Sindacato di polizia Siulp si riunisce. I politici assenti. «Non li vogliamo tra noi»

Alessandro Biancardi

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TERAMO. Quello di sabato scorso, a Teramo, non è stato un incontro come tutti. Il settimo congresso Provinciale del Siulp (sindacato italiano unitario lavoratori polizia) teramano è coinciso sia con il trentesimo anniversario della “legge di riforma” 121/1981, che ha smilitarizzato e sindacalizzato la Polizia di Stato, che con il 30° compleanno del Siulp. Ma c’è dell’altro.

La polizia non ha invitato nessun esponente politico locale, in segno di protesta, visti i tagli sempre più consistenti alla sicurezza.

«Siamo noi gli indignati», ha dichiarato il segretario provinciale Giovanni Di Giangiacomo ai colleghi presenti (il segretario generale nazionale Felice Romano, il vicario del questore  Francesco De Cicco, il dirigente la sezione polstrada di Teramo, Lara Panella), «la politica, ed in particolare il Governo, dovrebbe prendere coscienza che pure in un momento di difficoltà economiche, vanno individuate le priorità a cui non si possono far mancare le necessarie ed indispensabili risorse per garantire la sicurezza pubblica, la coesione sociale, la democrazia e quindi, in una sola parola, la legalità quale elemento indispensabile per il progresso e il rilancio del Paese, a partire dalla sua economia. Non si può più accettare che i nostri ministri anzichè tagliare i ristoranti alla Camera e al Senato stiano risparmiando sui nostri buoni pasto e sui nostri salari».

E, infatti, tra i temi sul tappeto oltre al rafforzamento del potere di coordinamento e direzione delle forze di Polizia da parte del Questore, la necessità di razionalizzare ed accorpare i presidi di polizia istituendo un’unica effettiva centrale operativa per le forze dell’ordine, c’era il tema della sicurezza.

«Siamo quotidianamente esposti i bassi indennizzi economici, rispetto al rischio», ha dichiarato Di Giangiacomo, «non è più accettabile che per la classe politica, l’operatore di polizia debba organizzare la propria vita in funzione del servizi senza ottenere in cambio alcun riconoscimento. La specificità è disagio, diversità che deve essere riconosciuta a tutti i lavoratori del comparto sicurezza e alle loro famiglie, con adeguate norme e stanziamenti, senza più considerare la sicurezza pubblica un costo ma un investimento che è direttamente proporzionale alla possibilità di sviluppo e legalità. La polizia non viene trattata come gli altri lavoratori del pubblico impiego, degli enti locali o del privato, che quando vengono privati di un riposo, delle ferie o di qualsiasi altro istituto contrattuale, vengono remunerati con somme di denaro di gran lunga superiori alle nostre».

A questo, secondo il segretario vanno aggiunti molti altri diritti che ancora vengono negati, come il diritto di manifestare il proprio dissenso con l’astensione, e la mancanza di mezzi fondamentali come la benzina per le auto di servizio.

 «Abbiamo chiesto ai cittadini di effettuare una donazione al fondo assistenza del ministero dell'Interno, anche simbolico di pochi euro per l'acquisto di benzina per la sicurezza, la difesa e il soccorso pubblico. Mi auguro», conclude,«di non dover arrivare a vedere due poliziotti che spingono l'auto di servizio perché è terminata la benzina».

24/10/2011 10.14