della Regione ha fatto di tutt'erba un fascio, parlando di noi come di 200 raccomandati. Al limite, forse sarebbero in 102».

Allora proprio qualcuno di quegli ex Lsu prova oggi, con PrimaDaNoi.it (chiedendo di non rendere pubblico il proprio nome per paura di ritorsioni), a spiegare l'evoluzione e la crescita di quello che è diventato un carrozzone difficile da parcheggiare (come conferma ampiamente il presidente Chiodi).

IN PRINCIPIO ERANO SOLO EX LSU

La vicenda parte dal 1997: 98 ex Lavoratori socialmente utili «senza padrini politici» cominciano un'avventura nata prima nel Dipartimento di Protezione Civile a Castelnuovo di Porto, passando poi per la Sma Abruzzo di Intini (Noci di Bari), Collabora Engineering, per approdare in AE.

«I requisiti a quel tempo richiesti», ci raccontano, «erano: laurea in architettura, in ingegneria, diploma di geometra. Nessuna richiesta d'iscrizione ad albi professionali. Per cui, un candidato diplomato, di 40 o 50 anni, all'ultima spiaggia, senza alcuna esperienza tecnica e con un passato professionale lontanissimo dai concetti di "costruzione e ricostruzione", rimasto disoccupato per proprie vicissitudini, avrebbe potuto tranquillamente competere nelle graduatorie degli uffici di collocamento. E così è stato».

Per anni, si sono occupati del monitoraggio del territorio. «Siamo stati "carabinieri laici"», racconta uno di loro, «sparsi in giro ad avvistare le coperture di amianto, a contare i monumenti dimenticati dalle amministrazioni. Lavori semplici, ma utili». Si svolgevano anche sopralluoghi «presso gli edifici scolastici relativi alla vulnerabilità sismica (in seguito al terremoto in Molise e che poi ha portato ad un documento finito nell’occhio del ciclone proprio dopo il 6 aprile perchè nessuno ne aveva tenuto conto); rilievi sul campo di ponti, viadotti, misurazione delle campate, altezza e stato di conservazione con osservazione speditiva; messa a punto di un sistema informatico per l'edilizia residenziale pubblica». Tecnicamente poi si compilava una scheda preimpostata attraverso un sopralluogo, previa breve formazione.

Con la Giunta Giovanni Pace, nel 2001, ci fu il tentativo di stabilizzazione dei lavoratori, producendo un affidamento di 51 miliardi di lire di commesse per chi avesse assunto a tempo indeterminato. «Cinquantuno miliardi per 5 anni», ricordano oggi. «A fine 2006, i progetti portati a termine si contavano sulle dita di una mano, più qualche ditino dell'altra...»

Erano finiti i soldi? «Di quante di queste iniziative avete avuto eco sui giornali in questi anni? Che ci avete fatto con i soldi se non avete neanche portato a termine tutte le commesse? Basterebbe solo questa domanda».

IL CARROZZONE SI INGROSSA  E PARTE IN “QUARTA”

Arriva il 2007: l'ex presidente della Regione, Ottaviano Del Turco e Lamberto Quarta decidono che bisognava chiudere con il monitoraggio ambientale e passare alla banda larga e colmare il digital divide.

«E' stata una farsa», ci raccontano ancora, «in quel momento per noi è finito il lavoro». Nel frattempo, però, Ae è cresciuta a dismisura: «siamo diventati circa 200, con varie assunzioni come quelle degli ex Irti dell'Aquila e, ovviamente, casualmente e sicuramente per merito e per spiccate attitudini professionali, anche figli e mariti di alti gradi della società civile e non».

Come avete affrontato il passaggio dai servizi ambientali alla banda larga? «Con lo stesso stupore di quando ti senti dire: questa minestra o quella finestra!»

Vi hanno preparato tecnicamente in qualche modo? «Con un interminabile corso di formazione e riconversione professionale sull'ingegneria delle reti telematiche, interrotto poi dal sisma del 6 aprile».

