Piano sanitario regionale in ritardo, arriva un progetto scritto a Roma?

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

2343

Piano sanitario regionale in ritardo, arriva un progetto scritto a Roma?
ABRUZZO. Per il nuovo Piano sanitario regionale -quello che doveva essere pronto per metà settembre-, siamo ancora a “caro amico”.

A dire il vero non inizia così la lettera che il 28 settembre scorso il sub commissario Giovanna Baraldi ha inviato a Maria Crocco, direttore regionale dell’assessorato Sanità, e p. c. a Giovanni Chiodi, commissario ad acta. L’oggetto è semplice: «definizione del Piano sanitario regionale». Il contenuto invece è ultimativo: «queste sono le tematiche da affrontare, rispedire le proposte entro il 20 ottobre».

 Sembra un nuovo metodo, una collaborazione chiesta dopo quasi due anni di contrapposizione. Invece potrebbe essere una trappola. Perché  la collaborazione non viene richiesta per il Psr ma solo per alcune tematiche marginali: Stato di salute della popolazione, Rete delle cure primarie e Assistenza domiciliare, Politica del farmaco, il Piano di formazione del personale e così via. La polpa del Piano resta in mano al Commissario, stando almeno all’interpretazione letterale del testo: «si informa inoltre che l’Organo commissariale sta procedendo alla definizione delle tematiche inerenti Rete ospedaliera, Rete dell’Emergenza urgenza, Rete residenziale, Ospedale di Comunità, Governo clinico e miglioramento della qualità, Accreditamento istituzionale». Avrà ottemperato diligentemente la Direzione regionale delle Politiche della salute, chiamata a svolgere solo un ruolo di supporto per le materie più ostiche oppure la trasmissione dei dati richiesti non è ancora avvenuta? Non è soltanto questione di tempi, visto che incombe la minaccia del Governo di intervenire sul problema con poteri sostitutivi in caso di slittamento rispetto ai tempi concessi per la redazione del Psr (che scadevano a metà settembre). Il che significherebbe un Piano scritto a Roma. Il problema è il coordinamento tra gli uffici dell’assessorato e del Commissario.

Forse siamo alla fine del decisionismo puro, quello che tanti problemi ha creato ai decreti taglia-tutto, oppure potrebbe essere un cambiamento di strategia dell’Ufficio commissariale: cioè coinvolgere la struttura dell’assessorato e metterla al lavoro su decisioni già prese a livello nazionale e sulle quali c’è poco da collaborare, ma solo da applicare. Come dimostra, solo per fare un esempio, il modello di Rete dell’emergenza urgenza, che tante proteste ha sollevato per la riduzione dei servizi delle ambulanze (Croce rossa e Misericordia) sul territorio. E’ vero che la lettera «in attesa di un sollecito riscontro», si chiude confidando «nell’attività di coordinamento del Direttore regionale, cui si chiede di impegnarsi personalmente nel garantire l’integrazione delle attività di competenza dei vari servizi». Ma forse sta per arrivare un Psr che ricorda tanto il Programma operativo: un modello cioè imposto dall’alto (ad esempio dall’Agenas, l’agenzia sanitaria nazionale che è il braccio operativo del Governo) e senza il coinvolgimento del territorio e del Consiglio regionale. Questo Psr ipotizzato dal Commissario potrebbe così avere solo una riverniciatina e  non sarebbe nemmeno una risposta ai sindacati del settore che pure hanno chiesto di collaborare con una proposta semplice: finita l’era dei tagli, pensiamo allo sviluppo dell’assistenza sanitaria ai cittadini. Perché la riorganizzazione della sanità non passa solo attraverso la chiusura dei servizi e degli ospedali.

«Tra l’altro - spiega Maurizio Spina, segretario regionale Cisl - è in arrivo il federalismo con i costi standard (quelli della sanità nelle zone di pianura, ndr). E siccome l’Abruzzo sta due-tre punti percentuali oltre questi costi, meglio muoversi prima». Per evitare altri tagli.

Sebastiano Calella  22/10/2011 10.03