Inchiesta Re Mida, un inceneritore anche a Città Sant’Angelo.

Alessandro Biancardi

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I PM VARONE E MANTINI

I PM VARONE E MANTINI

ABRUZZO. Doveva sorgere anche a Città Sant’Angelo l’ennesimo inceneritore che secondo la procura di Pescara era frutto di promesse illecite e di corruzione. (Nella foto i pm Annarita Mantini e Gennaro Varone)  *ERRORI, ATTACCHI E SOUFFLÈ: MA GLI AVVOCATI NON SI APPELLANO AL RIESAME * TUTTO SULL'INCHIESTA "RE MIDA"

Come si è detto il duo Venturoni-Di Zio secondo la ricostruzione degli inquirenti dell’inchiesta sul Re Mida dei rifiuti, avevano in qualche modo predisposto il terreno per la costruzione di un impianto di bioessiccazione per poi costruire un inceneritore nella zona di Teramo. Attraverso una serie di manovre la Team Tec aveva coinvolto la Deco di Di Zio. Tuttavia l’imprenditore monopolista dei rifiuti non poteva iniziare i lavori perchè non possedeva il brevetto per la costruzione degli impianti.

Per questo si erano intrecciati rapporti con la Ecodeco, società del gruppo A2a (che è impegnata a costruire anche il famoso cavo elettrico sottomarino dal Montenegro verso Pescara). Secondo la procura Di Zio e Venturoni avrebbero spinto la società concessionaria del brevetto -dal valore di 5 milioni di euro- a cederlo gratuitamente alla Deco in cambio della promessa di far parte di un secondo affare sempre legato alla costruzione di un inceneritore a Città Sant’Angelo.

La tecnica utilizzata secondo il pool di magistrati che indaga (Trifuoggi, Mantini, Varone) sarebbe stata quella dell’affidamento diretto in house alla società mista della Regione, Abruzzo Energia, così come era accaduto per l’impianto di Teramo con la Team.

Dell’impianto si parla anche a Roma in una riunione alla quale partecipano «Venturoni, i senatori Paolo Tancredi (che viene contattato per fare da garante a livello politico apicale) e Filippo Piccone (che preme per costruire un secondo inceneritore funzionale ai propri interessi)», si legge nell’ordinanza del gip Guido Campli.

«Di Zio Rodolfo Valentino chiede a Venturoni», scrive ancora Campli, «se abbia informato i due senatori, di chi sia il partner tecnologico (la Ecodeco S.r.l.); e l'assessore replica: “Ah, dei partner tecnologico nostro: certo ... Certo che gliel 'ho detto. Guarda tra l'altro noi non è che stiamo a trattare ... cose ... noi stiamo trattando con ... praticamente leader in Europa”».

«Non vi potrebbe essere affermazione più indicativa dell'accordo per attribuire a Di Zio e Ecodeco un appalto pubblico di enorme valore economico», scrive Campli, «che il progetto di affidare l'appalto ad Abruzzo Energia fosse concreto è dimostrato, inoltre, dal rinvenimento, nel corso della perquisizione presso Luca Giordano, dei chiarissimi prospetti con ipotesi di futuri assetti societari della Abruzzo Energia con partecipazione di A2A e di Deco S.p.A».

Le intercettazioni, inoltre, «documentano ampiamente gli sforzi di Di Zio Rodolfo Valentino volti ad individuare il terreno sul quale verrà costruito l'inceneritore. Nel corso della perquisizione è stata rinvenuta documentazione pertinente», scrive il gip, «talché è noto che il sito è stato individuato in Città Sant'Angelo al km.14 della Lungofino, presso la Masseria Basile. Non solo. Di Zio sa bene che sulla localizzazione del sito occorre ottenere l'appoggio del sindaco del posto».

Nel corso della conversazione del 30 luglio 2009 con il proprio dipendente Oreste, Di Zio Rodolfo afferma:

DI ZIO:«Va boh, mo' bisogna vedere pure di quanto parliamo, perché si tratta di gestire, ricoprire quelle cifre, non è un problema, che tra l'altro ti fa pur la fattura, che cazzo vai cercando

Oreste:«Da tassare, da mettere un geometra»

Di Zio:«Sì, sì va bene, mi sta anche bene»

Oreste: «Uno gli dà l'incarico ...»