ARRIVA IL TERREMOTO

E si arriva ai giorni nostri e al nuovo passaggio: dalla banda larga alle ispezioni nei cantieri della ricostruzione nella città aquilana colpita dal sisma. Dopo il 6 aprile ci sono stati mesi duri in cui alcuni non hanno visto nemmeno lo stipendio. Poi è scattata la Cassa integrazione.

«Il lavoro ad oggi non è ancora partito; pare che il problema sia puramente logistico: in Comune non ci sono spazi per ospitare i 12 tecnici, che già sarebbero risultati idonei».

Anche questa volta sono partiti nuovi corsi di formazione («dicono che siano costati 25 mila euro») con «interessanti argomenti per una minoranza già avvezza alla cantieristica», ben più difficile invece per chi non mastica bene la materia. Perchè i dipendenti non erano preparati al nuovo compito e ne erano ben consapevoli.

«Chi temeva di perdere il lavoro, che ha famiglia, bollette, mutui e debiti da onorare si è sentito preso in giro», raccontano ancora il dipendente di Abruzzo Engineering, «umiliati e nel panico, di essere giudicati inadatti al ruolo improvvisamente richiesto».

Sono partite così lezioni finalizzate «al conseguimento di competenze tecnico-professionali ad elevata specializzazione» per attività di Controllo «a campione» dei progetti e degli interventi sugli edifici colpiti dal sisma. Ma si dovrà procedere anche alle attività di istruttoria tecnica e verifica dell’intervento sugli immobili con esito di tipo “E”, ovvero quelli inagibili che potranno essere riutilizzati solo dopo aver realizzato i lavori che ne ripristinano l’uso e la capacità di resistere ai terremoti di intensità pari almeno alla scossa che ha provocato il danno. Un lavoro delicatissimo e sicuramente di primo piano per una regione che ha dimostrato già nel recente passato di aver preso sotto gamba situazioni d’allarme.

C'è già chi assicura che in caso dovesse risultare idoneo rifiuterà l'incarico: «Non so se posso farlo ma non posso assumerci responsabilità personali per un lavoro per il quale non sono competente»

I CORSI

Per preparare chi non aveva le competenze tecniche c'è stato il corso 'A' di controllo (30 ore pari a 5 giorni: 9 ore di lezione frontale, 9 di esercitazione e 12 di sopralluogo) e il corso 'B' di istruttoria (6 giorni per un totale di 12 ore di lezione frontale e 24 di esercitazioni).

«Siamo stati informati», continua il racconto, «che il corso era completamente per volontari e che nessuno era costretto a frequentarlo; restavamo comunque in cassa integrazione guadagni. Tra le righe ci hanno fatto capire che sarebbe stato molto saggio partecipare in massa. Eravamo circa 70 dipendenti fra amministrativi laureati e tecnici, quasi tutti in Cig».

IL TRADIMENTO E IL FUTURO

Oggi più di qualcuno si sente tradito: «noi ex Lsu, quando nel 1997 siamo stati chiamati tramite gli uffici di collocamento provinciali, sapevamo, e quindi accettato, di lavorare per le Prefetture delle nostre rispettive province di appartenenza. Se il lavoro fosse stato fuori regione o comunque lontano da casa, probabilmente, molti non avrebbero accettato. Oggi, dopo 13 anni, ci sentiamo defraudati del “luogo di lavoro”, con l'avvenuta chiusura delle sedi periferiche di AE».

Vi sentite preparati per il tipo di lavoro per il quale vi hanno formato, che riguardano direttamente il post sisma? «Chi non ha esperienza di cantieri edili, credo che difficilmente si sentirebbe in grado di svolgere un compito così impegnativo».

Cosa vorreste fare oggi? «Uscire fuori dalla “banda larga e fibre ottiche” e tornare alle vecchie competenze. Oppure, un suggerimento per le alte sfere della Regione: visto che nel nostro Paese è possibile accedere al posto di lavoro per chiamata diretta fino al IV livello (commesso, operatore, ecc.), noi pensiamo di avere accumulato un pò di anzianità di servizio in 13 anni e ci cascherebbe bene una sistemazione definitiva, anche con mansioni più semplici».

Alessandra Lotti 04/10/2010 15.39