Di Zio R.: «Se vuoi fregare, mi va bene questo»

Per il gip Campli i due parlano «di mascherare una 'tangente' con un finto incarico di consulenza, che consentirà l'uscita del prezzo della corruzione dalle casse dell' azienda. Questo conclama la certezza del Di Zio di essere aggiudicatario della commessa pubblica in Questione».

Gli inquirenti avrebbero poi documentato «molteplici» incontri e contatti tra Di Zio, Venturoni, Vercesi e Sparacino della Ecodeco, nei quali si discute della scelta del sito.

Di Zio il 28 aprile 2009 si reca a Milano per incontrare i vertici della A2a (Ecodeco), il 6 maggio Di Zio Rodolfo incontra Vercesi in piazza Salotto a Pescara ed entrambi raggiungono Venturoni nell’ufficio di Pescara.

Vercesi comunica a Venturoni: «L'altro giorno siamo rimasti a Milano con Di Zio ... l 'ho visto adesso ... e poi mi ha richiamato ... secondo noi Città Sant 'Angelo, qua vicino ... ho detto: guardi, siamo qui»

Venturoni: «Di stringere»

Vercesi: «Che c'è una zona qui a Città S. Angelo ... ho detto: guardi io credo che la scelta del territorio sia congeniale ... però dobbiamo stringere»

La email che Vercesi spedisce a Sparacino subito dopo (7 maggio 2009), chiarisce definitivamente i termini dell'intesa con l'assessore:«Nel tardo pomeriggio ho incontrato il prof Venturoni (che La saluta) il quale ritiene sia il momento di dare concretezza ad un piano di lavoro».

«Tale piano di lavoro», spiega il gip Campli, «altro non è che è la commessa senza gara della costruzione del combustore e delle modifiche legislative necessarie per raggiungere tale scopo. Dunque è Venturoni che ha deciso: persino in quale luogo dovrà sorgere l'inceneritore. Una scelta, che dovrebbe essere di competenza del massimo consesso regionale, è predeterminata da un accordo collusivo di un assessore e di un facoltoso ed interessato imprenditore».

04/10/2010 12.33

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 ERRORI, ATTACCHI E SOUFFLÈ: MA GLI AVVOCATI NON SI APPELLANO AL RIESAME

 ABRUZZO. Dal primo giorno si era detto che quella denominata “Re Mida” sarebbe stata una inchiesta forse anche più grande e devastante di Sanitopoli.

 Da quello che si è visto finora le “promesse” sembrerebbero essere mantenute. L’inchiesta non è conclusa e minaccia nuove esplosioni.

Intanto il «circo mediatico» (come lo ha definito il senatore Tancredi) si arricchisce di nuovi esemplari: da una parte, i giornalisti che raccontano le vicende e le carte giudiziarie, dall’altra, lo spiegamento di forze del Pdl che si scaglia con forza contro l’ennesimo «errore giudiziario» che flagellano la storia del raggruppamento politico. Anche Berlusconi nella sua ennesima invettiva contro i giudici ha fatto accenni veloci alle vicende giudiziarie abruzzesi.

Un circo ricco di numeri e di acrobazie sul filo delle colonne di cronaca che fanno presa nell’immaginario ma che poca attinenza hanno con le vicende pratiche giudiziarie e le contestazioni mosse agli indagati.

L’inchiesta è come «un soufflé», ha detto il senatore Andrea Pastore contestando una serie di presunti svarioni grossi come macigni, tra i quali spiccherebbero pure errori procedurali e violazioni della Costituzione (ha parlato del “giudice naturale”…).

Gli avvocati difensori dei due indagati ancora agli arresti domiciliari, Venturoni e Di Zio, però, non hanno fatto istanza di scarcerazione al gip Guido Campli, nè per Venturoni è stata presa in considerazione l’ipotesi di dimissioni da assessore regionale. Gli stessi difensori dei due indagati non hanno fatto opposizione al provvedimento di arresto con l’appello al Riesame. Insomma dal campionario degli svarioni non hanno attinto e così dopo le contestazioni multiple d’effetto e improprie (fuori dal contesto giudiziario), non sono seguite quelle “proprie” delle carte bollate e dei ricorsi giudiziari.

Non si capisce, per esempio, per quale ragione gli avvocati difensori di Venturoni non si siano opposti agli arresti producendo le prove di quello che sui giornali è stato definito un «gravissimo errore» e che riguarderebbe la vicenda dell’acquisto del famoso Castello (ex Malavolta) da parte di Venturoni. Il Pdl in massa aveva contestato una confusione da parte della Procura delle cifre che da lire sarebbero state interpretate come euro senza però scendere nel dettaglio o circostanziare il presunto errore.

Pastore ha anche accusato la procura di Pescara di violare i principi della competenza e della territorialità.

Secondo le carte, il pool dei pm ed il gip, si ritiene di aver individuato una serie di fatti corruttivi che si sono svolti nella circoscrizione pescarese e, dunque, per questo la competenza sarebbe di Pescara. Ad ogni modo la questione, così come è successo per il processo di Sanitopoli, potrà essere posta nell’ambito della udienza preliminare ma solo dopo la chiusura delle indagini e prima del dibattimento.

Una certa rimostranza è stata espressa anche per i senatori coinvolti e indagati (Tancredi e Di Stefano) e del fatto che la procura sia in forte ritardo nella comunicazione degli atti al Parlamento.

La legge, infatti, prescrive l’impossibilità di intercettazione dei parlamentari ma ne permette l’ascolto da parte dei magistrati se queste siano casuali e incidentali (su telefoni di altri). Sempre la legge prevede che per poter utilizzare (nel processo) le intercettazioni occorra l’autorizzazione della Camera competente. Questo, però, deve avvenire ad indagini chiuse e contestualmente al deposito delle carte a disposizione degli avvocati per le repliche e l’acquisizione dei faldoni. Dunque, la procura non ha fatto ancora alcuna richiesta al Senato e non può inviare nessuna documentazione  perché l’inchiesta è ancora aperta.

Sulla scarsità del materiale probatorio -un ritornello in cima alle hit del momento- deciderà naturalmente il giudice (uno ha già deciso e le ha valutate sufficienti per gli arresti), inoltre si fa spesso ricorso alla locuzione «processo alle intenzioni» per indicare che in realtà non sia stato costruito alcun inceneritore.

Anche su questo punto pm e gip concordano nel ritenere provate una serie di azioni coerenti con documenti e conversazioni che proverebbero l’esistenza del progetto criminoso e la messa in pratica delle fasi preliminari di questo. Inoltre sarebbero state trovate anche le prove del passaggio di denaro e dell’accordo corruttivo per cui il reato di corruzione si sarebbe perfezionato più volte (reato che scatta anche solo in presenza di promesse).

Intanto le indagini proseguono e andranno avanti ancora per settimane poiché sono aperti diversi fronti caldi mentre è già pianificata l’apertura di altri.

Sul versante Teramano continuano gli accertamenti bancari e l’approfondimento di alcuni aspetti emersi dopo l’interrogatorio di Venturoni. Il filone Pescarese sarebbe in buona sostanza già esaurito mentre dovrà essere approfondito quello celanese che riguarderebbe l’altro senatore, Piccone, che le indagini avrebbero individuato come fulcro degli interessi a costruire uno o più termovalorizzatori nella Marsica.

Piena anche l’agenda degli interrogatori dei pm che ascolteranno domani il sindaco di Montesilvano, Pasquale Cordoma, sulle vicende e della Ecoemme e dei versamenti elettorali di Di Zio a Sospiri. Il 15 ottobre inoltre sarà ascoltato il senatore Tancredi ed il 29 ottobre il senatore Fabrizio Di Stefano.

04/10/2010 13.21